16 GENNAIO
I due mercati dei fiori a Pescia
Ezio Godoli
Abstract
I Mercati dei Fiori di Pescia costituiscono due momenti significativi dell’architettura italiana del secondo Novecento: il primo, simbolo della ricostruzione postbellica, premiato a livello internazionale; il secondo, esito del concorso del 1969, importante e precoce sperimentazione dell’architettura high-tech, a lungo sottovalutata.
***
Ezio Godoli: Storico dell’architettura, già professore all' Università di Firenze. Studioso dell’architettura italiana tra XIX e XX secolo, dell' Art Nouveau e delle avanguardie. Già membro del gruppo di esperti UNESCO.
30 GENNAIO
Il ritratto borghese dalla Restaurazione all'età umbertina
Silvestra Bietoletti
Abstract
Nel corso dell'Ottocento il ritratto, pur fondato su canoni estetici di lunga tradizione, si rinnova profondamente, adeguandosi ai mutamenti culturali e sociali dell'età moderna. Accanto alla rappresentazione ufficiale emergono nuove forme di indagine introspettiva, capaci di restituire l'identità e il ruolo dell'individuo nella società, dando origine a un linguaggio moderno e internazionale del ritratto.
***
Silvestra Bietoletti: storica dell’arte, allieva di Carlo Del Bravo, si occupa di cultura figurativa dal Neoclassicismo al Novecento. Ha collaborato con la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e con i Musei Nazionali di Lucca, curando allestimenti e mostre. Studiosa dei Macchiaioli, nel 2025 ha curato due mostre per il bicentenario di Giovanni Fattori e ha contribuito alla mostra dedicata al pittore pesciatino Luigi Norfini, attualmente in corso a Pescia.
13 FEBBRAIO
La danza nelle arti figurative
Maria Flora Giubilei
Abstract
Il rapporto tra la danza - con la sua rivoluzionaria evoluzione nei primi trent'anni del Novecento - e le arti figurative, non meno innovative nel medesimo arco temporale, e la loro la condivisione di esperienze e di fonti culturali, saranno evocati, nel corso della conferenza, attraverso le performance e le opere di alcune delle personalità più significative e celebri in entrambi i contesti espressivi. Cléo de Mérode, affascinante icona del balletto romantico; Isadora Duncan, "grande maestra di scultura" e Josephine Baker, audace interprete di musiche jazz furono, per importanti artisti italiani ed internazionali - da Rodin a Carrière, da Bourdelle a Ferdinand Hodler, a Nomellini, Andreotti e Romanelli, ai futuristi - vitali riferimenti e fonti ispiratrici.
***
Maria Flora Giubilei, storica dell’arte, ha diretto i Musei di Nervi dal 1988 al 2019 curandone nuovi ordinamenti, cataloghi generali ed eventi espositivi. Ha coordinato, alla fine degli anni Novanta, il progetto "Staglieno 2000" per il Cimitero Monumentale genovese. Dal 2011 al 2022 è stata membro del Comitato Scientifico della Fondazione – Centro Studi Carlo Ludovico Ragghianti e Licia Collobi di Lucca; dal 2024 è Accademico Corrispondente dell'Accademia ligure di Scienze e Lettere di Genova. Co-curatrice di libri d’arte per l'infanzia, autrice di saggi sulla storia delle arti italiane e del collezionismo nel XIX e XX secolo, è stata relatrice e docente a convegni e seminari, a master, firmando mostre in diverse sedi museali italiane.
[ goodreads ]
27 FEBBRAIO
Le tecniche dell’arte medievale.
Materiale, lavorazione e percezione visiva
Virginia Caramico
Abstract
Tutt’altro che inerti, le superfici dei dipinti medievali sono animate da trapassi continui di luce, materia e spessori. Bagliori e opacità, pittura a corpo e campiture levigate, parti lisce e inserti a rilievo si alternano per reagire dinamicamente alla variabile incidenza della luce e alla mobilità del punto di vista degli osservatori nello spazio. Tali effetti, per molte ragioni oggi poco evidenti, non erano casuali, ma ricercati con grande consapevolezza dai pittori sin dalle prime fasi del lavoro.
A partire dall’illustrazione dei materiali e delle tecniche possibili, la conferenza inviterà a indagare le ragioni estetiche e culturali che stanno al fondo delle scelte operative fatte di volta in volta dai pittori, per riscoprire, infine, il senso della valorizzazione mutevole e soggettiva delle superfici: vera cifra peculiare della pittura alla fine del Medioevo.
***
Virginia Caramico: storica dell’arte medievista, è ricercatrice presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca e professoressa a contratto all’Università di Firenze. Ha collaborato a progetti di ricerca e di catalogazione delle collezioni di alcuni dei principali musei della Toscana. I suoi studi si concentrano sulla pittura gotica e tardogotica dell’Italia centrale e meridionale, con un’attenzione particolare agli aspetti stilistici, iconografici, funzionali e tecnico-materiali delle opere. Ha pubblicato di recente il volume Le tecniche della pittura medievale. Materiali, lavorazioni e percezione visiva (Torino 2024).
13 MARZO
La collezione Ansaldi nel Museo Palazzo Galeotti
Sara Tonni
Abstract
Conservata nei depositi di Palazzo Galeotti dal 1989, la collezione fu donata allo Stato italiano da Giulio Romano Ansaldi, storico dell’arte attivo a Roma e figlio dell’avvocato Carlo Francesco, originario di Pescia ed esponente di una famiglia profondamente legata alla Valdinievole. Attualmente oggetto di studio e catalogazione in vista di un futuro riallestimento museale, la raccolta comprende oltre 3000 opere antiche e moderne – dipinti, bozzetti, disegni, sculture e oggetti di varia natura – ed è il frutto di un collezionismo febbrile che restituisce un’immagine vivida del milieu culturale e della vitalità del mercato artistico romano nei primi decenni del Novecento. La conferenza illustrerà le caratteristiche principali del nucleo, i primi risultati delle ricerche e le prospettive del progetto di valorizzazione.
***
Storica dell’arte, Sara Tonni è ricercatrice post-doc presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. Formatasi tra Trento e Verona, nel 2018 ha avviato la collaborazione con il Thorvaldsens Museum di Copenaghen, dove ha svolto diversi periodi di ricerca, anche grazie al supporto della Fondazione Monte di Lombardia (Pavia). Nel 2024 ha conseguito il dottorato presso l’Università di Trento con una tesi sulla collezione di pittura italiana antica formata a Roma da Bertel Thorvaldsen nel primo Ottocento. Autrice di saggi e articoli scientifici, ha collaborato con diverse istituzioni museali, tra cui il Museo Diocesano Tridentino, Villa Carlotta a Tremezzina e il Museo Palazzo Galeotti a Pescia.
27 MARZO
SIMULACRO | TECNICA | CITTÀ - LOOS | MIES | KOLLHOFF
Luca Barontini
Abstract
L’arte del costruire verticalmente implica la congiunzione di tre ambiti fondamentali: il simulacro, la tecnica e la città. Sul piano del simulacro, la torre rappresenta un sinodo tra terra e cielo, un legame simbolico tra il mondo ipogeo e gli spazi celesti. Il progetto di Adolf Loos per il concorso del Chicago Tribune (1922) esemplifica questa tensione: il vertice dell’edificio, nascosto tra le nuvole, disvela l’ordine cosmico attraverso l’arditezza della costruzione.
Sul piano della tecnica, l’istinto di elevazione si concretizza in opere che incarnano il vero significato dell’umano istinto di costruire in altezza: erigere montagne artificiali, dalla cui sommità sia possibile guardare il mondo da una quota divina.
Gli ziggurat, le piramidi il faro di Alessandria fino al Seagram Building di Ludwig Mies van der Rohe (1958) ci mostrano come l’eccellenza esecutiva, la conoscenza dei materiali e l’inserimento urbano possano tradurre il desiderio di verticalità in un’architettura che aspira al sublime.
Infine, l’ambito della città evidenzia il dialogo imprescindibile tra edificio alto e contesto metropolitano. Hans Kollhoff, con la torre per uffici a Potsdamer Platz 1 (1997), dimostra come l’architettura verticale possa radicarsi nella trama urbana, contribuendo alla ricostruzione e alla definizione del paesaggio post-riunificazione berlinese.
***
Luca Barontini (Livorno, 1980), architetto e dottore di ricerca, è docente a contratto di Progettazione architettonica presso l’Università degli Studi di Firenze. È tra i fondatori dello studio di architettura Eutropia, con il quale ha ottenuto diversi riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali, tra cui il primo premio al Concorso internazionale per la realizzazione del “Parco della Giustizia di Bologna” nell’area dell’ex STA.VE.CO e del “Polo Culturale” nell’area dell’ex Manifattura Tabacchi di Torino.
Nel 2018 consegue l’Abilitazione Scientifica Nazionale che lo abilita alle funzioni di professore universitario di II fascia, settore concorsuale 08/D1, Progettazione Architettonica, settore disciplinare ICAR/14. Nello stesso anno diviene Direttore Editoriale della Rivista di Architettura «Largo Duomo», insignita da In/Arch con il “Premio Bruno Zevi” per la diffusione della cultura architettonica. Affianca alla didattica e alla professione attività di ricerca creando sculture e quadri come strumento di verifica progettuale.
Fra le sue pubblicazioni: L’Eroe in piedi — ri-scrittura del Monumento a Ciano (Alinea, Città di Castello, 2013), Luogo | Tracce | Città Ideale (Edifir, Firenze 2017), La Livorno di Francesco Tomassi: Vuoto, strada, colore (Edifir, Firenze 2017), Adolfo Natalini Principe dell’Architettura (Pacini, Pisa 2020), I Cento Disegni di Leonardo Savioli: Luogo, tracce, città ideale, (Quodlibet, Roma, 2023).
10 APRILE
Carlo Carrà e l’incontro con Berlinghieri
Mauro Pratesi
8 MAGGIO
I Della Robbia a Pescia
Giancarlo Gentilini
Ingresso libero
Assessorato alla Cultura del Comune di Pescia
Direzione e Comitato Scientifico di Pescia Musei
Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Pescia
27 FEBBRAIO
Le tecniche dell’arte medievale.
Materiale, lavorazione e percezione visiva
Virginia Caramico
Abstract
Tutt’altro che inerti, le superfici dei dipinti medievali sono animate da trapassi continui di luce, materia e spessori. Bagliori e opacità, pittura a corpo e campiture levigate, parti lisce e inserti a rilievo si alternano per reagire dinamicamente alla variabile incidenza della luce e alla mobilità del punto di vista degli osservatori nello spazio. Tali effetti, per molte ragioni oggi poco evidenti, non erano casuali, ma ricercati con grande consapevolezza dai pittori sin dalle prime fasi del lavoro.
A partire dall’illustrazione dei materiali e delle tecniche possibili, la conferenza inviterà a indagare le ragioni estetiche e culturali che stanno al fondo delle scelte operative fatte di volta in volta dai pittori, per riscoprire, infine, il senso della valorizzazione mutevole e soggettiva delle superfici: vera cifra peculiare della pittura alla fine del Medioevo.
***
Virginia Caramico: storica dell’arte medievista, è ricercatrice presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca e professoressa a contratto all’Università di Firenze. Ha collaborato a progetti di ricerca e di catalogazione delle collezioni di alcuni dei principali musei della Toscana. I suoi studi si concentrano sulla pittura gotica e tardogotica dell’Italia centrale e meridionale, con un’attenzione particolare agli aspetti stilistici, iconografici, funzionali e tecnico-materiali delle opere. Ha pubblicato di recente il volume Le tecniche della pittura medievale. Materiali, lavorazioni e percezione visiva (Torino 2024).
Neri di Bicci, (Firenze 1418-1492) "Annunciazione tra i santi Apollonia e Luca, e i progetti David e Isaia", 1459, tempera e oro su tavola.
Giallo al Museo
Sabato 21.02.2026 ore 17.00
Racconti del terrore !
Letture in musica con Marco Zingaro, attore, regista e doppiatore, Novella Curvietto al violoncello, a cura dell'Associazione Giallo Pistoia odv
Edgar Allan Poe (1809-1849) è considerato l'inventore del genere letterario "del terrore", il capostipite di un genere che ancora oggi affascina milioni di lettori. Con I delitti della Rue Morgue segna l'inizio della letteratura poliziesca come la conosciamo, ispirando autori come Arthur Conan Doyle e Agatha Christie e dando vita a un intero universo di detective e misteri.
Nei racconti di Poe l'analisi e il ragionamento si fondono con l'immaginazione visionaria, creando capolavori indimenticabili nei quali il macabro s'allea col delitto, l'incubo con la follia, l'amore con la morte.
Vengono proposti due racconti brevi tra i più famosi: Il gatto nero e L'uomo della folla.
Ingresso libero per il Giallo al Museo.
Dalle ore 15.00 il Museo Libero Andreotti è aperto per visite guidate gratuite alla collezione permanente.
13 FEBBRAIO
La danza nelle arti figurative
Maria Flora Giubilei
Abstract
Il rapporto tra la danza - con la sua rivoluzionaria evoluzione nei primi trent'anni del Novecento - e le arti figurative, non meno innovative nel medesimo arco temporale, e la loro la condivisione di esperienze e di fonti culturali, saranno evocati, nel corso della conferenza, attraverso le performance e le opere di alcune delle personalità più significative e celebri in entrambi i contesti espressivi. Cléo de Mérode, affascinante icona del balletto romantico; Isadora Duncan, "grande maestra di scultura" e Josephine Baker, audace interprete di musiche jazz furono, per importanti artisti italiani ed internazionali - da Rodin a Carrière, da Bourdelle a Ferdinand Hodler, a Nomellini, Andreotti e Romanelli, ai futuristi - vitali riferimenti e fonti ispiratrici.
***
Maria Flora Giubilei, storica dell’arte, ha diretto i Musei di Nervi dal 1988 al 2019 curandone nuovi ordinamenti, cataloghi generali ed eventi espositivi. Ha coordinato, alla fine degli anni Novanta, il progetto "Staglieno 2000" per il Cimitero Monumentale genovese. Dal 2011 al 2022 è stata membro del Comitato Scientifico della Fondazione – Centro Studi Carlo Ludovico Ragghianti e Licia Collobi di Lucca; dal 2024 è Accademico Corrispondente dell'Accademia ligure di Scienze e Lettere di Genova. Co-curatrice di libri d’arte per l'infanzia, autrice di saggi sulla storia delle arti italiane e del collezionismo nel XIX e XX secolo, è stata relatrice e docente a convegni e seminari, a master, firmando mostre in diverse sedi museali italiane. [goodreads]
Libero Andreotti, La pleureuse, Isadora Duncan, coll. Benappi
Maria Flora Giubilei • YouTube trascrizione
13 FEBBRAIO
La danza nelle arti figurative
Maria Flora Giubilei
00:00:00
Grazie di essere venuti a sentire la terza eh conferenza dei nostri venerdì. Abbiamo da ricordarvi il prossimo appuntamento che è fra due settimane, il 27. Eh, Virginia Caramico ci parlerà di un argomento, diciamo, che può sembrare così molto ampio, ma che è di grande interesse e non così ovvio come può sembrare e cioè le tecniche dell'arte medievale. Quindi sarà l'occasione così per approfondire un aspetto materiale dell'opera d'arte medievale che molti di noi ignorano, mi compreso, fra l'altro.
00:01:01
E però prima del 27 il sabato, quindi è al di fuori, a margine della del calendario delle nostre conferenze del venerdì, sabato 21 ci sarà una curiosa iniziativa fatta eh in eh accordo con tutto il gli altri musei del sistema museale pistoiese intitolato giallo al museo. Eh quindi ci sarà, mi pare questo sabato sono all'uso della carta, il sabato prossimo 21 da noi e i sabati successivi a Pistoia. Eh verranno >> come e anche a Monsumano. Sì. e verranno eh due artisti, un attore eh che Marco Zingaro
00:02:04
e accompagnato da una violoncellista che si ricorda bene si chiama Novella Curvietto e dove leggeranno qui al museo leggeranno dei brani di racconti di Edard Lampon che sarà interessante perché oltre al fatto naturalmente alla grandezza del di dell'autore che come tutti sappiamo e anche del ruolo importante che po ha avuto nella nascita della letteratura giallistica e è interessante per il fatto di farlo qui perché che sappiamo da alcune fonti che alcune opere giovanili di Andreotti si erano ispirate ad alcuni racconti del
00:03:00
Garallampau. Quindi perché l'immaginario di Po così un po' di mistero nero tipico della letteratura di Po piaceva molto a Andreotti e Andreotti in qualche modo l'ha rinterpretato a modo suo naturalmente con un senso umoristico, ecco, molto molto spinto. Questi quindi i due appuntamenti, sabato 21 per Edgar Lampon e venerdì 27 per la tecnica artistica dell'arte medievale e Claudia. >> Sì, io presentare Maria Flora Giubilei >> che è una storita dell'arte, diretto i
00:03:48
musei a Genova di Ner 1988 al 2019. curandone i nuovi ordinamenti, cataloghi generali ed eventi espositivi. Ha coordinato alla fine degli anni 90 il progetto Stallieno 2000 per il cimitero monumentale genovese. Dal 2011 al 2022 è stata membro del comitato scientifico della Fondazione Raghianti. Dal 2024 è accademico corrispondente dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere di Genova, concuratrice di libri d'arte per l'infanzia, autrice di sagi sulla storia delle arti italiane, del collezionismo
00:04:30
nel Xº e Xo secolo, è stata relatrice, docente a convegni e seminari a master, firmando mostre in diverse sede museali italiane. Considerate che ha realizzato la mostra di Isadora Dkan a Villa Bardini e al Marte di Rovereto nel 2019. Eh, io l'ho conosciuto a quest'estate, eh perché ci ha aiutato a me e a Claudio per la realizzazione della mostra su liberaotti a Stocolholm, perché grazie a lei ha fatto da tramite anche con Amedeo Venturini che forse ci darà ci donerà la la struttura in bronzo
00:05:14
eh che è già su. Vediamo di fare una una festa poi su su una struttura in bronzo di Andreo Verini che vive a Genova e che donerà poi alla nostra geizioteca e quindi c'è stato subito un come dire ci siamo trovati subito bene vero da subito. Quindi la ringrazio, è venuta da Genova, ripartirà subito dopo la sua gelazione, quindi la ringrazio infinitamente da parte mia e di tutto il comune. Grazie. >> Grazie. Grazie a voi per l'invito in questo bellissimo posto in cui vengo sempre molto volentieri perché
00:06:04
non nego innamoramento per Libero Andreotti e quindi pur diciamo dovendo scavallare gli Appennini è sempre un piacere essere qui e quindi Quindi vi vi ringrazio doppiamente. Allora, il tema è molto impegnativo e quindi questa sera mi perdonerete se sarò molto veloce e superficiale perché addirittura non abbiamo messo eh estremi cronologici e quando poi ho riletto bene il titolo per impostare il PowerPoint mi è venuto un accidente. Ma diciamo gli estremi cronologici li do io immediatamente dicendo che partiremo
00:06:52
dalla metà dell'8 dal balletto romantico e ci fermeremo di necessità alle soglie degli anni 30, quindi lasceremo poi tutta la parte del 9 che è altrettanto impegnativa. Aspettate che devo prendere un attimo le misure con questo. Ecco. Allora, noi sicuramente arriveremo ad Andreotti e lo supereremo, ma dobbiamo partire per comprendere anche eh le modalità di evoluzione del tema coreutico. abbiamo necessità, dandoci questa cronologia, metà dell'8 e anni 30 del 9 dal balletto romantico. Balletto romantico che viene in qualche
00:07:54
modo inaugurato dalla figura di Maria Taglioni. A Genova, nei Parchi di Nerdi, che ha una lunga tradizione di festival del balletto dagli anni 60, c'è addirittura uno spazio, uno spazio verde, uno dei grandi prati dei Parchi di Nervi, dedicato proprio a lei, a Maria Paglioni. è stata la prima a inaugurare con la complicità del padre, un coreografo, eh l'uso della scarpetta con la punta rinforzata, con la punta di gesso. È un piccolo particolare, ma vedrete che strada facendo ci aiuterà a capire meglio
00:08:41
l'evoluzione proprio del della tecnica della danza. Questa ehm Maria Taglioni attraverso l'uso di questa punta si esibì in due balletti in modo particolare, il balletto della Silfide e Giselle che divennero da quel momento i riferimenti d'obbligo del balletto romantico e vennero portati insieme eh al lago dei cigli vennero portati alla loro massima perfezione da Anna Pavlova, l'altra ballerina di cui vedete l'immagine sullo schermo alla vostra sinistra. Anna Pavlova addirittura perfezionò la
00:09:31
scarpetta con la punta, rinforzandola, facendo diventare rettangolare o quadrata la punta per un migliore sostegno del piede e eh divende famosissima famosissima danzatrice che muore, ahimè, anche molto molto giovane. questa tipologia di danza che doveva in qualche modo sfidare la gravità, perché questo era l'obiettivo delle danzatrici del balletto romantico, far perdere di vista, far dimenticare la fisicità della danzatrice, sfidando proprio la gravità e sfidando la difficoltà. Non è un caso che io
00:10:21
abbia messo la tradizione e la fatica del balletto romantico, perché le danza, le ballerine, cominciamo a usare i termini corretti, le ballerine eh dovevano sempre avere una postura perfetta, sorridenti e dovevano ehm far dimenticare, appunto, il peso fisico, quindi Quindi questa questa particolarità viene colta e mi di nuovo perdonerete la velocità di arrivo ad Egga viene colta da uno dei massimi esponenti della dell'impressionismo francese. immediatamente capisce, si lascia intrigare, si lascia coinvolgere
00:11:18
dal dal mondo della danza e inizia un suo percorso molto particolare all'interno di quell'arte. Qui avete uno dei il suo primo dipinto dedicato al tema della danza. Le danzatrici non è un caso, non stanno eh non sono in questo momento sul palcoscenico, sono all'interno della scuola e non stanno danzando e il loro celebre maestro Jul Però è al centro, lo vedete nella fuga del parquet che vi, come dire, vi restituisce la profondità della stanza. eh sta eh dicendo loro qualche cosa, per cui queste giovani
00:12:13
donne eh sono colte in momenti molto diversificati. di chi si gratta la schiena seduta sul pianoforte è la danzatrice col fiocco giallo e ed è una una danzatrice, poi la vedremo più avanti, che De Ga conosceva bene, aveva assunto come sua modellina e chi cerca di sgranchire le gambe, chi chiacchiera, chi si siede, chi si riposa. Quindi non è un momento di azione, è un momento di non azione, ma è un momento per degà molto interessante proprio per il fatto che lavora sull'aneddoto, ma lavora sull'aneddoto
00:13:01
ehm cercando di recuperare alcuni elementi eh molto precisi e lo vediamo nell'immagine successiva Quando Dega G, parlando con Ambroise Golar, il suo mercante, dichiara: "Mi chiamano il pittore delle ballerine, non comprendono che per me la danza è stata un pretesto per dipingere dei bei tessuti e rendere dei movimenti." A lui interessa, appunto, uno studio anche molto meticoloso del degli aspetti del quotidiano di questo stare dietro alle quinte di una delle arti più seguite nell'ambito dello
00:13:52
spettacolo e gli interessa ancora di più il tema del movimento che qui avete imbastite imbastiti nel in due opere sue, una la piccola ballerina di 14 anni, quella Marie Genevier Fangem, la ballerina con il tutù e il fiocco giallo e dall'altra parte invece una sorta di scatto fotografico di macrofotografia sulla sull'etual, su questa stella dell'opera di Parigi che viene immortalata sul palcoscenico in un momento particolare della sua esibizione e sul retro avete però il contesto su il contesto, diciamo,
00:14:53
che riguarda proprio il backstage del palcoscenico stesso. Questa piccola ballerina di 14 anni è la prima immagine, diciamo, l'unica l'unica scultura l'unica prova in scultura a cui De G si dedica. Da questa ballerina in cera al Museo D'Orsé ne scaturiranno altre 24, se non ricordo male, in bronzo, abbigliate più o meno con tutù corti e lunghi e eh venne molto criticata. In realtà tanto vennero apprezzati i suoi dipinti quanto venne criticata questa eh danzatrice eh colta in un momento eh di
00:15:49
pausa di di fermo immagine, diciamo così, con una postura, un passo di danza preciso e venne accusata di essere una scimmia, in poche parole, eh il commenti molto negativi anche sul fatto che la scultura fosse abbigliata, indubbiamente rompeva un po' quella tradizione accademica che prevedeva sculture in bronzo marmo e gesso e poco in cero con abbigliamenti. Andiamo avanti, sbagliando di nuovo, il coté italiano. De Ga apre il apre la porta in qualche modo al tema del balletto romantico affrontato nei termini che abbiamo
00:16:53
visto. alcuni italiani, pochi a dir la verità, e qui ne avete due, uno dei quali è certamente italiano, ma anche molto parigino. Alcuni italiani accolgono questo tema, il tema del balletto romantico all'interno della loro produzione artistica. pochi vi ho detto, uno è Morbelli ed è abbastanza eccezionale come soggetto per un artista che ehm ha sempre rivolto la sua attenzione sostanzialmente a temi sociali. Eh, pensate alle sue mondine, tanto per fare per evocare un soggetto a lui particolarmente caro.
00:17:42
Zando Meneghi invece con una frequentazione più parigina, più mondana ehm si occupa più frequentemente del balletto romantico. Qui avete una sorta di ritratto, quella quella grande danuse col tutù azzurro al centro della delle immagini e poi un un piccolo racconto, un piccolo aneddoto, questa visita in Camerino, un momento più rilassato della danzatrice che ha rivela una un profumo sicuramente molto impressionisto. vista nella nella tipologia della pennellata e nell'impostazione generale. Morbelli
00:18:34
invece ci presenta, come potete vedere, addirittura una ballerina di schiena, quindi eh è come è come se infrangesse in qualche misura una regola, no? E questa Zandomene mette in posa la Grand Danceuse e la presenta in tutto il suo splendore. Eh, Morbelli invece usa la questa modellina, questa ballerina come uno spunto per lavorare sul tema della luce, del colore e della luce. è come se con il i riflettori di scena illuminasse il corpo di questa eh giovinetta e raccontasse eh da dietro le quinte del palcoscenico
00:19:30
sullo sfondo vedete il il la diciamo il teatro, no, con i suoi palchi raccontasse un momento di nuovo non aurico, non un momento alto, un momento di così di quotidianità nella vita della della danza. Questi due artisti sono, troverete pochissime altre iconografie, sono tra i più importanti in Italia che siano occupati di balletto romantico. È difficile trovare questo soggetto nel carnet degli artisti italiani. cominci di nuovo. Adesso vi presento molto velocemente alcune figure che dopo la Maria Taglioni
00:20:33
e la Pavlova hanno cominciato a lavorare sul tema del balletto da un lato e della danza in modo molto diversificato. alcune protagoniste assolute per capire poi che cosa rimane negli occhi degli artisti che assistono a spettacoli che vanno che frequentano i teatri. Non dimentichiamoci mai la eh l'attenzione degli artisti, pittori e scultori per tutto quello che era il mondo dello spettacolo, dal concerto all'opera fino al alla rappresentazione di una danza e di un balletto. Innanzitutto Cleo Merod. Cleod Merod è
00:21:27
una parigina molto sofisticata, molto libera anche lei, ehm che ebbe una formazione sul fronte del balletto romantico molto classico, ma che seppe in qualche misura portare delle innovazioni senza staccarsi da tutù e da eh scarpette con la punta rinforzata. Fu una musa, come potete leggere, per vari artisti, il nostro Goldini, che già stava a Parigi, che le dedica quel magnifico ritratto del 1901, ma anche Alfred, scusate, Alfredo Müller, che meglio conosciamo per la sua frequentazione livornese.
00:22:19
E Cleodem Merod inaugura una pettinatura particolare. Ve la mostro proprio perché poi entra nel vocabolario femminile fissato su tele e su e in sculture di libero Andreotti. Faccio la cura dell'acqua. Eh, questa questa pettinatura aveva dei magnifici capelli lunghi neri, a volte erano un po' crespi e per governarli li raccoglieva con queste due bande attorno al che coprivano le orecchie li raccoglieva in uno shignong. mette proprio sotto questo bel ritratto fotografico dello studio Reutlinger
00:23:07
e con lei con questa pettinatura e una sorta di diadema sulla testa. Dopo Cleod Merod cambiamo completamente genere perché qui incontriamo Liller, una americana, è la prima delle americane che incontriamo, geniale, eccentrica, assolutamente fuori dagli schemi e dalle regole del balletto romantico. nel quale si era comunque formata, che propone sul palcoscenico su palcoscenici internazionali Parigi, ma anche altri palcoscenici europei e non solo, tutta una serie di immagini completamente fuori da ogni schema. è la
00:24:13
sua è una rappresentazione artistica. si era dotata di lunghe canne di bambù alle quali fissava dei teli molto leggeri e già così era difficilissimo fare le acrobazie che e le figure che proponeva al pubblico. era così difficile, così pesante, così faticoso che addirittura si fece ehm fare una sorta di camera di riposo molto di più di un semplice camerino vicino a uno dei teatri che maggiormente la vedevano sul palcoscenico, proprio per riposarsi tra una rappresentazione e l'altra. E con queste grandi ali, queste grandi ali da
00:25:07
farfalla, eh aveva immaginato la danza del serpente, che era una danza un po' a spirale, come quella che vedete nel manifesto di Paul. Questo eh è lo pseudonimo per un per un illustratore eh polacco, se non ricordo male, ma non mi chiedete il nome perché adesso non me lo ricordo. E dall'altra parte Tuluslrek fu un artista in grado di meravigliare, sorprendere, lasciare estasiati tutti gli artisti, nessuno escluso, proprio per la leggerezza e, diciamo, la spettacolarità e l'impressione che le sue figure rende
00:26:08
rendevano. Se andate su YouTube trovate ancora qualche spezzone dei dei suoi spettacoli, pochi perché poi ci sono anche spezzoni di sue imitatrici, ma vi renderete conto dell'effetto eccezionale che questo spettacolo doveva aver avuto, la presa che doveva aver avuto sul tema del movimento e sulle infinite possibilità. che il movimento eh che il movimento restituiva su tutti gli artisti. Era la negazione, in questo caso, però del corpo. Il corpo non si doveva vedere, doveva essere nascosto il più possibile dalle besti.
00:26:55
dovevano solo percepirsi queste grandi ali o questi teli agitati a spirale e occudere completamente le fattezze del corpo della Fer ebbe un grandissimo successo e ed ebbe anche tra le sue eh collaboratrici e allieve Isadora Dankan, sulla quale poi torneremo. Un'altra protagonista del mondo della danza fu Giannavril Jean Louise Bodon. Eh, siamo in un altro ambito, eh siamo nell'ambito dello spettacolo, diciamo, del divertimento in assoluto. Ehm, lei diventa molto lei ha una storia drammatica, una madre alcolizzata,
00:28:05
ehm, davvero una una vita molto ma molto difficile. e lei stessa poi finirà la sua vita in mezzo all'Appol. Ma eh molto velocemente arriva il successo e m diventa una delle figure più cercate nell'ambito proprio di questo famoso locale e che tutti ricordano come le muluslo trec la seguì molto e qui avete un manifesto e un pastello legati proprio alla figura di Jeannavrill. In questo caso eh il la danza era il can, quindi un una danza fuori da qualsiasi eh schema più legata al contesto popolare
00:29:08
e Canan e Farandol, altra danza che coinvolge il pubblico in modo esagerato al sia al Muler Ruge che Mulet della Calette e di nuovo poi imparerò. Questa è una grande farandol di Giuseppe Cominetti. Siamo esattamente negli anni di eh di Giannavrille. Eh, Cominetti è un artista che ha a che fare con la Liguria perché col fratello Gianmaria poeta verrà in Liguria, si stabilirà anche in Liguria, ma ebbe una stagione molto parigina. Gianmaria rimane a Parigi, in realtà e lui va un po' avanti e indietro
00:29:59
tra Liguria e e Francia. E questa è una gran farandol, eh. Come vi ho vi ho scritto, un'onda armonica, una musica furibonda, una moltitudine travolta in un'allegra bufera. Qui non è più ovviamente il paludato balletto romantico, non è l'azione, la performance di Loy Füller, è il pubblico che si lascia coinvolgere in un turbine e che Cominetti, il quale guarda un po' al divisionismo e ne restituisce un'interpretazione assolutamente personale con queste linee traiettorie qua. quasi queste eh questo dinamismo di
00:30:52
una linea che ha superato ovviamente il puntino del divisionismo dà ne appunto ne restituisce una visione eh quasi apocalittica dandoci proprio consentendoci di cogliere la frenesia e il coinvolg del pubblico parigino. Ecco, anche questa è una grande farandolo. Questo è un po' l'ho messo un po' pure paté de bourgeois. In realtà siamo nel 1909 ancora prima del Cominetti e quindi proprio agli albori del 900. Matis, eh, stravolgendo completamente le carte sul tavolo, propone con una usando tre
00:31:55
colori, non di più, il verde per la terra, il prato, l'erba, l'azzurro per il cielo e il rosa per i corpi, scusate, quattro con il nero delle capigliature. propone anche lui una dance, una grande farandol, ma con una pacatezza e un senso di armonia che annullano qualsiasi gerarchia nella distribuzione dei corpi e m conferisce al a questo movimento e a questo soggetto una sorta di messaggio universale proprio sul tema della pace e dell'armonia, ma come dire, vedrete, eh è un messaggio
00:32:53
che sta fuori completamente dal percorso che gli artisti stanno compiendo e si imporrà come una linea di assoluta avanguardia. rispetto a eh altre prove artistiche. Poi sempre a Parigi, perché in questo momento ormai è Parigi che detta legge sul fronte culturale i balletti russi, non dimentichiamoli, ehm balletti russi del questo grande imprenditore di Agiliev che porta la sua compagnia a Parigi e in giro per il mondo. mondo con alcuni protagonisti da assoluti come Leobxt per tutta la parte della
00:33:54
costumistica e Vadislav Niginski come come danzatore per poi bisogna non dimenticare Fochine per di nuovo la parte dei costumi e la stessa Isadora Dark perché comunque Isadora avrà delle tangenze. coi balletti russi, ehm tangenze di carattere culturale, tangenze operative, ci sarà un momento di collaborazione, poi però si staccherà le sue radici, la sua matrice culturale non è folkloristica, è una matrice molto più antica e lo vedremo. Ed eccola qua, Isadora. Isadora che ehm americana di San Francisco arriva in
00:34:49
Europa nel 1899 dopo aver fatto un po' di esercizio fisico di, diciamo, anche rappresentazioni in teatri americani e di nuovo in salotti americani, molto sostenuta dal patronato femminile americano che aveva una forza di relazione ed economica notevolissimi. Ed è proprio quel patronato che a un certo punto dà a Isadora Dunkar e a tutta la sua famiglia. La madre era una pianista, la sorella Elisabeth era una pianista, Raymond, il fratello, un personaggio a suo modo geniale. Non abbiamo il tempo questa sera per
00:35:39
parlarne, ma una figura molto eccentrica. Ehm, diedero delle risorse, i soldi per imbarcarsi su una nave che trasportava bestiame e raggiungere l'Europa. Dunkan sbarca a Londra. a Londra conosce immediatamente eh gli epigoni del dei preraffaelliti. conosce ehm Holman Hunt, che era uno, diciamo, di sopravvissuto, conosce Morris e e qualcun altro, i quali la introducono nell'ambito del del diciamo del mondo teatrale, ha la possibilità subito a Londra di eh di danzare all'interno, di di esibirsi in
00:36:34
uno spettacolo, in una solo, perché lei avanzava da sola, almeno nei primi tempi della sua carriera, eh su un palcoscenico londinese. a Londra conosce Duse, conosce, la va a vedere, ne rimane folgorata e sarà un segno del destino perché i loro eh i loro percorsi biografici si incontreranno più volte. Nel 1903 Dan, ormai al cè direi lanciata e in una ottima situazione di successo, ehm avverte la l'esigenza di scrivere un libro del suunft del Tanze, il futuro della danza in tedesco, lo pubblica a Berlino.
00:37:34
per rispondere al quesito di una giornalista che le aveva chiesto dopo uno spettacolo, le ne fa molti in Germania tra Monaco e Berlino, che cosa la danza avrebbe rappresentato per il futuro e all'interno di questo libro lei scrive alcune cose che io vi ho riportato e sono fondamentali per capire che cosa Danara ha rappresentato nell'ambito della danza e nell'ambito dell'arte. Innanzitutto parte dal balletto romantico e dice il balletto condanna se stesso rinforzando la deformazione del
00:38:17
bellissimo corpo femminile. Perché deformazione? Perché il balletto romantico, quello che doveva sfidare la gravità, costringeva i piedi delle donne a danzare con delle punte rinforzate in gesso e i dolori erano inenarrabili. sono ancora adesso per le ballerine del balletto classico, ancorché le scarpette siano state perfezionate e in più indossavano quei tutù. Oggi noi li conosciamo soprattutto con quella specie di ruota di tulle intorno. Allora erano dei veli più lunghi, ma c'era un corsetto molto stretto che comprimeva il
00:39:07
torace della danzatrice e la costringeva moltissimo nei movimenti. ragione per la quale spesso le danzatrici avevano, dichiaravano, mostravano dei segni deformanti, soprattutto a livello del torace. Pensate, peraltro, il corsetto è uno degli indumenti che le donne nell'8 indossano e e pensate al anche ai risvolti medici gravissimi che questi corsetti procuravano alle alne, alle giovani, alle ragazze. e arriva sulla scorta di un credo fortissimo, arriva a scrivere anche questa cosa. Poi vedremo perché. La cosa più nobile
00:40:06
nell'arte è il nudo. Questa verità è riconosciuta da tutti e seguita da pittori, scultori e poeti. Solo la danzatrice l'ha dimenticata, proprio lei che più dovrebbe ricordarla perché lo strumento della sua arte è il corpo umano stesso. Isadora Dunkan riposiziona il corpo umano al centro della scena. La Füller lo aveva negato, le la Maria Taglioni e la Pavlova lo avevano costretto, la Janavrill lo aveva ricoperto di mutandoni perché danzavano con queste con queste grandi mutandoni sotto. Lei
00:40:51
lo riporta al centro della scena sul palcoscenico e della dell'arte. I suoi riferimenti sono riferimenti eh antichi. La prima cosa che fa quando arriva a Londra con suo fratello Raymond è di andare al British Museum a ehm a vedere tutte le collezioni archeologiche. C'è una passione per l'antico. sul suo letto di ragazza c'era la foto della primavera di Borticelli, quindi il tema del classicismo rivissuto attraverso il 400, attraverso le esperienze rinascimentali e le esperienze archeologiche
00:41:45
la interessano moltissimo perché lì, soprattutto nell'ambito archeologico, sta la radice eh del di questo nuovo movimento, di questo nuovo sentimento nei confronti del corpo femminile. Qui vi ho inserito due opere, una di Bern Jones Raffaellita e uno di Franch Took che ben rappresentano Dunkan sta in mezzo a questi due sentieri, a questi due modi di sentire. Eh, da un lato una sorta di età dell'oro con il giardino delle speridi e dall'altro l'elemento più primordiale, primitivo e scrive movimenti del
00:42:42
selvaggio che ha vissuto in libertà in costante contatto con la natura erano senza restrizioni naturali e bellissimi. Solo i movimenti del corpo nudo possono essere perfettamente naturali. Quindi questo riappropriarsi da parte della dell'essere umano di una fisicità del tutto positiva. E quindi questi sono due eh due immagini che ricordano uno una tanagrina e l'altro un rilievo con una mena di danzante. Dkan propone di guardare al passato per progettare il futuro, ritornare all'antico per rinnovare la danza. Il
00:43:40
movimento delle onde dei venti della terra ha sempre la stessa durevole armonia. Se cerchiamo la fonte vera della danza, se torniamo alla natura, troviamo che la danza del futuro è la danza del passato, la danza dell'eternità ed è stata e sarà sempre la stessa. E cosa fa Isadore? toglie il corsetto al corpo, elimina le punte con le le ballerine, le scarpette con la punta di gesso, si veste con tuniche molto leggere, a volte anche molto succinte e danza a piedi nudi. molto volentieri sull'erba, se lo può fare,
00:44:29
diversamente in un su un palcoscenico. Nel 1903 con suo fratello Raymond fa un tour in Grecia con suo fratello e con sua sorella, con Elisabeth, vorrebbero addirittura costruire un tempio, un'utopia che poi non si realizzerà. E qui la vedete con un uno dei suoi templi per la danza sotto l'eretteo. Eh, si fa ci sono bellissime fotografie di Gente dedicate proprio a Isadora in mezzo alle vestigia archeologiche. E a Parigi, nel momento in cui lascia Londra, questo avviene nel 1900, a Londra sta un anno,
00:45:25
va a Parigi, dove già si era trasferito Raymond, a Parigi, l'incontro immediato è con tutta una serie di scultori importantissimi, innanzitutto con Roden, di cui diventa modella ehm da Daroden poi prenderà prenderà le distanze perché eh forse Isadora è stata una delle prime, nel senso che Roden la insidiava in modo significativo e lei scapperà da lui a un certo punto. Da un lato Roden, Roden capisce immediatamente il pensiero di questa donna e lo travasa in molte delle sue sculture. Lo stesso per Carrier. Carier diventerà
00:46:19
invece uno degli amici più intimi di Isadora. Lei comprerà tantissimi quadri da carier. Questo è un suo ritratto che si trova al Museo di Montpellier, ma è del Dorset. Ehm ehm Isadora viene trasfigurata dal dalla pennellata simbolista di eh di Carrier che appunto fu vicina a questa fuicina a questa donna anche in momenti molto tragici della della danzatrice. Qui è a Veselì nel 1903, una grande festa data in onore di Roden. E qui Isadora si esibisce in suo onore. Purtroppo, ecco, mentre per Lia Füer
00:47:17
abbiamo tanti piccoli spezzoni di film, esiste un unico spezzone, andatelo a trovare su YouTube che ci racconta un piccolo video di mezzo minuto che ci racconta Isadora Dunkan mentre danza plener in mezzo a delle persone, non la rappresentazione, la performance di Veselì e non abbiamo null'altro della sua della sua danza. Abbiamo ehm abbiamo sappiamo, conosciamo la sua tecnica, le modalità della delle sue rappresentazioni attraverso le isadorable, queste giovani allieve. molte delle quali lei aveva adottato
00:48:15
donando loro il suo cognome, Irma, Maria Teresa, Erica, eccetera, che a loro volta diffondendosi nel mondo hanno aperto delle scuole e hanno continuato a proporre la tecnica dalcaniana. Ce n'è ancora una in America e di questa ballerina che si chiama Belove, eh mi pare lei la BV e che spesso viene anche a ehm a esibirsi in Italia. hanno costumi rifatti tipo Dunkan e continuano a proporre la stessa tipologia di passi sul palcoscenico. Ed eccolo Burdell, l'altro scultore. scultore che di nuovo assume Dunkan e il
00:49:19
linguaggio del suo corpo come fonte ispiratrice per, vedete, 150 segni, mai come Abraham Valkov che ne fece 3000, per dire una cifra molto vicina a quello che il russo dedicò, a quanto il russo dedicò a Isador. E qui lo vedete con questo besé o volubbilis, questa questa testa in posizione bacchica, orgiastica, con il mento tirato in su. È il momento della passione, è il momento della delle eliminazione di qualsiasi freno razionale per arrivare proprio a una connessione totale bionisziaca con la natura.
00:50:13
Poi vedete quel bell acquerello al centro con Isadora in una delle pose più drammatiche e poi questo progetto progetto di un monumento a Falcon espressive di Isadora che poi non si è realizzato nel 1911. E arriviamo a Andreotti perché anche Andreotti ha avuto modo comunque di vedere Isadora Dan, il boemien di Firenze. Io ho copiato sfacciatamente da Claudio Pizzusso del saggio del suo cataloghino, perché mi piaceva molto, eh del suo catalogo, il catalogo dell'ultima mostra che mostra deliziosissima che hanno fatto dedicando
00:51:14
appunto uno spazio all'esperienza di Stoccol 1920, questo boemien di Firenze che viene portato AT per mano da un s all'ultima moda WF viene portato a visitare ambienti culturali, saloti eccetera. E dichiaratamente, se non ricordo male, proprio nella biografia di Sacchetti dedicata Andreotti si dice del fatto che Andreotti ebbe modo di veder danzare ehm Isadora in uno dei salotti francesi. era un'abitudine da parte di Nobili signore dell'aristocrazia o dell'alta bortesia francese di
00:52:10
ospitare delle rappresentazioni artistiche, potevano essere piccoli concerti, letture di poesia o di poesia o performance di danza. Quindi Isadora che conosce subito Vinaret Singer, la famiglia Singer, quelle le Singer, quelle che noi chiamiamo Singer, le macchine da scrivere, da da cucire. Vinaretta Singer Contessa di Polignnac è una delle nobili che la ospita all'interno del suo salotto per queste rappresentazioni e Andreotti propone nel 1911 al Salond e nella galleria Berna Jun, uno dei galleristi più importanti della Parigi
00:53:06
di primo 9, questa pleus o Marie Magdalen, eh che deve per forza riagganciarsi a Isadora Darkal. dico per forza perché la quel tipo di postura era una postura con la testa rovesciata all'indietro, le braccia protese in avanti tipiche della danza di Isadora Dunkan. Quindi si chiamerà Ploruse, si chiamerà Marie Magdalen, ma non Andreocchi non avrebbe potuto concepire quell'opera senza aver visto Isadora Lca. vicino avete per far capire anche questo questa attenzione di Andreotti per la danza, il sigillo di una singola forma
00:54:04
di gesto, eh uno dei genius con la lira, se non ricordo male sono del Monte dei Paschi di Siena, vero? una fig una una un bronzo raffinatissimo, una una delle opere più belle e più delicate anche di Libero Andreotti. E il libro Andreotti, proprio nel affrontare il tema della della scultura, dichiarò che il bronzo per la sua natura predi o meglio si presta a racchiudere spazi d'aria e di cielo, a includere un po' della mutevole natura della nella struttura dell'opera tua, a chiamarla a
00:54:55
partecipare al tuo dramma. dramma vuol dire azione. Eh, Isadora ogni volta che saliva sul palcoscenico metteva in scena un dramma, un'azione. Quindi, anche nel caso di di questa dichiarazione si trovano delle coincidenze proprio di pensiero tra Libero Andreotti e la il metodo d'Accaniano. Di Andreotti avete ancora due danzatrici del 1911. eh sempre il tema del gesto immortalato, bloccato nella materia con un'attenzione particolare poi per il gioco delle luci che rende, restituisce l'anatomia del
00:55:54
corpo e una semplicità arcaica che di nuovo ci riporta al recupero di un antico eh quasi archeologico. Su un altro versante, un altro scultore, Paolo Trubezcoi. Lui è nato a Intra, la famiglia però è una famiglia russa, sono cugini dell'ultimo Zar e Paolo Trubezcoi, una sorta di Boldini della scultura, passatemelo così, molto precocemente si inserisce nel coté internazionale degli artisti e molto precocemente diventa un riferimento per la rappresentazione, la raffigurazione la ritrattistica internazionale
00:56:48
e anche lui si occupa di danza e lo fa rappresentando da un lato Lady Constan Stuart Richardson, siamo nel 15 e dall'altro Madmoell Svirti, siamo su due fronti diversi, da un lato la Lady Constance dancana della Primora, perché di nuovo è una postura ed è un modo di rappresentare che ci fa intuire un aggancio con il con Isador ad, quindi la libertà del corpo, addirittura il corpo nudo, quasi eroico, nel momento in cui compie delle evoluzioni leggermente acrovatiche. Dall'altra parte invece il tema del folklore, la
00:57:35
danzatrice spagnola, la danza spagnola. Penso a Rita Sacchetto, altra grande ritrattista e che è stata fissata sulla tela da Lino Selvatico, aveva un repertorio di danze spagnole, quindi c'era il folklore russo, ma c'era anche il folklore spagnolo, il tango, insomma, tutti questi elementi stavano nella proposta di spettacoli su un fronte internazionale dall Dall'altra parte, dicevo, invece il tema più folkloristico e sempre però una levità di segno che deve restituire la non corpo a compiere delle esibizioni,
00:58:28
quindi giochi di equilibrio in qualche misura molto diversi. Pensate alla pleureuse di Andreotti dalla grevità quasi da macigno con cui Andreotti affronta quella figura dancana e nel suo vagabondare anche l'Italia vede la partecipazione di Isadora Darkan. ehm in teatri eh di varie città. Sappiamo per certo che si esibì nell'ottobre del 1902 al Teatro Armonia di Trieste e sappiamo dal dal programma che presentò un quadro con la primavera di Botticelli, con le musiche di Vincenzo Ferroni, i
00:59:29
versi di Orazio e l'Orfeo di Glook. Il tema delle musiche sempre sul fronte di Isador è un tema fondamentale e ed è un tema fondamentale e dobbiamo dobbiamo, come dire considerarlo nell'ambito della sinestesia delle arti. è una Wagneriana convinta, tanto convinta che la moglie di Wagner gli affida l'organizzazione di una parte del festival di Byroid nel 1904. Quindi Wagner entra nel suo repertorio e Wagner è uno dei musicisti più impegnativi, più drammatici che noi possiamo ricordare. Gluk, di nuovo, l'figenia e
01:00:18
l'orfeo di Gluk entrano nel suo repertorio. Mozart, Betotoven, qualche volta Brams. Quindi anche sul fronte della scelta delle musiche le scelte non sono mai facili, tantomeno banali. In questo senso, forse la lettura di Dal Crose, di questo compositore pedagogo che aveva cercato di attraverso l'euritmia di mettere a fuoco un modo per ehm collegare precisamente il passo di danza con il movimento con la musica furono Per lei fu questa lettura per lei molto importante. aprile del 1902 Isadora è a Roma al Teatro Costanzi ed è
01:01:22
con proprio l'ffigenia e l'orfeo di Gluc. Quindi grande successo, ma minor successo rispetto a quello di Cleodem Merod che quello stesso anno di nuovo si esibisce proprio a Roma. Ma eh un successo eh i giornali i giornali quotidiani romani lo riportano eh così come lo riporta la Nazione di Firenze quando a ottobre dello stesso 1902 si esibisce per tre volte al circolo degli artisti di Firenze e lascia la sua firma e l'ultima in basso. sul libro dei soci del gabinetto di dove era andata sicuramente
01:02:14
a consultare i quotidiani che di lei parlavano, perché la nazione che di lei parlava. Nel momento in cui eh Isadora viene in Italia, noi non sappiamo intanto quali artisti sono andati a vederla a Trieste, a Roma e a Firenze. Potremmo forse saperlo per il circolo degli artisti se andassimo a fare ricerche molto precise nell'archivio del circolo degli artisti. Non lo sappiamo per Roma. Per esempio, io pensavo che uno come Heinrich Andersen, di cui esiste un incredibile museo, un incredibile egipsoteca a Roma,
01:03:05
fosse andato a vederla. in realtà nella sua corrispondenza nel suo archivio di Isadora Duncan, perché lui andava questi spettacoli soprattutto con la cognata, non Isadora Dunkan non craccia, ancorché il suo museo sia pieno di nudi imposture d'Accagnano. Noi non sappiamo, dicevo, neanche nulla sugli artisti triestini, ma sappiamo che proprio nel 1000, intorno al 1902 questo gusto neorinascimental, archeologico e liberty è assolutamente testimon dal manifesto che Leonardo Bistolfi Celeber scultore realizza per
01:04:07
l'esposizione internazionale di Arti decorative di Parigi, quella per cui Raimondo da Rocco fece dei meravigliosi e coloratissimi padiglioni tra la nuva e la secessione. Lo sappiamo anche sappiamo anche attraverso questo dipinto del Faentino Baccarini, quanto il lo sguardo verso i preraffaelliti era e il diciamo queste modalità espressive più classifeggianti era diffuso anche sull'altra sponda del della nostra Italia lo ritroviamo nella danza di Edoardo Umbino, questa meravigliosa composizione
01:05:04
in bronzo sempre nel 1902 per uno per coronare uno dei padiglioni di Raimondo da Ronco. Lo vediamo nella ceramica di Richard Ginori, di Richard Ginori, questa fioriera con delle figure danzanti. Insomma, era un gusto quello che Isadora, sul quale Isadora stava lavorando, che già aveva permeato le arti in Liguria recupero del neoclass di un certo gusto neoroscimentali botticcelliano e un segno più libero legato al al Liberty, al floreale. Lo vediamo anche con Previati con la danza o pastorale, uno una delle otto
01:05:59
tele per la sala da musica di Alberto Grubici, lo pronuncio all'Ungherese, del 1908, oggi è al Vittoriale per tutta una storia che ora non abbiamo il tempo di raccontare. Lo ritroviamo addirittura in un boccioni assolutamente impensabile. Nel 1908 ritroviamo di nuovo questa attenzione per una modalità di racconto della figura femminile con una lieve tunica e con un capo rivolto all'indietro. Quindi c'era un un una sorta di sentiero, ecco, che stava eh percorrendo l'arte italiana e che si
01:06:51
troverà in coincidenza poi con le proposte della DA. Fortuni aveva nel frattempo nel 10 realizzato, ma anche prima in realtà i suoi abiti Delfo, i suoi Delfos, i suoi abiti a scanalati come le colonne doriche, tutti plissettati. La DCAL e la Duse sono sue clienti. E Galileo Chini ci propone nel 14 questa bella ceramica a lustri con di nuovo una figura eh angelicata, un po' androgina eh con un pello tutto pissettato. Suggestioni. suggestioni anche per Sartorio, perché Sartorio qui avete questi fregi,
01:07:50
due dei pezzi da lui ideati per l'inaugurazione del Traforo del Sampione, ma sua figlia, la prima la figlia delle prime nozze, da nata da questa pittrice tedesca, Yuli Bon, se non ricordo male, Angela Sorio è una dancaniana. non avrà tanti contatti col padre perché per ragioni biografiche dovrà servire la madre prima in Svezia, poi negli Stati Uniti, però si rivedranno. Quindi, guarda il caso, ci sono anche queste singolari tangenze. E poi succede una cosa terribile a Isabora D. Il 19 aprile del 13 i suoi
01:08:39
bambini sono usciti in macchina con la governante e lo chauffeur. La macchina si ferma sugli spalti della senna. Chauffeur scende per riazionare il motore con la manovella davanti. Tante scene del film muto, abbiamo del cinema muto, abbiamo visto con questo con questa modalità e si dimentica di mettere il freno a mano e quindi la macchina impietosamente scivola nella senna e i due bimbi con la governante annnecano nella senna. Isadora impazzisce. I due bimbi Deirre, la femmina più grande, era nata nel 6.
01:09:24
Patrick era nato nel 10. Deirdre era nata dalla sua unione, poi ne parleremo, con Edward Gordon Creermo scenografo. E Patrick era nato invece dalla sua unione con Paris Singer, il fratello di Vinna Retta, il rampollo di di casa Singer. Isador era molto libera nei suoi rapporti sentimentali e ma con entrambi, sia con Gordon Craig sia con Singer, ebbe una ebbe due storie davvero importanti. La terza fu quella, l'ultima con Esenin, poeta russo, che tuttavia ai mexi suicidò e che la lasciò in una situazione di totale prostrazione
01:10:20
psicologica e eppure fisica, perché, come dire, l'alcol era sempre sul sul tavolo. Isadora scappa da Parigi, non sopporta quello che ha vissuto. eh ha passato un'intera notte, un intero giorno a danzare intorno al letto dei suoi bambini. Eh scappa in scappa in Italia, va prima subito va in realtà raggiunge Raimond in Albania. Lui vestiva, lui viveva da come un pastore con la moglie, vestito con delle tuniche, viveva da primitivo in qualche misura, faceva veramente il il pastore allevatore, disegnava abiti, poi diremo
01:11:14
chi aveva i suoi abiti. E questa è una bellissima foto del Tanz Archive di Colonia in cui si vede Isadora proprio nel 13 che danza. sulla spiaggia del Lido di Venezia. Sublima il suo dolore in questo modo. È dalla dall'Albania è già tornata in Italia. Quando nel suo viaggio arriva Rimini, le arriva le giunge una missiva della Duse che la invita a raggiungerla a Pietra Santa dove Isadora avrebbe potuto sfogarsi e parlarle dei suoi bambini e del suo dolore. Isadora acconsolente. Isador aveva cominciato a frequentare in
01:12:03
modo assiduo Eleonora Dopo averla incontrata, pensate, nel salotto di Giulietta Gortigiani von Mendelson a Berlino a partire dal 1905. Giulietta Gordigiani era figlia di Michele Gordigiani, la vedete ritratta nel dipinto in basso a destra. Eh, Michele Gordigiani era molto amico anche lui della DUSE, c'è un bellissimo ritratto della Duse. E nell'ambito di questo salotto la DUSE aveva affidato la gestione dei suoi risparmi al marito di Giulietta Gortigiano Gortigiano soprano. Diciamo l'obente lei indicata al mondo
01:12:50
dell'arte. Aveva affidato i suoi risparmi a Robert von Mendelson, banchiere lontano parente di Felix von Mendelson. La musica di nuovo ritorna. Quindi eh ha modo Isadora di conoscere molto bene eh la Duse e ha modo di far incontrare in quel salotto la DUSE con Edward Gordon Craig. La storia si complica. Edward Gordon Craig, il scenografo, figlio di una celebria matrice inglese che già frequentava con un aglieson sentimentale Isadora. ehm conosce leonora d'use e i due si piacciono e incominciano e decidono di
01:13:41
cominciare a lavorare insieme. Eh l'obiettivo è di mettere in scena la casa dei Rosber Rosmersolm di Ibsen. Duse era un'appassionata di Ibsen, l'aveva già studiato e rappresentato. Ipsen apprezzava moltissimo la torialità di DSE sul fronte delle sue PS e quindi i due si mettono a lavorare sul su questo progetto che avrà come obiettivo una rappresentazione al Teatro della Percola e questo avverrà nell'ottobre del 1906, se non ricordo male il 5 ottobre c'è un programma c'è
01:14:30
tutto e in mezzo a loro c'è Isadora. Isad d'ora fa da traduttrice, Dus parlava solo il francese, Edward parlava solo l'inglese, chi parlava inglese e francese era Isadora e quindi faceva da traduignion da interprete tra i due, molto spesso smussando anche certe asperità di linguaggio che sia Gordon sia Duse mettevano in atto perché Duse Duse era comunque non solo attrice, ma capocomica. Quindi Duse aveva su di sé tutta una serie di responsabilità, arrivava da un teatro molto tradizionale, le scene gliele faceva
01:15:16
scale. Quindi a un certo punto, quando Edward entra nel vivo della progettazione delle scene del teatro della Pergola, Eduward per inciso aveva sede, il suo studio era nel teatro che oggi, adesso mi sfugge il nome, ma voi mi aiutate. Oggi è occupato da Virgilio Sieni. Pensate come avevo anche la foto, l'ho eliminata per velocità, insomma questo questa questo luogo teatrale a Firenze, dove ancora oggi si fa teatro e si fa danza, peraltro Edward Gordon Craig rivoluziona la scena, abolisce qualsiasi
01:16:09
ce l'hai il nome? >> Goldonetta. Goldon Goldon. >> Esatto. Il teatro della Goldon. eh abolisce qualsiasi arredo. La la DUSE voleva la finestra in un certo punto, voleva un certo tipo di mobilo, niente, via tutto, soltanto elementi geometrici a comporre lo spazio, gli stessi elementi geometrici che vengono spostati all'interno del palcoscenico a seconda delle delle cene. e nulla di quello a cui DUSE era abituata. Quindi potete immaginare poi alla fine, alle soglie della prima rappresentazione
01:16:57
la tensione che si era creata tra i due. Ma Gordon Craig ha in mente proprio Isadora. ha in mente Isadore nel momento in cui concepisce la parte per Duse. Use si rende conto di questo, accetta di buon grado la situazione spaziale in cui la pone Gordon Craig, ma soprattutto cambia, come ci ha raccontato proprio nel corso della mostra Francesca Simoncini, che è una specialista di DUSE, cambia proprio il suo modo di porsi sulla scena. cambia l'abbigliamento. L'abbigliamento diventa più morbido, diventa più neutro, meno
01:17:49
caratterizzato, meno e le posture anche per la DUSE diventano quelle della DCAL. Sarà un esperimento fatto e finito, non andrà oltre rispetto a quella rappresentazione al Teatro della Pergola, ma sarà almeno per la storia del teatro in Italia un punto fermo d'avanguardia, pura avanguardia importantissimo. Purtroppo non si hanno più le maquette del di quel di quello spazio organizzato da Gordon Craig e non si hanno neanche dei disegni. Abbiamo esistono disegni e maquette di altre eh di altre
01:18:40
drammi o commedie andate in scena con la sua figlia. La D raggiunge eh, scusate, Dankan raggiunge Duse a Pietra Santa, va a abitare però in un albergo per conto suo a Viareggio, se non ricordo male, ma grazie a Duse, Duse aveva comprato la casa Pietra Santa eh, perché era gli era stata suggerita da Prigno Nomellini. Tomellini abitava già a Pietraanta da parecchio da parecchi anni. Eh, siamo nel 13, quindi direi che intorno al 5, se non ricordo male, lascia Torre del Lago Nomellini per andare a Pietra.
01:19:30
E grazie alla duse eh Dunkan inizia un percorso un po' catartico sulla spiaggia di Viareggio. Inizia a frequentare Nomellini. Nomellini la vede danzare sulla spiaggia. Quello che aveva fatto al lito di Venezia lo ripropone Danal, lo ripropone a Viareggio, sublima il suo dolore, cerca di eliminare, di scaricare la pressione del dolore attraverso la danza e Novellini le dedica tutta una serie di disegni. Ne sono rimasti 16 nell'archivio Nomellini. Qui ne avete solo tre con un autoritratto
01:20:17
di nomellini fino a comporre e a firmare nel 1914 il grande dipinto Gioia Tirrena, in cui una sorta di divinità marina, Isadora Dunkar, esce con quella sciarpa rossa, una tragica prefigurazione, se proprio vogliamo, andare a vedere esce dalle onde del mare. È un componimento oggi purtroppo diviso in due parti, una divisione che venne operata direttamente dallo stesso Novellini che probabilmente non riuscì a vendere le le l'opera così grande 4 m2 se non ricordo male. ed è la fotografia italiana più
01:21:14
importante che abbiamo sulla figura di Isadora. Il linguaggio di di Nomellini è un linguaggio che ha alla sua fonte eh il un divisionismo assolutamente reinterpretato, personalizzato e restituito con dei segni quasi cloason, no, del un modo di comporre il colore molto particolare e poi dietro ovviamente c'è tutta un'enfasi anche di retorica eroica in questa figura che eh appunto si emerge dalle dalle onde. Uno, il mare è ancora di proprietà degli eredi nomellini. Il invece la figura di di Isadora è di era
01:22:15
nella quadreria di Berlusconi, credo l'unico bel quadro di una quadreria assolutamente improbabile. Dio l'abbia in gloria. Ehm, sulla spiaggia insieme a Nomellini incontra la buona Isadora Romano Romanelli che immagino tutti voi conosciate, anche perché c'è ancora oggi a Firenze un meraviglioso studio del degli eri che continuano a praticare la scultura, fanno lezioni eccetera. Romano Romanelli si innamora, i due si innamorano reciprocamente uno dell'altro. Isadora rimane di nuovo incinta,
01:23:04
partorisce un maschietto nell'agosto del 1914. maschietto che vivrà 23 giorni e morirà pure lui. Lettere disperate alla Duse. è un destino tragico, ma la cosa importante è sono le opere che rimangono da pre di Sadona, innanzitutto il risvegno di Brunille, questa bellissima scultura che se andate nello studio di Romanelli potete vedere perché almeno dove l'ho vista io poi l'abbiamo chiesta per la mostra era proprio nel nella prima sala. questa figura ripiegata su se stessa molto alla maiol, no? c'è un
01:23:53
un'attenzione per la scultura francese e c'è una una postura drammatica con cui Romanelli che vedete nell'autoritratto del 15 eh la la fissa nel nel pronoso, ma poi anche queste due belle teste, la testa per il risveglio di Lumide e il bacia. sempre questa postura bacchica, orgiastica, dionisiaca del volto che eh alza il mento verso verso l'alto. E nella stessa postura Rigo Minerdi ritrae Eleonora Duse nel 27. Eh, questo pezzo è a Pitti e Giovanni I, scultore ligure, che ha tuttavia una
01:24:54
biografia legata sostanzialmente a Roma, concepisce questo bel monumento, questo bozzetto, un piccolo bronzo in vocazione eh per un monumento poi non realizzato a Eleonora Cuse. La postura è sempre quella e questo di nuovo ci mette un po' sull'avviso e conferma quanto si è detto a proposito delle novità con cui Eleonora Duse si presentò sulle scene a partire dai rosmer del 1906. Stiamo per terminare. Dobbiamo però raccontare ancora alcune cose circa la presenza di Dunkan nel mondo culturale italiano.
01:25:50
Innanzitutto nel cenacolo di Cesarina Burgo Sanigualino. questa giovane donna che ha 17 anni sposa Riccardo Gualino, celebrimo imprenditore socio addirittura di Giovanni Agnelli nella Fiat, imprenditore della Lux eccetera, condannato al confo Mussolini nel 31 perché perché Gualino si esprimeva in modo esplicito contro le politiche economiche anche dello stesso Mussolini, amici entrambi di Violello Venturi, tanto per darvi un un riferimento storico alto con i castelli proprietari dei cosiddetti castelli di Ses Levante
01:26:45
con altri castelli e di timore tra Torino e la campagna piemontese, amici casorati, amici di Dafne, molti la moglie di Casorati, amici di Cinzia Mogan, danzatrice dancaniana e amici, anzi addirittura ospiti, le hanno accolte di due importanti danzatrici russe, Bella e Raya Macman che qui vedete in un meraviglioso dipinto di casorati, non le vedete come danzatrici, ma le vedete in un momento della loro della loro vita quotidiana a studiare in realtà danza come la stessa Cesarina. Cesarina era andata a Parigi, aveva visto DCAN,
01:27:44
era rimasta colpita, ma fino a un certo punto. Però il i suoi maestri di danza arrivavano tutti dalle esperienze dancane, compresa Cinzia Mogan. Cinzia Mogan frequenta da subito Casa Gualino e con Cinzia Mogan e le due sorelle Markman cominciano a Cesarina e queste tre danzatrici cominciano a fare delle rappresentazioni nel teatrino di casa di Torino, quel teatrino che era stato concepito, progettato addirittura da Casorati e poi addirittura al Teatro Reggio di Torino, perché ci sarà un momento in cui
01:28:34
verso la 1928, se non ricordo male, Riccardo Gualino comprerà il il teatro, lo finanzierà, lo come dire garantirà alla città di Torino una programmazione molto importante. Grazie mille. Grazie. Quindi tra vedete anche Cesarina. Cesarina qui è idealizzata perché poverina era veramente brutta, ma tanto brutta. Qui è bellissima con questo nastrino eh sulla fronte secondo una foggia da da Apollo Greco. Eh sono questi sono due quadri purtroppo in collezioni private non garantite al patrimonio pubblico. E Cesarina però era
01:29:30
fotografa anche donna molto colta, molto intelligente, molto attiva. E qui c'è, vedete, un po' di immagini scattate da Cesarina alle sue danzatrici nel bosco intorno ai Castelli di Sestri Levante, il libro di Dal Crose, ritmo, musica, educazione, perché Cesarina era una lettrice fervente di questo studioso, così come aveva seguito anche lezioni di Rudolf Laban, un danzatore e coreografo ungherese. E dall'altra parte ho fatto una crasi a fini di tempo, troviamo un'altra danzatrice che è
01:30:22
importante ricordare, non c'entra con Cesarina e quindi con l'ambito torinese inciso la scuola di Bella Marman. sposata Hutter, quindi la scuola di Bella Hutter è stata attiva a Torino fino al 2019 per darvi l'idea della dell'importanza. È stata una delle scuole di danza più importanti in Italia. Dall'altra parte avete Gia Ruskaja, era il lo pseudonimo di un altro nome, non me lo chiedete perché non me lo ricordo, russa, che frequentava Villa Stroll Fern luogo di ritrovo di artisti,
01:31:11
scultori intellettuali a Roma. e danzatrice, eh sarà lei a fondare la regia accademia di Danza, quella che oggi è l'Accademia Nazionale della Danza, anche lei una dancaniana. Quindi questo tema del gesto della libertà del corpo, della libertà della donna, permea tutta una serie di esperienze di danza che ancora per molto tempo hanno interessato l'Italia. Ultime battute. Aspettate che questo fa i capricci. No, devo tornare indietro. Eh vabbè, non non si sovrappone. Lo sapevo, nel mio facevo una cosa, ma qua
01:32:01
vediamo un po' se ci riesco a tirarlo su. Eh eh no, niente. Lo tenete così. Eh, da un lato le interferenze russe, le interferenze dei balletti russi. uno su Esodo Pratelli con questa tela di 2 m spettacolare in cui ehm compone una scena, una decorazione per l'opera lirica dell'avviatore Drò eseguita a Parigi per Balilla Pratella e Balilla Pratella era uno dei collaboratori dei balletti russi. Siamo nel 13 e quelle sono delle isadorabili, sono delle allieve di Isadora. E dall'altra parte
01:32:54
avete Francesco Nonni, importante ceramista faentino, con una danzatrice, danzatrice però molto titolata CIA Fornaroli Toscanini, danzatrice che viene subito notata da Arturo Toscanini, viene fatta danzare alla Scala, diventerà poi una delle direttrici della Scala, ma soprattutto sposerà Walter Toscanini. il figlio di Toscanini e si esibirà anche lei con questo retroterra in parte d'Ancagnano tra l'America dove scapperà appena la situazione politica italiana si metterà male durante il regime e
01:33:42
l'Europa ovviamente qui è in un con un costume un po' lavatari quindi Qui di nuovo Nonni e Messina, la libertà del corpo e sempre queste interferenze che stanno tra i balletti russi e un decorativismo già più legato a un profumo de co se vogliamo. Quella formella di Messina e stava al centro di un camino alla esposizione Desdecoratif del 25 nella sala dei liguri. Era la sala di una villa ligure organizzata dal direttore delle belle arti del Comune di Genova e al centro c'era questa piastrella di Messina. Messina Messina
01:34:33
aveva vissuto i suoi primi 20 anni a Genova. Questo era il motivo per cui stava in quella sala. Ehm la, diciamo, gli aspetti più particolari eccentrici, per non dire isterici, di alcune danze, entrano nel vocabolario di alcuni scultori. Uno è Rick Vut, è un belka, la moglie è una dancaniana. Hanno visto insieme nel sette uno spettacolo in cui a Bruxelles Isadora si è esibita e ne esce questa F daners, questa Vierge Fall. Questa è la moglie di V che che sta danzando, eh, e quindi c'è questo diaframma
01:35:32
sottilissimo, molto labile tra certi aspetti eh isterici eh con cui si guardava la figura femminile e la il tema della follia, quindi eh come se questa, diciamo, questo isterismo consentisse, ed è quello che succede nel puro folle, nel Parsipal di Adolfov, consentisse a quell'essere umano di entrare in contatto con qualcosa che stava al di là. Quindi il tema della della danza e della follia in alcuni momenti camminano parallelamente e i due scultori di cui vi mostro due opere spettacolari avvertono accolgono questo aspetto per
01:36:33
raccontare da un lato appunto la libertà del corpo femminile e dall'altro la preveggenza, la folle consapevolezza di un Parsifal che doveva nel progetto fatto da vita addirittura specchiarsi su un piccolo stagno di acqua per un committente Leosmic che glielo aveva ordinato. Chiudiamo col futurismo. futurismo in un primo momento e quindi futurismo Marinetti è molto interessato da Danan, è a Parigi, da danzare nei salotti parigini, lo scrive proprio scrive in modo positivo delle modalità espressive di Dan, la sua capacità di
01:37:34
eliminare degli schemi, ma nel manifesto del 17 DAN è presa di mira, troppo passatista, troppo nostalgica, troppo schiava dell'erotismo maschile. Per contro le si oppongono il l'aeroplano, il volo dell'aeroplano, il rumore della mitragliatrice, l'elaborazione della macchina e quindi la povera Isadora è esplicitamente citata in termini negativi nel manifesto della danza futurist. Se Severini, qui vedete una danzatrice che oggi è al Mar, ancora aveva un atteggiamento morbido nei suoi
01:38:28
confronti. Eppure Russolo, di cui vedete il dito in alto, la l'accoglieva nel sulla sua tela. La ballerina meccanica di De Pero, parlava un linguaggio totalmente diverso. Eh, Dkan, pur essendo una donna formosa, non era per marinetti sufficientemente muscolosa. mancava tutto l'apparato muscolare, aveva bisogno di una struttura molto più forte e molto più schematica per per poter danzare. Uno dei suoi riferimenti, uno dei riferimenti di Marinetti sarà Giannina Censi. E Giannina Censi, dopo aver avuto una formazione tra il
01:39:29
balletto classico e la danza tancaniana, si avvierà verso una sorta di a creare una sorta di aereodanza, quindi acrobazie, il volo acrobatico andrà sugli aerei per provare l'ebrezza del volo. il fascino della meccanica e la vertigine del futuro, ma con dei modi più stentorei, con dei modi espressivi a scatti più geometrici, più potenti rispetto al fluire di Isadora. Isadora davvero voleva che la gestualità non finisse mai, diversamente dal balletto romantico che metteva in atto delle figure, ma poi concludeva la scena. Per
01:40:27
Isadora era importante fluire per le aereodanzatrici del periodo futurista come Giannina Censi. Qui vedete una serie di immagini sono nell'archivio del Marte. Il Marta ha tutto l'archivio della Giannina Censi, invece no. Tullio Cry, ispirandosi alla Giannina Censi, recupera queste due aerodanzatrici, una sorta di linea di forza che disegna nello spazio il movimento e eh quindi e quindi è questo tipo di eh diciamo di esperienza che sostituisce la gestualità dancana. Ultima immagine, se non ricordo male,
01:41:30
sì, dopo la Censi, l'altra importante danzatrice per i futuristi sarà Josephine Bacher. Dinamica, acrobatica, audace. macchina umana. lei sarà davvero eh il eh come dire la rinnovatrice, la figura di danzatrice in grado di assecondare il percorso intellettuale e il percorso artistico dei dei futuristi, tant'è che veniva spesso invitata dallo stesso Marinetti alle loro serate, quelle culinarie E e Josephine Bacher, vedete in tre scatti molto famosi, peraltro, fu in grado, attraverso una rivisitazione totale della figura
01:42:32
della danzatrice di assumere un nuovo ruolo esemplificativo per le modalità di un futurismo che ormai, devo dire, era ai suoi estremi. elementi espressivi. Grazie dell'attenzione. Scusate, grazie. questa questa espressione eh straordinaria ci deve dire anche come R. >> Perché hai parlato di questa sciarpa rossa, scusate perché senò iniziavo a tossire e la vedevo male e quindi parlo con una caramella in bocca. Allora, m Dan muore tragicamente, eh. A settembre del 1927 era Ninza con dei suoi amici e dovevano
01:43:56
tutti andare a fare una gita. erano in erano in tre su una macchina e lei sale nei posti dietro e ha una sciappa intorno al collo e da Nizza iniziano la promenade per raggiungere un certo ruolo e a un certo punto purtroppo la sciarpa si piglia nei raggiu e la strangola e aveva 50 anni. Quindi una morte atroce e è tragica come purtroppo tutta la sua vita, una vita veramente difficile. Ecco, non abbiamo affrontato la la parte russa che di nuovo ha rappresentato per lei una grandissima fonte di speranza perché
01:44:49
l'aveva addirittura invitata a luna Charsi in Russia negli anni 20, all'inizio degli anni 20, a fondare una scuola e a creare un teatro eccetera e per lei sarebbe stata un una meta importantissima in realtà poi una chance non le dà le risorse e quindi lei si trova di nuovo a doer mettere su una sua scuola per poter campare, poi di lì incontro con Gesedin e quindi altre tragedie sul fronte personale, questo giovanissimo poeta alcolista che la trascina in un vro, per cui ritornano in America.
01:45:30
in America eh vengono tracciati di comunismo, viene loro il passaporto, a lei viene la cittadinanza americana, quindi devono andare tornare in Europa, insomma una storia veramente complicata. il destino si è davvero accanito su di lei e però ha lasciato un un'eredità artistica molto importante perché è la prima che restituisce dignità al corpo femminile e lo riposiziona al centro della scena. >> Grazie allora. Grazie fare una domanda non è una domanda soltanto ricordare anche eh il presidente che in un
01:46:26
taccuino inedito parigino, milanese parigino di Andreotti ci sono almeno quattro disegni dal canagname, quindi sebbene i documenti ci dicono che lui ha avuto rapporti diretti con il Rubinstein che non erano ad Alcagnana, >> non erano ad Alcagnana. No, >> no, non erano ad Alcaniana. Eh, però quei segni documentano invece i suoi rapporti evidentemente o suo interesse, diciamo così, forse non rapporti personali, ma comunque un interesse per la >> che Clora non hai visto su quando sei
01:47:08
venuta o mi sembrava che l'avesse visto il taccuino. No, >> tacquino. No, il tacquino no. No, >> no, me l'ha detto lui oggi. Ecco, >> avrei una domanda da porle. Prego. >> Intanto grazie per questa meravigliosa conferenza. Questa superficialissima conferenza, ma non potevo far volevo chiedere, siccome ho parlato della danza di Matis. >> Sì. La prima volta che io ho visto que donna ai centro i capodavori diitage quando venire il culinale, poi fu tolto a metà della mossa perché di tenuto
01:47:50
falso. Lei ne sa qualcosa? >> No, di quello non in particolare. Ci sono due versioni della dance. Quello che vi ho mostrato è quello del MOMA, poi c'è quello dell'erbitage >> con il un pandan legato alla alla musica, al tema della musica e che erano stati elaborati per un committente russo da parte di Mattis. Quindi se è quello dell'ermitage, a me non risulta che sia falso. Ha colori più accesi, non è i corpi non sono rosa, ma sono color mattone e il fondo è molto più cupo, però è una dance
01:48:30
riconosciuta, per quel che ne so, come autentica. Se è quello dell'erbitrage. >> Lì c'era qu era 132 e a metà della mostra fu ritirato perché >> questa cosa mi giunge veramente molto nuova. >> Eh cioè sì perché potevo anche proiettarvi questa sera quello dell'erbitage. Sono all'ermitage esposti la dance e la music sono nel nella stessa sala. misteri >> non ci sono >> ci sono altre domande? >> Ok, >> allora grazie a tutti.
30 GENNAIO
Il ritratto borghese dalla Restaurazione all'età umbertina
Silvestra Bietoletti
Abstract
Nel corso dell'Ottocento il ritratto, pur fondato su canoni estetici di lunga tradizione, si rinnova profondamente, adeguandosi ai mutamenti culturali e sociali dell'età moderna. Accanto alla rappresentazione ufficiale emergono nuove forme di indagine introspettiva, capaci di restituire l'identità e il ruolo dell'individuo nella società, dando origine a un linguaggio moderno e internazionale del ritratto.
***
Silvestra Bietoletti: storica dell’arte, allieva di Carlo Del Bravo, si occupa di cultura figurativa dal Neoclassicismo al Novecento. Ha collaborato con la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e con i Musei Nazionali di Lucca, curando allestimenti e mostre. Studiosa dei Macchiaioli, nel 2025 ha curato due mostre per il bicentenario di Giovanni Fattori e ha contribuito alla mostra dedicata al pittore pesciatino Luigi Norfini, attualmente in corso a Pescia.
00:00:00
E il sindaco si scusa, ha detto forse viene dopo alla fine per un perché ha avuto un problema e viene forse alla fine per dei saluti. Ecco, mi ha detto di dire questo a tutti. La Silvestra è presentare un'amica compagna di studi. Anche lei è stata allieva del nostro comune professore a Firenze, Carlo del Bravo. E poi lei ha, come dire, non non vorrei che tu la prendessi male, però credo che sia un complimento. È l'erede naturale di Raffaele Morti. Posso dirlo? Grande complimento. Meno male. E cioè lei si è specializzata,
00:00:59
se bisogna trovare nel raggio ampio delle sue ricerche si è anche molto focalizzata sulla pittura di macchia, macchiaioli sia come eh gruppo, sia come singole monografie, eh sia pubblicando volumi, sia partecipando e organizzando mostre non solo nelle varie sedi toscane, ma anche fuori, ricordo Padova, eh Torino, Roma, eh mi pare, se non vado a memoria e quindi è una veramente una profonda conoscitrice della pittura e dell'arte in generale, non solo pittura, anche scultura, perché si è occupato di Lorenzo Bartolini
00:01:53
e in Toscano, quindi ha partecipato, e questo va ricordato, ha partecipato anche alla mostra di Lucca e Pescia su Luigi Norfini, quindi il credo che l'argomento del suo la sua presentazione di oggi sia concentrata sul tema del ritratto che è il è un po' il il punto focale della SP soprattutto della sezione pesciatina della mostra e quindi aspettiamo con curiosità questo panorama della pittura di ritratto tra neoclassicismo fino al >> 96 >> fino alla fine del dell'8, quindi avremo
00:02:43
un percorso molto molto ampio. >> Silvestro Lega Silvestro Lega ha attribuito. Sì, è per dire il quadro uno dei delle due principali scoperte non norfiniane della mostra di Palazzo Galeotti sono venute fuori grazie ai restaurato la firma di Morelli che è stata un'acquisizione importante, dall'altra il restauro, bel ritratto di giovane che Silvestra ha attribuito in maniera credo molto fondata a Silvestro Lega. Quindi, diciamo, i due pezzi forti oltre a Norfini, i due pezzi forti della mostra di Pescia sono in
00:03:33
qualche modo legati a Silvestre e al suo lavoro. Quindi buona serata e buon ascolto. >> Grazie. Metterei qua sì, forse sì. Registra. >> Buonasera. L'immagine che vediamo, che secondo me è molto accattivante, l'ho messa come incidita la nostra conversazione, non è per niente una cosa della restaurazione, ma è un pochettino più antica, perché il il gusto per il ritratto come tale come espressione di una situazione umana senza importanze aristocratiche, sociali politiche o di ruolo del personaggio
00:04:43
raffigurato. È una cosa che nasce proprio in epoca quando il genere stesso del ritratto torna ad essere importante e ora sì, ora sì, >> prima tutto però è messo allo stesso livello del quadro di storia. Tantoè vero che la letteratura artistica e anche i saggi critici dell'epoca dalla diciamo la milizia cicognara per intendersi, quindi 50 anni di pensiero estetico, insistono sul valore di ritratto fatto essenzialmente da un pittore di storia perché è lui che può dare nelle immagini raffigurata
00:05:25
tutti i valori etici e civili che la figura umana può avere in pur essendo una persona qualunque. Il quadro che vediamo adesso è un quadro scozzese del 1795-96 e rappresenta un reverendo americano in un momento certo non autorevole della sua esistenza, mentre pattina sereno su un laghetto ghiacciato vicino aurgo. Il reverendo si chiama Walker, il pittore si chiama Reb è un pittore che con molti pittori del tempo avrà una sua formazione nella Roma internazionale negli anni settecenteschi del primo 800.
00:06:13
Roma diventa veramente la capitale delle arti per il rinnovamento figurativo nel mondo nel diciamo nell'Europa classica. L'immagine successiva è questa ed è un doppio intratto fatto da David alla ai cognati, la signora e la sorella della moglie di David, Serisia, Emilie Serisia. E lui è un personaggio che avrebbe avuto poi anche un suo ruolo bonuso nel mondo del direttorio e anche in questo caso quello che viene messo in in in alcuni artista dell'attenzione chiaramente non è la loro importanza politica e sociale che
00:06:58
l'uomo avrebbe potuto avere, ma è quasi la quotidianità del loro vivere un atto evidentemente sportivo con tanto di frostino e lei ha questa legata al concetto femminile con questa grazia del vestito direttorio che sembra illuminare quasi con questo bianco intenso, un quadro punto di vista straordinario per il gioco dei pochi colori usati. Questo del bianco, torno a dire è esaltato dal intenso della sciacca e che riprende anche il colore del naso e i capelli in questa affabilità della fisionomia.
00:07:37
e nel nel quadro di lei questa sorta di stupore invece del volto del dell'uomo come se guardasse con un punto che lo sta riprendendo quasi con una sorta di pudore di fronte all'occhio del del dell'artista che gli raffigura, che è un po' quello che poi succede a tanto a tanti di questi dipinti eseguiti in anni, questo è del 1815, appunto, in un ambito romano dove l'internazionalità dei degli ocultori è totale. in questo caso un artista danese Eesberg che arriva a Roma nei primissimi anni
00:08:17
dell'8 dedica essenzialmente al paesaggio, ma ovviamente frequenta anche le varie le varie accademie che sono presenti a Roma, in questo caso anche quella danese il cui protagonista principale è in quegli anni un grandissimo scultore che è, scusatemi, Thorbarden, e la signora raffigurata con questa sorta di quasi di pudore anche lei di fronte all'enocchio del dell'artista che la sta raffigurando. è proprio l'amante di di balsamo. e le trovo raffinatissimo il quadro che già sembra suggerire quel
00:08:56
gusto di D Mayia nel vestito di lei, così di questa senza mussola stampata scopa moderna anche in questo caso con questo gioco di riprendere nel gioco nel colori del dei fiori che esasperano quasi la sua il suo la sua acconciatura e quello che è poi la decorazione del vestite. Ma altrettanta grazia, altrettanta disponibilità verso la fisionomia non per forza messa, diciamo, in pompa della figura rappresentata. È un quadro di Fabru, Fran Suassa Salvia e Fabro, il pittore francese che comincia anche lui agli
00:09:37
euro di comincia la sua carriera a Roma. Poi nel 1793, come tanti pittori lascerà a Roma per i problemi di insofferenza della popolazione romana nei confronti dei più rivoluzionari e si trasferisce a Firenze e a Firenze vivrà tutta buona parte della sua vita, se ne andrà via solo nel 1825 quando la signora che vediamo il ritratto morirà. Lei è la contessa l'amante di Alfieri che si era trasferita a Firenze negli anni primissimi, ultimi anni 80 del 700 e che avrà poi un legame affettivo sentimentale con Fabre
00:10:22
che la riffigura più volte negli anni, ma questo è ritratto del 1818-20 e lei è ormai una donna non più certo nello splendore della giovinezza né della sua eh mondanità internazionale, ma è quasi riprodidotta nella sua piete domestica con questa eleganza dell'abbigliamento, non ci sono dubbi, ma anche con questa attenzione affettuosa al viso di lei che sta invecchiando, di chi conosce bene una persona e lei con altrettanta libertà si pone sotto l'occhio dell'artista a farsi ritrarre così comeè, ma uno
00:10:59
forse dei pittori che a Firenze in quel momento siamo alle soglie del 1820 fa cose eccellenti, rinnovando proprio in ambito fiorentino quello che è il gusto del ritratto e Ang in questo caso raffigura una la figlia di un industriale della paglia svizzero che si era trasferito a Firenze all'inizio del insieme insieme diciamo alla cultura napoleonica. Lei si chiama Jean Gonen ed è un ritratto straordinario, ha concepito secondo quella mentalità del turismo metodologico ideato a Firenze da Angra e da Lorenzo Bartolini,
00:11:45
compagni di studio a Parigi nell'atti e che fin dai primi da quegli anni giovanili e siamo 1800 1805 5 avevano guardato al mondo dell'arte rinascimentale con la volontà non di imitarla, ma di confrontarci metodologicamente. Quindi la cosa può ricordare ancora anche più grande entrate del 4 del 500, ma poi quello che che lo che lo rende accattivante e presente è questa sorta di attenzione affettuosa e attentissima attuale nella al volto di lei. Her, anche negli anni romani Hanger avrebbe
00:12:36
vissuto a Roma come inizialmente come pensionato dell'Accademia in Francia, allora ancora a Palazzo Mancini e dal 180 al 18-19 quando eh e per più molto difficoltoso mantenersi e quindi il mondo è cambiato dopo la caduta di Napoleone i soldi che anche l'Accademia di Francia all'inizio riceve non sono i medesimi di prima, non sono soprattutto i medesimi per gli studenti che si erano informati in anni napoleonici e dunque lui si deve trovare da fare in qualche maniera e cominciano a disegnare
00:13:24
ritratti soprattutto per l'ambiente per i possidenti stranieri o turisti stranieri che frequentavano all'epoca Roma. In questo caso tratto di famiglia si concepito secondo quelle che sarebbero poi diventate ancora una volta le convensioni del grande ritratto Bermeer e che poteva avere una sua origine nella conversation peace di cultura inglese. La famiglia radunata entrò a pianoforte dove la la seduta evidentemente è la più adatta a fare musica. un ritratto che nella sua apparente affabilità è un
00:14:01
ritratto di malinconia, un ritratto fatto il ricordo della del padrone di casa, l'uomo in piedi con la posaoleonica, se vogliamo, che a questa data siamo nel 18 era già morto dal tempo. Evidentemente il bisogno di ricordare nella nella quotidianità fabbile della famiglia fa sì che fa che Angra riesca a a ricostruire intorno a questo ambito domestico dove le pieti sono decorate, dove il locoocco del bambino è in terra accanto al pacchettino poggiapiede della madre. lo scialle de Cashme che come
00:14:40
cominciava ad essere di nuovo allora il signore più ambiente della società a quasi a suggerire come gli affetti familiari continuino al di là della della natura stessa che rompe così drammaticamente le nostre esistenze. Ma il la scena di conversazione di Gusto Di Meer è raccontata in questo quadro che mi trovo molto accattivante. Sono passati diversi anni. Siamo in ambito goriziano, un pittore che si chiama Tomins che si specializza anche lui a Roma. Lui lavorerà a Roma, studierà l'Accademia di
00:15:21
San Luca dalla fine dal primo decennio fino fino al 1821. In questo caso è già tornato invece nelle sue terre e costruisce un quadro da mio punto di vista molto accattivante al di là dell'attenzione evidentemente minuziosa, la fermità di queste signore che non sono proprio nessuno, non si sa neanche chi siano nella realtà. C'è chi dice che si chiamano moscon, chi dice che si chiamano fiuli, quindi evidentemente non si sa chi siano, ma in questa sorta di casa preziosa affacciata su un paesaggio amplissimo che non può
00:15:56
certo essere quello goriziano con questa eleganza delle loro veste sul divano tipicamente dimer e mentre servono il caffè in chicchiere eleganti che sono evidentemente quelle del dell'epoca con questa preziosità anche del loro delle loro acconciature tipiche degli anni. Peraltro siamo proprio fine anni alle 20 e lo si vede bene anche dalla continuità di questa di questo gusto che è anche quello che di questo quadro secondo me è più delizioso di quello che abbiamo visto prima dove si gioca anche con la grande
00:16:31
buco e pesci rossi in una situazione che non si capisce se è una sorta di arazzo dip raffigurato, anzi quasi una sorta di parato dipinto alle spalle del signore o la realtà, mentre più banale, secondo me, comunque un pittore sempre d'aria veneto asburgica per intendersi. E lui si chiama Michelangelo Grigoletti e la famiglia, in questo caso è una famiglia invece che è nota che si chiama Fossati. dove questo gruppo si raduna intorno alla alla nonna la signora sulla destra, vedete con la sua grande elegantissima
00:17:09
cuffia e e poi genitori e le e le figliolette intorno di cui una po' leziosa che però recupera una posa importante come una posa canoviana quasi della della fanciulla che parla della danzatrice di nuova e ancora sempre in ambito di chiamiamolo convenzionalmente dimare Un quadro per me straordinario dove davvero qui una signora portese nella consapevolezza del suo ruolo sociale, lei è la signora Milius. I Nus sono proprietari di filande importanti nella Lombardia dei tempi dell'8. Il quadro
00:17:49
che è veramente un quadro di una bellezza sorprendente nella consapevolezza di questa signora che si fa ritrarre nella sua imponenza anche fisica evidentemente questo straordinario scialle di Panasien così raffinato in questa sorta di bizanteni che decrono le spalle in questa cuffia in questa gioco prezioso pramente indinato dall'artista ista di creare i rapporti tra questi nastri azzurri che rompono la serverenità del rapporto bianconero su cui invece impostato anche in questo caso con una sorta di
00:18:30
disponibilità affettuosa di trascorrenza della della narrazione che è tipica del periodo della restaurazione questo ripiegarsi su un gusto domestico, su cose che non che non vogliono parlare il tono alto del grande qualitia, ad esempio, ma preferiscono alla storia del tempo medievale e quando la si racconta la si racconta con come se fossero quasi novelle di un mondo che trascorso da poco che ci può essere vicino come modello etico o morale, ma che soprattutto ama questa sua vita nella quotidianità con un rapporto con
00:19:15
la natura. che diventa una natura affabile, addomesticata, perché è così quella che piace all'uomo e non quella che ci sopraffà, ma quella che l'uomo riesce in qualche maniera ad ordinare, a rendere appunto ordinata in una dimestichezza affettuosa, se possiamo dire così. E come questo gusto, non so se pensi questo gusto eh espresso da Aliens straordinario del tratto femminile, così farà un pittore che invece era nato assolutamente con l'impolenza del grande quadro neastico che parla di storia etica che deve
00:19:58
insegnare essere un monito, come aveva fatto Campucini, Vincenzo Campucini qua. AT del della uccisione di Virginia, del morte di Cesare e che in questo caso rappresenta un suo amico artista con la grande posa a quadro evidentemente dal tratto quasi neofristianesco. Eppure riconducendo il tutto in una situazione di di quotidianità e di trascorrenza quotidiana nellaabilità dell'incontro con l'amico che puoi ritrovare passeggiando per Roma, puoi trovare nelle nelle aule dell'Accademia di San
00:20:38
Luca e parlare d'arte con lui se ma nel come succede abitualmente, diciamo così, tra colleghi. E tornando a questa gusto per, diciamo, turismo metodologico di di cui abbiamo accennato parlando di un ritratto straordinario secondo me di Lorenzo Bartolini, un ritratto mai diventato umanno è rimasto quindi a questa situazione di di gesso, un ritratto privato che rappresenta la moglie dell'artista raccontata nella diità. Comunque neanche l'accciatura non è più quella imponente, preziosa che
00:21:22
abbiamo visto nei quadri, elaborata, che abbiamo visto nei quadri anche di A. questa sorta di di situazione domestica quotidiana con i riccioli che scendono alle spalle dove quello che conta ed è vero però è riferimento ancora una volta diciamo alla all'attenzione al al grande tratto alla grande cultura rinascimentale a questa sensibilità a Fabio della fisionomia con queste attenzione affettuosa nel nell'artista che sembra quasi accarezzare su delle i profili della scultura con la tenerezza che rende struttura, scusate,
00:22:03
del modello che rende con dire con con esplicitamente quello che è l'affetto dell'artista per la persona raffigurata. Con questa attenzione alla quotidianità che si fa espressione alta dell'arte, così come avviene in questo per me straordinario ritratto di uno dei giovani attieri di Giuseppe Pezzuoli, un ritratto olio su carta, quindi una cosa anche questa di no così importante, no, che non deve diventare un oggetto da passare alla storia dove questo ragazzo quasi poco più che adolescente con questi
00:22:41
pasti che stanno nascendo adesso e di più lui probabilmente orgoglioso perché la prima volta finalmente ce li ha con questa non forse non si vedo fatto bene, lui ha questa cuffia da sui capelli che protegge probabilmente dal freddo e che magari lo aiuta anche a tenerlo in ordine mentre lavora. Siamo nella intorno alla metà degli anni 30 con questo grande fiocco rosso che esalta la fisionomia. L'artista si soffermaosamente anche in questo caso sulla sulla non solo sulla a raccontare la fisiane dei particolari, ma quasi
00:23:20
suggerire quello che è lo stato d'animo del giovane che si fa ritrarre dal suo maestro. e eh proseguendo negli anni 40 questa sorta di attenzione alla alla casualità del ritratto, alla anche a quello che il sentimento che la figura dell'artista può cogliere nella nel personaggio raffigurato, se nel nel suo aspetto quotidiano e non legato ai modelli della moduli della tradizione del tratto è in questo signore, questo gentiluomo eh che si porta l'occhialetto, non so se si intuisce, lui ha un ha un monopolo,
00:24:08
cerca di guardare meglio possibile, come detto, forse c'ha problemi di vista anche lui, quello che non è evidentemente fuori dal nostro campo di visione e per guardare meglio si appoggia con estrema disinvoltura allo spianale della sedia, cioè quindi sedendo in maniera anche informale, diciamo, sulla sedia. È tratto fatto da un importantissima importante ritrattista del del prima metà dell'8 lombardo in questo caso che si chiama Giuseppe Mortelli, un pittore di genere, come si diceva allora. fa
00:24:44
quadri che rappresentano signore disperate perché lasciate dall'amante o persone che si donne che si vanno a confessare titubati per il riguardo alla loro possibile o meno assoluzione, bambini che giocano tra di loro, spazzacamini che diventeranno poi un po' il suo cavallo di battaglia, ma anche un grandissimo ritrattista essenzialmente dell'aristocrazia lombarda, in particolar modo di casa Tiburcio. Pogoli, ma anche evidentemente di persone. Chiaramente il ritratto diventa borghese, ma le persone spesso sono
00:25:24
perlomeno dell'alta borghesia. difficile che siano un po' più sotto per anche per motivi di denaro per comunque la cosa che diventa secondo me affascinante come più frequenti un più l'artista si avvicina a rappresentare un mondo che pur consapevole un proprio ruolo sociale e politico che diventa sociale soprattutto diciamo e economico che diventa sempre più legato a un mondo che non è quello dell'aristocrazia ma è quello della della borghesia e questo succede soprattutto per quello che
00:25:57
riguarda la penisola italiana in Lombardia e in Toscana, là dove c'è anche un'apertura intelligente da parte dei dei nobili nei confronti di questa nuova classe sociale che può dare tanto a Firenze, per esempio, ma così anche a Milano, in quello che era il casino dei nobili, a Firenze si chiamava si sarebbe chiamato dal 1852 dell'onore Sono moltissime le persone che non sono per niente nobili di nascita, ma che sono appunto questa classe borghese che si fa avanti che ovviamente ha molte possibilità economiche perché
00:26:38
lavora nell'industria, perché dà vita alle banche che sono ancora più importanti dell'industria per certi aspetti e che dunque vengono ben accolte ben volentieri in questi ambiti che invece comunque vanno stanno consapevolmente perdendo importanza sociale lentamente, piano piano, ma quelli più accolti l'accord accordo intelligenti se ne rendono cominciano a rendersene conto. la sorta di divertimento, diciamo, di mortine raffigurare personaggio che si chiama proprio il tratto dell'uomo con
00:27:15
il monopolo, ma che del monopolo, cioè cioè lo dobbiamo cercare, dobbiamo cap guardare bene per capire in fondo non si vede. è quello che poi negli anni 40 dell'8 riguarda un po' tutta la cultura europea essenzialmente italiana e francese, cioè questa volontà di guardare in maniera totalmente nuova eh al mondo che ci circonda. Ho detto prima che la restaurazione ama la natura ordinata, la consapevolezza che l'uomo può curare il proprio orticello così come la grande tenuta. Ecco, negli anni
00:27:53
40 cambia proprio. c'è la volontà da parte della classe intellettuale di conquistare il mondo, di sapere che si può ehm come si può dire che si può mettere in gioco in qualsiasi modo, in qualunque maniera, anche nei confronti della natura, la natura che non vuole più dominare, ma che anzi diventa quella che è nella sua interezza di verità e anche di bruttezza, se se può succedere, così che non c'è più il bisogno di edulc orale quando ci circonda. si cancella il mondo della restaurazione, la cultura
00:28:29
delle restaurazioni, anzi la si va contro quella cultura proponendo modi che sono anche che cercano una verità al di là della di quella che era l'aspetto di affabilità che la bellezza pretendeva, il decollo della bellezza pretendeva e a seconda della persona che viene raffigurata anche con più o meno intelligenza da parte di sia del, diciamo, dell'artista che del ritrattato. In questo caso la signora Spini, Anastasia Spini, bergamasca che con tutta consapevolezza di sé si pone di fronte all'opera dell'artista per
00:29:11
niente addolcendo la sua fisionomia o volendo di sé un'immagine più affabile o meglio più graziosa di quello che è, ma nella consapevolezza che il suo ruolo sociale è sufficiente a ribadirne la la il a ribadirne il ruolo, diciamo così. importante che sia la sua cultura diente donna alle spalle ha voluto un calamaio, un libro quindi ma anche unaffabilità nei confronti del mondo, lotto in primo piano a che lei sta dando dei minuzzoli e certo una fisionomia non bella. pittore è un pittore straordinario cono
00:29:49
che si chiama Carnovali, Giuseppe Carnovali per noto come Piccio. Piccio lombardo di scioccherello, eh, ma evidentemente lui era semplicemente affabile da aspettare anche questi soprannome sapendo che cosa permette il quadro adesso sta all'Accademia Cata e capite bene questa donna vestita anche con una grande attenzione alla alla moda alla alla semplicità lombarda, se vogliamo della moda del tempo, dove però spicca, guarda caso, con molta forza un bianco, rosso e verde quasi a far ribadire attraverso
00:30:29
la la il ritto della donna anziana quello che è anche però il suo amore patriotico. diciamo negli anni 40 e già se stessa sta facendo una cultura soprattutto come quella sopra il bisogno di imporre o o comunque di proporre le proprie posizioni patriotiche, ma l'aspetto di come si può dire di forza quasi caricaturale che abbiamo visto nel tratto nel volto della Sera Spili viene fuori con ancora vemenza, se si vuole, in questo proprio volontà del vero a tutti i costi che non va ricondotto ad armonia in questo ritratto di cui di un
00:31:15
personaggio che si chiama dipinto da Antonio Cuccinelli nel 1844 e non salto, ma secondo me, non so se si riesce a vedere bene il senso del del vero che sta, diciamo, virando verso il realismo. Se se così il realismo siamo nella metà degli anni 50. in questo caso il pittore, un pittore svizzero che però lavora studia a Firenze che si chiama Antonio Ciseli che con consapevolezza crea, se si vuole ancora una volta una scena di conversazione, ma la crea con un tono pacato, austero, quasi quasi protestante, potremmo dire,
00:32:09
con questo eh ruolo della evidentemente anche educativo che i genitori hanno nei confronti delle delle loro prove. tanta e numerosa inni, evidentemente dalle ragazze che sembrano più adulte fino alla bambinella ancora in fasce raccontate in questa in questo paesaggio così tipicamente toscano con la grande casa importante, ma non ma non villa di di valori architettonici e dove quello che fa poi il senso di importanza anza del, diciamo così ambientale del ritratto è questo panno scozzese azzurro e celeste messo quasi
00:33:00
sulla vera del pozzo questa sorta di pseudologia a chiudere a chiudere la a rendere più ompleoso e e accogliente forse quella quello spazio quasi incantevole che trovo e che proprio sembra sembra segnare il passo tra quella che era una cultura, appunto così di proterla, forse una parola forte, ma così così convinta che bisognava rompere gli schemi di una mentalità convenzionale comera stata quella della restaurazione per arrivare poi invece a un rapporto con la con il con la realtà che sembrava
00:33:45
poter governare la vita dell'uomo moderno. Ed è nel caso di Ciseli non c'è mai questo senso di, almeno non in questo quadro di fatica del vivere che la modernità può comportare, ma che negli stessi anni poteva venire fuori in dalla letteratura europea basta pensare a Madame Parì, per esempio, in questo senso dove il il realismo perfetto di romanzo come quello di di Fer dove Eh, la fatica del vivere è costante e raccontata in maniera eccellente in frasi brevissime, ma così puntuali da toccare l'anima di
00:34:32
cui legge e a volte facendola prendere anche dal dolore, dalla sofferenza e contemporaneamente dalla cogliere quasi l'interezza che l'artista è riuscito a mettere nelle pochissime frasi sufficienti. a raccontare la vicenda umana. Poi quello che riesce a fare in questo caso Cisi, ma che riesce a fare in maniera ancora più sorprendente Puccinelli, che è lo stesso del del ritratto che abbiamo visto prima, è in questo straordinario ritratto, siamo nel 1858 di una donna toscana consapevole di quanta fatica può
00:35:15
comportare il suo essere donna in un momento in cui il mondo cambia, ma e quindi lei vuole sempre con sempre peggior convinzione far parte attivamente di questo mondo, sapendo che poi tutto gli è concesso, ma non soltanto e quindi il suo dover si vaccamenare, se così si può dire, in una società che pure accettando il il nuovo modo di comportarsi e di agire, non le permetterà certo di fare tutto quello che forse la sua intelligenza, che fosse intelligente, lo si capisce anche dal suo sguardo avrebbe
00:35:52
permettere una sorta davvero di Madame Bovarì senza la fatia che purtroppo Madame Bovarì aveva, ma che concediamo nella sua nella sua disgrazia di ragazza di provincia francese e con altrettanta forza, un bellissimo bellissimo per me almeno ritratto, siamo nel 1865, sono passati diversi anni dal ritratto che Pucinelli ha fatto la signora Morrocchi e la differenza la squintuve anche guardando cose, diciamo, della convenzione. Le mani della signora Morrocchi sono mani che sicuramente non hanno mai toccato nulla
00:36:37
se non fosse unicano e il pittore ritrae per quello che sono nel suo giocare su questa sorta di eh come si può dire quasi di timore eh che far ritrarre la signora quasi usando la fonduccia come se fosse una cosa rassicurante, non una cosa di prestigio. Nel caso di fattori le mani sono mani vere, tra virgolette, appoggiate con forza sulla gonnaima di questa di questa cremolina nera che la moglie l'artista indossa in un quadro che Raffaele Montra che l'abbiamo citato prima Claudio diceva essere fare pandan con i ritratti
00:37:22
del bronzino cioè dal bronzino del 500 si passava un tratto come questo per dire la grandezza della vita artistica nella Toscana nei secoli. quadro secondo me straordinario anche per la forza con cui l'artista si posa sul volto di questa donna, un volto intelligente e attento eh sotto lo sguardo del dell'artista che la staff figurando con questo con questa attenzione affettuosa che però non diventa mai, come si può dire, un rapporto convenzionalmente privato, cioè lei rimane un ruolo della figura ritratta,
00:38:04
anche se cioè non non si concede alla tenerezza di essere sottocchio nel ritratto d'andamento quo veramente bellissimo. Questo è uno dei tratti di Fattori che sta alla galleria nazionale moderna e mondità, ma invece insicurezza e figlio in un realismo evidentemente narrato in una maniera diversa da quella conceputa da da fattori per ritratto della moglie e quello usato daini in questo straordinario ritratto di un amico pittore che è Cristiano Banti. Ore che tra le sue tante ha tenuto possedeva anche la bella casa di
00:38:48
Montemurlo vicino sopra C Pistoia Prata Pistoia che viene raffigurato dall'artista in una maniera tipica della della vittica della vittra artistica che si sta ammodernando secondo il gusto borghese del tempo. Il Signore è che sta avanti è in una situazione intermedia. Non sappiamo se è appena uscito, sta per uscire, scusate, ma se è appena rientrato con il CV e il mantello appoggiati con grande casualità sulla portoncina a Cantalduri. Appoggiato al lui stesso appoggiato al al bastoncino elegantissimo che gli serve in questo
00:39:30
caso proprio da per rendere più più fluida la propria la propria cosa. Sta fumando. La casa è una casa moderna con dei parati eh di carta probabilmente papier vento alla alla pareti con delle stampe eh incorate secondo il gusto moderno del momento, cioè col grande paspartnice dorate. un quadro dire secondo me di grande vale esigenza che avrebbe portato questo guardando essenzialmente poi la cultura fiorentina del tempo in generale come ritratto non è più ritratto solo sulla figura isolata nello
00:40:21
spazio, ma può diventare il ritratto animato ambientato in una situazione domestica o anche eh naturalistica, ma facilmente riconoscibile che accentua quella che è la personalità del personaggio rappresentato. Ma perché f esperienizia non è saltato? Il personaggio che fuma è anche questo signore, giovane signore milanese, rappresentato da un grandissimo artista che comincia in quegli anni a fingere che si chiama Tranquillo Cremon. un la mano su evidentemente la sigaretta dal senso della trascorrenza del tempo. è come se
00:41:11
vedessimo il il momento che l'artista rappresenta fuggire rapidamente di fronte a noi e questo senso di trascorrenza nel caso delle dei ritratti della fine degli anni 60 è dato anche dal soprattutto quando vengono di pittori così di qualità come come Cremona, eh da questo indifferenza alla cura uomo elegant evidentemente, ma che ha quest non si rende conto che il sua fanciotta ha preso le pieghe, che i suoi guanti stanno probabilmente scivolando sul sullo scialle che di cola che è appoggiato con sulla poltroncina sullo
00:41:56
suo sguardo stesso dove malinconia e turbamento e anche una sorta di snobistico atteggiamento si fondono quasi a suggerire come quel mondo del che sembrava essere un'espressione rassicurante, cioè di presa di posizione, diciamo, di consapevolezza dell'uomo del mondo che sta sfuggendo e lo si intuisce anche un grande per me ritratto femminile questo di Giuseppe Abbati del della signora si chiama Teresa Fabrini ed è una donna anche lei in piedi una situazione di titubanza un po' anche quantomeno di
00:42:39
difficile comprensione del suo stato. sta uscendo, sta rientrando, si sta mettendo il guanto, si sta togliendo l'altro guanto e comunque di eh come si può dire di rapporto difficoltoso con l'esistenza, di di eh insicurezza nuova nei confronti di questo mondo che sta cambiando molto rapidamente, perché il decennio, il settimo decennio dell'8 è un decennio difficile per l'uomo per l'uomo. è un decennio che da le sicurezze iniziali per quello che riguarda, diciamo, l'Italia che era
00:43:15
diventato unita nel 1861 e che va verso il 1870 con assai meno sicurezze che poi sono a livello internazionale la caduta di fede nei valori di positivismo, comunque nell'idea che la scienza non era poi più così una cosa in cui credere fermamente, ma bisognava cominciare a a prendere a prendere la consegno se così si può dire, e per un mondo, nel caso specifico colto come e anche così fondamentalmente mansignano e democratico come era quello di Macchiaioli, anche la delusione finta di vedere una politica che andava in
00:43:56
tutt'altra in tutt'altra direzione, ma ehm una come si può dire una fatica del vivere pur nella descrizione di forte realismo conturbante eh nella in questa in questo rapporto con la quotidianità anche rappresentata in un altro ambito della della penisola italiana qui che siamo in Veneto e tuttore stiamo con Mentiore e professore dell'Accademia delle Arti di Venezia dove le due figure rappresentate sono come la volontà di guardare attentemente a una delle espressioni delle modernità, agregotipo
00:44:44
e la fotografia che diventano espressione eccellente e amatissima soprattutto per la rappresentazione dei ritratti dove la figura dell'uomo ha un argine che spesso viene concepita anche nel nella fotografia, cioè la figura di tre quarti, mentre lei si mette con la forza quasi di un ritrante ritratto rinascimentale, cioè ci guarda frontalmente con la consapevolezza di sé nella pur in questa turbamente la parola con questa fatica, diciamo, che il mondo moderno ti costringe a eh a provarlo. E questo senso di un realismo
00:45:33
che ti porta a fare i conti con il mondo che ti circonda è quello che un grande scultore italiano che si chiama Augusto Rivalta mette che sarebbe poi diventato professore all'Accademia delle Arti di Firenze mette anche in un ritratto che doveva essere un ritratto ufficiale di un personaggio che a questa data era già morto da una decina d'anni, quindi la scultura del 1869-70 e che è caduto verso il ponte di Cavur dove Cavur è rappresentato non certo negli ufficialità in cui siamo abituati
00:46:06
a vederla magari nel monumento anche che li fa più pre per Torino, ma in questa sorta di signore poltrona eh con le gambe accavallate che giocano con i suoi donchiali mentre smette di leggere una lettera meditarci sopra in maniera più intima e privata. Ma il 1870 segna proprio una sorta di confine con questa situazione di cui dicevamo prima, creando delle una disparità di linguaggi, una una profusione di linguaggi figurativi che proprio da suggerisce come questa società stia stia facendo fatica ai nei confronti
00:46:52
di fronte a questo mondo che cambia tanto rapidamente. ente anche eh costringendo a concepire proprio il tempo in maniera diversa. Nel caso specifico un quadro che potete credere davvero forse in maniera molto più accattivante. Questo è Luigi Norfini quadro del 1875 ed è il anche ora alla volta un industriale importante, in questo caso un industriale della sega pesciatino che si chiama Francesco Scotti. un ritratto alla francese anche nella anche nel taglio per un ritratto che taglia la figura così di tre quarti molto è
00:47:33
convenzionalmente della francese un modello che io penso che ehm che Murfini abbia potuto vedere proprio cominciando a da quando sta a Lucca. A Lucca lui frequenta case aristocratiche del mondo straniero, ville, tipo quella di noi Berk, dove va a cercare oggetti e suppelletti per ridare il castello di Brol, il vettino di Caso. Ed è molto probabile che in queste case aristocratiche trovi vinti aristocratiche di personaggi non italiani, trovi dipinti di di casa di gusto francese. Comunque un ritratto
00:48:21
bellissimo, secondo me davvero è anche sorprendente nel percorso, devo dire, nel percorso artistico di di Morfini, tanto che piac così tanto ai committenti che li raddoppiarono il il patto patuito, quindi per lui è anche una bella soddisfazione. Ma lui se lui riesce ancora guardate ancora il volto con questo così segnato che con questo sguardo intelligente ma stanco nell'uomo che evidentemente ormai ha una sua età e dunque la sua importanza sarebbe diventato proprio come succedeva e succede tutt'ora ai
00:49:01
personaggi del mondo dell'industria che diventano spesso personaggi anche del mondo politico che avrebbe finito la carriera come il deputato per italico, no? E lo vedete che c'è anche un simbolo, ancora una volta una sorta di cimice tricolore allo e questa disparità, eh proprio questo questo può dire proprio questa cercare modi nuovi e diversi di parlare. anche la ritrattistica evidentemente si adeguava. è un pittore che era stato che si era formato negli anni centrali dell'8, che era diventato il frattista
00:49:42
di fama internazionale. Ovviamente anche tra i suoi tra i suoi personaggi sarà anche la principessa Materita gioca a ritrovare un lustro prezioso nel fare un ritratto di famiglia, quindi una sorta di scena di conversazione. Certo, siamo su tutto un altro piano montano di quelli che abbiamo visto nel Custo di Vera dove si insisteva su questa domesticità del focolare. Qui proprio si gioca invece al lusso prezioso della signora. è una signora americana, peraltro, con questo eh fuscia delle bambine rose celeste dove
00:50:22
rimando chiaramente e anche ai ritratti delle nuarche, quelli avevano già dei ritratti infantili noarche cominciato ad avere una loro importanza internazionale, ma che evidentemente ai quali evidentemente l'artista guarda, riconducendomi però su una sorta di di mondo esotico a tutti i costi dove l'esotismo ismo po più grande dato dallo straordinario paraento giapponese alle spalle della della famiglia dove la signora compiaciuta si a giocare con i suoi bambini che si affannano a guardare stampe
00:51:01
più o meno incuriositi o divertiti da questo e con la stessa mondanità uno scultore ehm Lucchese Augusto Passaglia ha avuto la sua grande carriera internazionale, scolpisce nel 1878 un'opera per una chiesa di Buenos Aires, una chiesa dedicata alla signora che vediamo quella figurata che g viene fatta costruire dai suoi genitori perché lei viene uccisa malamente da un amante respinto. anzi da un pretendente lo scritto non era stato insomma e la famiglia la vuole evidentemente commemorare dedica una chiesa e chiede a
00:51:53
Passaglia che peraltro allora giovanissima, evidentemente già noto di fare il ritratto a lei come nel suo ruolo di mamma accanto al suo bambino di farfarà l'uteria del del del vestito del kit del ragazzino perfettamente abbigliato come figli della regina Vittoria al tempo e lei in questo in questa acconciatura preziosa nel legale della sotana sono proprio questo modo che diventa tipico degli anni 70-80 dell'8 e che verrà anche spesso condannato dai critici d'arte per il modo di trapanare il marno di renderlo lo
00:52:40
frivolo, di renderlo una cosa che diventa zucchero, non più marmo e che di cui Iori dirà anche "Ma questo non è più un lamore per la scrittura, questo è un amore per la storia della pappa e dei biberon, delle dei palpalà, dei bambini che devono giocare per forza con i con i cagnolini e niente non ha più nulla a che vedere con il valore alto della scultura, con il valore etico della scuttura. La struttura io in questo caso la trovo straordinaria e l'immagine è la migliore che io abbia trovato. Peraltro in Twitterite che
00:53:16
questo è Palazzo Mazzi a Lucca, quindi se avete voglia la potete andare a vedere dal vero. Ovviamente a Firenze c'è a Firenze, scusate, a Lucca c'è il gesso perché la scrittura vera partita e due lo scienzi e altrettanto fa il palat preziosità di sete, di giochi preziosi di colori, di sontuosità di apparati e in questo straordinario ritratto ancora una volta un tipico ritratto della della gloria eh come si può dire mondana delle classi della borghesia che si fanno che si fanno potenti anche economicamente. La signora
00:54:07
si chiama Biglione ed è una signora napoletana la cui gloria economica viene fatta a Genova ritratto di un pittore napoletano straordinario che molto raramente fa ritratti che si chiama Domenico Morelli. Lui è un pittore di storia in questo caso niente anche per il suo rapporto con la famiglia Biglione accetta di fare un ritratto pubblico. Ne fa pochissimi. Questo però evidentemente vi dà soddisfazione, lo manderà anche a Torino nel 1880 all'esposizione nazionale e già nel parlare di concepire questo ritratto lui dice alla
00:54:51
signora "Ho in mente qualcosa di bianco azzurro e rosso dorato" e lo traduce perfettamente. rosto doratico, come dice, farà ehm, come si dire, farà concorrenza, farà un perfetto confronto alle sue guance, guance che in effetti sono molto colorite. Tanto'è vero che nel 1880 uno dei recensori del della mostra disse "Ah, peccato però una signora che viene rappresentata con le guance così rosse come se avesse ballato intoramente tutta la sera." Quindi riconducendono su un piano assolutamente di quotidianità dire
00:55:34
un po' banale, porcrita, quella che era l'intenzione straordinaria di di Morelli di fare questo ritratto potere immaginare monumentali al alla signora un quadro dove la preziosità Morelli è un pittore che gioca su questa capacità di pennellate che vanno disfacendosi nella luce intuite bene nella preziosità di questo vaso, nella sompriosità di questo scialle forse gellato con estrema indifferenza e poca cura accanto alla ficcia sullo sfondo di questo appunto sofà foderato di questo bellissimo bloccato
00:56:23
che ilo parato con le paretti eh della parete. fare proprio il lusso di questa ritratta, ma Morelli può essere anche il pittore di cose ben più private e ehm semplici come tratto della signora Collino, dove la sua pittura bellissima viene fuori nello stesso modo, pensate ai pizzi sulle mani nervose di questa giovane donna, ma ovviamente parla una lingua totalmente diversa, non nel bso, Non, il piacere di disfare la propria pennellata nella nella ricchezza soposa delle stoffe, ma nel suggerire quella che è uno stato
00:57:07
d'anima, un patetismo della figura che con estrema consapevolezza di sé si pone sotto lo sguardo del pittore di la figura. Ed è un po' questo il motivo più nuovo del ritratto degli anni 70-80 dell'8, cioè questa consapevolezza delle dei personaggi rappresentati che amano farsi raffigurare con modi nuovi nel dipingere, con come se importante fosse dare risalto alla al rinnovamento proprio del linguaggio figurativo. Il lgio che fa anche questa giovanissima donna sotto gli occhi di un pittore che
00:57:51
si chiama Leonardo Lazzaro, a Napoli siamo passati alla Lombardia ed è una figura che sembra quasi disparso sotto il nostro sguardo con questa luce che ne colpisce pienamente una volta e poi va lavorando proprio solo col colore. la pennellata che che vince sulla sulla forma in qualche maniera, secondo il un modo che mette legato proprio in un momento storico dove la forma perde la sua importanza per per assecondare quello che è l'intuizione del momento, la la musicalità, se si può dire così, di
00:58:37
colore. gli anni in cui siamo su monti da un punto di vista estetico totalmente diversi, ma in cui gli impressionisti stavano cedendo il passo, che lo vedremo presto, alle al forme che tentavano di recuperare in maniera diversa la maniera di esprimersi. Qui siamo ancora invece nella pienezza della del disfarsi, se si può dire così, della forma e lo fa anche un pittore che era stato invece attentissimo alla pittura, il ditore del segno proprio comera stato Silestro Lega negli anni 60 e primi anni
00:59:21
70 e qui nel 1885 circa 82 circa tra l'82 e l'85 insomma insomma, dipinge un ritratto, secondo me, straordinario, di Eleonora Tommas, figura quindi di questo ambiente a lui familiare che lo ha protetto e coccolato dopo che le sue sventure umane lo hanno costretto a a vivere senza più affetti domestici, con la precarietà anche economica, dove La figura sembra quasi venir fuori dal cupo verde che sta alle sue spalle per queste tocchi chiari che sono nelle mani giocati in maniera potremmo dire quasi
01:00:13
impressionistica come parola che uso Diego Martelli per per questo dipinto e soprattutto in questo marzolino di fiori che sembra di sparsi sotto sguardo che lei annusa con con proprio con il piacere di tuffare il naso del profumo dei fiori, ma ancora negli sparsi mondano della forma, un grande pittore lombardo che sarebbe eh avrebbe lavorato vicino a Tranquillo Cremona che si chiama Luigi Conconi che sarebbe poi molto giovanissimo poco tempo dopo aver seguito questo ritratto di personaggio raffigurato si chiama
01:00:56
Carlo Grassi. ed è proprietario, cioè l'erede di una fabbrica di stoffea. Ed è però un uomo che ama la cultura, è un uomo che ama vivere in un ambiente di intellettuali, quindi lascia la la lascia l'industria in mano a chi la sapeva governare, diciamo così. Qui si trasferisce a Milano e sta in quell'ambito intellettuale che per conversione si chiama della scapigliatura, di cui faceva parte anche con poi che lo ritrae in questa cosa molto frivola e montana anche che affatto legata evidentemente
01:01:38
all'ufficialità mentre ha in mano un forse un uno stilo per disegnare e è a terra buttati come ma indifferenza anche riguardo ci sono taccuini, libri, fondi a quasi a ribadire quello che è il suo desiderio per l'arte e la letteratura. e ancora un grande artista legato al mondo della scapigliatura che è Daniele Ranzoni. Daniele Marzoni che qui la figura Dane, una delle signore che si sarebbe prese di cura dell'artista con una maniera di lavorare che appunto ancora una volta sembra ribadire come la forma perda
01:02:25
importanza in confronto al sentimento, in confronto a quello che è lo stato d'animo che diventa l'espressione più importante per la raffigurazione. eh dell'arte, sia che si parli di figure umane, che si parli di paesaggi o di situazioni contingenti. Lei sembra appena affiorare da un'ombra che la circonda e il suo volto è proprio pateticamente giocato su questi toni di ombre e di luce che abbagliano quasi tutto. Quadro veramente straordinario e che suggerisce anche l'intelligenza della si
01:03:09
può trarre perché capite bene che non c'è nessuna volontà mondana nel farsi raffigurare in questo modo, ma c'è solo la consapevolezza di dare l'isalto a una maniera di esprimersi che rappresentava la modernità della del linguaggio e in altrettanta maniera, se si così usando perlomeno lo stesso metodo di frantumazione della forma si esprimerà all'inizio del 89 anche Tuperescovi, Paolo Tuperescovi, allievo del pittore che abbiamo visto prima, cioè dei Ranzoni. Tutti e due hanno questo hanno
01:03:48
come mondo di di accoglie e di e di protegge anche e è il l'ambiente delle case aristocratiche del Lago Maggiore su Vescovi come personaggio che ne fa partezoni come accolto per le sue capacità d'artista in questo caso un un un ritratto che ha una sua storia affabile perché la signora viene rappresentata perché vince un premio e il premio era proprio un ritratto di Pescori, quindi lei si composa frivola e consapevole di sé, evidentemente si posa si pone di fronte all'opera dello scultore che la
01:04:34
raffigura in questo locale prezioso della peste che avrebbe dovuto essere una peste alla manonc, quindi legando il tutto poi a Turc che era il tema della della festa in maschera. Siamo nel 1897, proprio alle solito del secolo. Nel contempo però il il vermo poteva aveva ancora una sua dignità di espressione e lo vediamo adesso in un quadro per me a Saello che per fortuna è arrivato alla galleria armoderna di Firenze e che rappresenta Diego Martio della cultura artistica fiorentina, un personaggio
01:05:21
intelligente e sensibile. che viene raffigurato spesso dagli amici pittori e sempre o quasi sempre nel suo ambito domestico che suggerisca la sua cultura, la sua onore per per i libri, per l'arte in genere. In questo caso il pittore Francesco Dori che ancora la figura martelli, come abbiamo visto negli anni 60 fare spesso ad altri pittori fumando. fumava molto. Sì, caro. Nella realtà siamo nel 1885 e Martelli, da uomo intelligente qual è si mette in posa in piedi di fronte al all'amico pittore
01:06:15
e guardandolo con con affabilità direi. qui in questo caso proprio guardandolo consapev sapendo di essere raffigurato eh come lui è nella sua realtà, nella sua interezza umana di uomo sensibile, di uomo colto, di uomo non più abiente, ma che doveva stato parecchio. Te checa aveva rovinato un patrimonio, ma insomma a parte questo, però aveva fatto quello che gli era piaciuto nella vita non è poco e al con altrettanta forza derista e ne raffigurato il signor Giuseppe Ciani che era il mediatore, ehemente lavorava
01:07:02
come con come il mondo agricolo torinese, insomma piemontese, degli anni alrini degli anni 90 del 1800 e viene raffigurato da Pellizia da Poi vedo questo per me straordinario di tratto dove l'uomo qui davvero è è consapevole del suo ruolo e lo dimostra a tutti gli effetti e con la sua pipetta in bocca seduto in una posa che sembra quasi qui è la grandezza di Pellizza, pellizza ancora giovane, pellizza che non ha ancora concepita la la pittura diionista che sarebbe diventata poi la sua la sua grande
01:07:46
espressione, ma che ancora è media la lezione di fattori perché perché perizia a Firenze nel 1888 e 1889 è via dei fattori e quella di invece di Cesare Dallone che avrebbe seguito a Bergamo dove l'uomo però sta seduto veramente la posa in cui possiamo ritrovare anche le le acque forti fatto con questa forza, quella consapevolezza della sua cultura contadina, con le mani appoggiate sulle ginocchia, con questo modo di guardare così frontalmente, eh noi noi che lo ne guardiamo a nostra volta tratto questo
01:08:34
con questa convinzione di sé che non avrà bisogno di far parte di una classe amiente poteva, ma bastava avere la consapevolezza del proprio ruolo nella vita. e di Tallone e invece maestro maestro negli anni 90 di Colpedo. ritratto per me bellissimo dove questa consapevolezza che aveva il mediatore sembra essere assolutamente sfuggita all'ingegner d'avordio che abbiamo davanti dove anzi un mondo di interiore troppo più importante di quello che è il il la concretezza della quotidianità dove
01:09:21
il suo sguardo malinconico sembra animare questo dipinto dove la forza poi è giocata nel nel tappeto di pelle sui piedi in questo senso di malinconia anche della posa, un quadro esistenzialista, quasi potremmo dire già un quadro dove evidentemente il senso di un simbolismo che comincia a far parte della della cultura cultura, insomma, la cultura intellettuale dell'epoca diventa sempre più presente nella stanza di scudo dell'uomo in questo in questo giocare su toni tenebrosi anche dei bianchi, dei neri che
01:10:09
diventano colori sempre più importanti per quasi assoluti da loro esprimersi e in affinità quasi quasi con questo ritratto di tallone nella posa, nella consapevolezza di sé e in un mondo che che il quadro si chiama somni come sapete, ma che in effetti è ritratto è ritratto del della figlia di Jack Laina ed lei si chiama Elena Elena Vecchi ed è come l'uomo di prima consapevole della sua forza nella nel di quello che vuole dalla vita e contemporaneamente di un mondo che è fatto di incertezze e di cui lei teme
01:11:07
di poter subire le conseguenze in questa cosa quasi proterva e straordinaria allo stesso tempo di di un brindo accogliato alla mano con le gambe accavallate. cosa fa assolutamente non conacente alla posa di signorina Vennata degli anni 90 dell'8 e lei seduta passeggiata evidentemente con i suoi libri di romanzi moderni appoggiati a sé probabilmente ritirati di previa in quel momento e portati sulla panchina accanto alla sua magostrina con il l'ellino dal passeggio in questo con questo viso intensissimo
01:11:56
che divenne poi la parte più come si può dire commentata dalla letteratura del tempo. Il quadro viene esposto a Firenze, la mostra di carte e dei fiori del 1896-97 è quello che venne notato non probabilmente anche dal pubblico, ma sicuramente dal politici. fu questa sensualità di questo volto che voleva qualcosa e che non si capiva se però era qualcosa che aveva dentro di sé o che lei doveva cercare a tutti i costi nel mondo che la circondava. è quello che venne notato di più forono nelle sue labbra
01:12:37
considerate troppo sensuale. Devo dire che in questo caso gli accentua molto perché di questa donna, il pittore che si chiama Vittorio Corpos, avrebbe fatto più dipinti e in questo caso evidentemente adegua la modella a al soggetto che lui vuole esprimere, cioè questa forza, questa figura nuova, insomma, che guarda verso il mondo che verrà con la con un certo timore, evidentemente, ma anche con la voglia di affrontarlo, che è quello che poi avrebbe espresso da pochissimi anni il altro pittore lucchese Luigi De Serbi in un quadro
01:13:22
realizzato a Genova dove Dewi si trasferisce nel 1901 raffigurando il signor Mckenzi, personaggio dell'industria internazionale che ovviamente aveva fatto di Genova il suo ruolo il suo posto di lavoro importante, quindi ha contatti costanti con di Trieste e di Londra e dunque deve deve stare sul posto dove il porto ha la sua forza, come capeva allora il porto di Genova, signor Meenzi che negli stessi anni si sta facendo costruire quel villino che forse tutti conoscete a Genova che si chiama Bino Meenzi, sovra costruire da
01:14:07
un giovanissimo architetto che fino a quella aveva fatto ben poco che è Adolfo Compet, quindi un uomo intelligente che sceglie artisti moderni per la propria ma anche per il proprio ritratto, ritratto assolutamente novecco ormai dire anche questa invenzione del vino bianco che diventa diventa parte determinante della raffigurazione delimitto dove gli interessi del dell'uomo raffigurato ci Il libro lui è un è un cultore della della del libro d'arte e del libro d'anticoa e lo si intuituisce bene
01:14:49
perché c'è in mano evidentemente qualcosa di prezioso, ma compenso c'è anche c'è la Gazzetta che parla di situazioni economiche ben precise dai tassi del bancari giorno dopo l' giorno eamente il mondo che lo circonda è anche un mondo di bellezza come si confaceva a pien ente che affrontava un mondo moderno che di lì per qualche anno lei non lo avrebbe accompagnato. Dico per qualche anno perché siamo nel 1902 e la guerra 15-18 avrebbe cancellato la storia che questi signori nel bello
01:15:25
normale si sono vissuti rinnovandola di decenni decenni. Grazie. Grazie di questa grazie di questa straordinaria lezione è stata per tutti noi. Se ci sono delle domande. Eh, >> siamo rimasti tutti a bocca. >> Le domande sarebbero tante, però insomma forse due cose mi sono venuto in mente, no? Questa eh da un lato hai accennato il l'incidenza, l'interferenza che ha avuto la nascita della fotografia nell'evoluzione dell'età. E l'altra cosa è che mi sembra che da un
01:16:39
certo momento in poi, metà secolo, più o meno, eh come dire il pittore prende il sopravvento sul ritrattato, mentre prima è il ritrattato che comanda il pittore. Eh c'è un po' questa la la pittura diventa non è che è più bella di quella di prima, semplicemente è sopraffà. il personaggio, no? Questo le cose le due cose mi sono venute in mente, >> le due cose che maniera compaciano perché evidentemente l'idea questo qui lo dico e qui lo leggo, l'idea che la fotografia sembrasse il vero più del
01:17:21
ritratto ovviamente fa sì che molte persone amano farsi fotografare per la per il piacere della modernità del mezzo, anche di produzione, per la consonanza tra quello che sei e quello che vedi raffigurato E chiaramente l'artista gioca a distaccarsi più, come si può dire, a creare il più possibile, ecco, scostandosi dalla apparente convenzionalità di una raffigurazione puntuale, se cosa si può dire, cioè la ricerca vince sulla sulla attenzione sull'atinenza al personaggio rappresentato. È anche vero che cambia
01:18:08
appunto la cultura nel suo genere. se l'uomo della restaurazione ci teneva e la pittura suggeriva che la forma aveva una l'accuratezza della forma, la descrittività della forma aveva una sua valore etico oltre che estetico col passare del tempo negli anni centrali dell'8 si arriva a un diciamo pure a un formalismo che toglie eh come si può che toglie, tra virgolette umanità, se si così, quotidianità alla persona raffigurata. Pensiamo alla moglie di Fattori. È sicuramente un ritratto
01:18:50
assolutamente formalista quelli dove conta più la appunto la maniera con cui il quadro è fatto, che riesce proprio per come è fatto a suggerire l'interezza della persona rappresentata col passare dei decenni. Poi con questa, come si può dire, con questa disfacimento della forma che riguarda tutta la cultura europea del tempo, ma che che poi in Italia vede proprio questa sorta di non so, di di miriadia di linguaggi che si accavallano, di pitture che diventano sempre più frammentate, piùuziose,
01:19:29
di pitture e di sculture, perché la scultura sempre portare l'esempio della felicità che vero di Passaglia, anche perché la cosa più vicino a noi, perché sta mucca mi sembra che sia una cosa importante passare a un grandissimo scrittore per dire vero che vbe davvero studiato con scientificità, cosa che invece non non sembra aver ancora sollecitato i nostri sentimento, ma penso che il confronto con la con la fotografia è una cosa molto sentita dagli artisti, è una cosa spesso che loro stessi quando
01:20:11
scrivono e anche quando fanno letteratura critica dicono di di mettersi in contrapposizione nei confronti di questo modo che la che secondo torative una mentalità ottocentesca la fotografia rappresentava al vero senza senza media senza Sì senza mediazo, cioè nel senso che sembrava che i fotografo fosse non non esistesse, cioè come se fosse una cosa fatta meccanicamente senza il pensiero della del fotografo di spalle. Chiaramente non era però e non è però è concetto che nell'800 invece veniva e
01:20:54
non solo nell'800 veniva spesso sostenuto. È anche vero che realisticamente la fotografia ti proponeva per quello che eri, cosa che il ritratto moderno non ti più. Non so se sono stato abbastanza chiaro, cioè il concetto è questo. più mi grito? >> No, volevo soltanto dire che queste lezioni da domani poi sono su YouTube, quindi se uno ci vuole riflettere rivederle si trovano, insomma, negli incontri inconsci del venerdì su YouTube e per riascoltarle. Ecco, volevo dire questo. Grazie. Grazie.
01:22:09
Sì.
16 GENNAIO
I due mercati dei fiori a Pescia
Ezio Godoli
In diversi periodi storici i due Mercati dei Fiori di Pescia, per i loro peculiari caratteri costruttivi, hanno segnato due momenti importanti nella vicenda dell’architettura italiana della seconda metà del XX secolo, sebbene non adeguatamente riconosciuti o anche del tutto ignorati dalla storiografia ufficiale, inguaribilmente affetta da una forma di provincialismo che si auto confina negli orizzonti milanese e romano.
Esemplare concretizzazione dell’idea di Giovanni Michelucci dell’edificio come elemento di città, il primo Mercato dei Fiori (1949-1951) dei suoi allievi Giuseppe Giorgio e Enzo Gori, Leonardo Ricci e Leonardo Savioli e dall’ingegnere Emilio Brizzi ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale per l’uso innovativo del cemento armato, coronati nel 1954 dal premio alla II Biennale di architettura di San Paolo del Brasile attribuitogli da una giuria di cui facevano parte tra gli altri Walter Gropius, Alvar Aalto, Josep Lluís Sert, ed è divenuto un’immagine emblematica dell’architettura della ricostruzione di una nuova Italia, risorta dopo il ventennio della dittatura fascista e i disastri della guerra.
Il progetto del gruppo coordinato da Leonardo Savioli, vincitore del concorso del 1969 per il nuovo mercato dei fiori, è stato notevolmente penalizzato dal lungo lasso di tempo intercorso tra l’espletamento del concorso e l’entrata in funzione nel 1988 dell’edificio ultimato. Al momento della sua concezione il progetto era una esperienza decisamente pionieristica nel campo della high-tech fondata sull’impiego di strutture tubolari metalliche, della quale Savioli e la sua cerchia di collaboratori, in particolare Salvatore Di Pasquale e Giovanni Corradetti, sono stati dei precursori non solo a livello internazionale. Corradetti, il cui archivio posseduto dal Cedacot è attualmente conservato all’interno del Mefit, ha continuato a sviluppare questa linea di ricerca dagli anni 1970 fino alla morte nel 2004.
***
Ezio Godoli, Nato a Bologna nel 1945, dal 1973 al 2015 ha insegnato storia dell’architettura nella Facoltà di architettura dell’Università di Firenze. I suoi interessi di ricerca hanno privilegiato la storia dell’architettura dell’età contemporanea, in particolare l’architettura italiana del periodo napoleonico, l’architettura ferroviaria del XIX e del XX secolo, l’architettura Art Nouveau, l’Orientalismo, l’opera degli architetti italiani nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale, l’architettura dei cinema, le avanguardie storiche (Futurismo e De Stijl), l’architettura toscana del Novecento. Ha fatto parte del gruppo di esperti dell’Unesco (1986-1994) incaricato di formulare direttive per il restauro e la conservazione dell’architettura Art Nouveau. Dal 2002 al 2016 è stato partner di diversi progetti di ricerca europei coordinati dall’INHA di Parigi sulla attività degli architetti europei nell’Africa settentrionale.
Ezio Godoli • I due mercati dei fiori a Pescia
@Museo Libero Andreotti • Incontri venerdì • 2026-01-16
00:00:00
Buonasera. Allora, ho poche parole. Tutti conoscono Ezio Godoli, per lo meno nel dipartimento di architettura. È stato uno dei professori di storia dell'architettura più importanti a Firenze. Si è occupato sempre dell'architettura contemporanea, sia in Italia, ma soprattutto in Europa. Insieme a lui abbiamo fatto la prima mostra sui mercati dei fiori a Pescia nel 2017. Questo è il catalogo dove hanno
00:00:50
partecipato personaggi come François Burkhardt che è stato per un periodo il direttore del Centre Pompidou di Parigi; ha partecipato Adolfo Natalini che anche lui tutti conoscono e che è quello che ha realizzato il centro commerciale dei Gigli, ma anche l'università a Novoli a Firenze, per dire solo alcuni progetti, oppure il Museo dell'Opera del Duomo. C'è stato Kollhoff che ha fatto un articolo e che è uno del un archistar che ha deciso e ha
00:01:38
scelto di vivere a Pescia ormai da trenta anni su al quale faremo una conferenza il 27 marzo e anche Francesco Gurrieri, vorrei qui ricordarlo perché è morto proprio ieri mattina. È stato il mio professore di restauro del monumento, ho dato con lui la tesi sull'architettura ottomana turca, appunto, sul più importante costruttore di moschee del 500, Mimar Sinan, e quindi insomma ero con uno dei suoi più cari amici, Marco Fagioli, che vive a Firenze, uno storico dell'arte, e l'altra notte, appunto, mi scriveva
00:02:25
che stava morendo e anche una settimana fa mi ha scritto Francesco Gurrieri dicendomi: "Guarda Claudia, voglio donare due opere di allievi di Libero Andreotti a Pescia" di sua proprietà e quindi con Marco Fagioli ci siamo sentiti anche ieri e abbiamo detto che faremo una commemorazione ufficiale qui in Gipsoteca, anche perché lui è stato quello che ha restaurato il complesso di San Francesco, e pensate che ha fatto la prima opera di restauro dell'archeologia industriale, l'Esselunga, a Pescia in
00:03:03
tutta l'Italia. Tanto'è vero che Bernardo Caprotti era anche arrabbiato, volevano distruggerla, l'Esselunga, perché era appunto sede dei depositi della tranvia, Lucca - Pescia - Monsummano, e invece all'epoca andò il sindaco Galileo Guidi con la fascia a fermare la ruspa che avrebbe distrutto questo questo reperto di archeologia industriale. Per la prima volta Caprotti a Pescia fece questo intervento di recupero di archeologia industriale e poi l'ha ripetuto in altre parti d'Italia, perché
00:03:44
è stato un progetto particolarmente felice. Gurrieri ha fatto il restauro di questo edificio e quindi a Pescia e, solo per citarne alcune, ha fatto il negozio Buonaguidi in piazza, insomma solo per citarne alcune importanti. Quindi faremo una commemorazione con il lascito - anche appunto Marco Fagioli mi diceva aveva parlato già col primo figlio per donare alla Gipsoteca Andreotti queste due sculture. Detto questo, per capire anche l'importanza di questi due mercati dei fiori, con Ezio Godoli
00:04:25
nel 2018 abbiamo formato il centro di documentazione di architettura contemporanea in Toscana qui a Pescia, proprio perché c'erano questi due mercati dei fiori che nell'architettura sia a livello nazionale che internazionale sono conosciuti in tutto il mondo. Eh tutti e due direi, no? Quindi proprio a Pescia è nato questo centro di documentazione per questi due mercati dei fiori, quindi sono particolarmente contenta che Ezio stasera ve ne parli. Ecco, detto questo, passo la parola al sindaco.
00:05:03
>> Grazie Claudia, grazie per aver voluto questi incontri che poi si seguiranno nei venerdì di di da qui in avanti. Sì, mi faceva piacere ricordare Gurrieri, tra le altre cose, pochi mesi fa è venuto a mancare anche suo figlio, proprio dopo aver inaugurato il nuovo giardino divia Campolasto, proprio nei pressi dell'Esselunga, fortemente voluto dalla nostra amministrazione e proprio realizzato dal figlio presso lo studio Gurrieri, quindi sarà l'occasione, Claudia, anche per
00:05:40
ricordare magari suo figlio, che mi spiegava proprio nei giorni in cui ci siamo visti per la realizzazione del giardino della pace, come l'abbiamo intitolato, e lui mi spiegava proprio quanto Caprotti sia molto legato alla nostra Esselunga di Pescia, che sia molto legato alla nostra città proprio perché la considera un'opera e quindi c'è questo legame anche fra Pescia e Esselunga da quel punto di vista; grazie anche all'architetto Gurrieri. Mi fa piacere Godoli, della sua presenza e di questa
00:06:20
giornata che ci ha voluto dedicare a Pescia per l'importanza dei nostri due mercati. Noi a volte li chiamiamo, anche ignorantemente, chi ex mercato dei fiori, chi vecchio mercato dei fiori, e il nuovo mercato dei fiori che poi è diventato vecchio, quindi lo chiamiamo il Mefit. A volte fra i cittadini un po' di confusione, no? a volte si parla della stessa cosa. Quindi sono curioso anche di ascoltare, di vedere quello che è stato un po' nell'opera, le opere come si sono e quando
00:06:55
sono state create, come si sono create. Noi cerchiamo in questi in questo periodo di indegnamente provare a valorizzare queste nostre strutture. Come come saprà, abbiamo da quando ci siamo insediati abbiamo inaugurato il il mercato dei fiori, quello che vediamo qui, il vecchio mercato dei fiori e lo stiamo utilizzando, speriamo, valorizzando per tante nuove iniziative. Abbiamo in mente tante tante idee. Comunque sia non è ancora finita la fase di restauro, soprattutto da un punto di
00:07:34
vista anche della funzionalità, quindi mancano ancora la realizzazione dei bagni, quindi mancano ancora il completamento di quelli che erano gli ex magazzini, insomma c'è ancora un pochino di lavoro da fare, però già averlo ridato alla città in modo funzionale, aver dato la possibilità ai cittadini di poterlo rivedere, di poter ricordare quelli che erano stati, anche chi ha lavorato per la realizzazione, ricordare, ma anche chi dopo ha potuto utilizzarlo con la funzionalità del mercato dei fiori. è
00:08:10
stato bello vedere tanti cittadini, tante persone che hanno potuto rivedere e ripercorrere con la loro mente quelli che erano i tempi del mercato dei fiori. Poi il Mefit, come diciamo, l'altra struttura in cui sono in corso delle opere importanti. Si riesce a vederlo grazie al PNRR, dove verrà più che altro adeguato da un punto di vista del CP perché attualmente è sprovvisto di CP e poi come amministrazione, sono in corsa addirittura anche le gare, alcune sono state affidate proprio
00:08:47
per la lotta contro il tempo per andare a rimodernizzare questa struttura e soprattutto a renderla usufruibile per quello che potrà essere non solo lo svolgimento per la commercializzazione dei fiori, ma anche per quello che potrà essere un rilancio. Io sono convinto, che l'economia del nostro comune, non solo perché una struttura così bella com'è quella del Mefit sicuramente servirà. Abbiamo le idee chiare su quello, come rilancio anche per l'economia, per le attività, per tantissime iniziative che possono essere
00:09:24
fatti in modo strutturale all'interno. In più sono state realizzati 2 milioni di euro di investimenti a breve dovranno iniziare i lavori per 1 milione di euro di mutuo intrapreso dalla nostra amministrazione, per sostituire gli stralli vecchi, erano veramente in pessime condizioni, tipo tremolanti per intendersi, e noi fortunatamente siamo intervenuti, ne abbiamo sostituiti quasi tutti e con l'ultimo intervento sostituiremo gli ultimi otto stralli di
00:10:04
torsione per permettere la stabilità, a questo punto strutturale, in modo tale che si possa lavorare sui CP. Quindi quello che dobbiamo fare, che stiamo facendo per rendere questa struttura sicura e usufruibile per le iniziative future. Bellissimo sapere come sono state realizzati, la storia di questi mercati, il lavoro che c'è stato dietro, lo stile architettonico e quant'altro, perché io dico sempre non si va avanti se non si parte da quello che è stata la storia, da quello che è l'arte e l'importanza di
00:10:43
quello che è nel nostro comune. Quindi grazie e buon proseguimento di giornata. >> Grazie. È già stato detto che i due mercati rientrano nel novero molto ristretto di architetture del Novecento toscano che hanno avuto una fortuna internazionale. Per semplificare, parlerò di vecchio e nuovo mercato, prescindendo dal fatto che c'era già dal '36 una pensilina, in cemento armato, che aveva creato un mercato dei fiori che però non era un'intera costruzione ex novo. Partiamo dal primo mercato, quello che viene realizzato
00:11:46
in seguito ad un concorso bandito nel 1948. Il mercato del gruppo costituito da Giuseppe Giorgio Gori, Enzo Gori, Leonardo Ricci, Leonardo Stafioli e dall'ingegnere Emilio Brizzi era il prodotto di una serie di allievi di Giovanni Michelucci. Ora, una cosa sulla quale ho avuto a lungo da riflettere è la ragione della stranezza per cui questo mercato era più noto fuori d'Italia che in Italia. Cito brevemente l'elenco delle pubblicazioni, degli articoli apparsi su questo mercato fuori d'Italia.
00:12:40
1949: articolo su una rivista argentina; 1951: un lungo articolo su una rivista messicana; 1953: la statunitense Architectural Forum - che era una delle più importanti riviste d'architetture statunitese - gli dedica un articolo; nel 1954, dato importante, rivista europea, L'Architecture d'Aujourd'hui francese, altro articolo sul mercato dei fiori. Pensate che il primo articolo esce su Casabella Continuità nel 1956, cioè due anni dopo che era uscito l'articolo sull'Architecture d'Aujourd'hui e sette anni dopo che erano usciti i primi
00:13:34
articoli all'estero. Sembrerebbe che Ernesto Nathan Rogers abbia scoperto l'esistenza del mercato dei fiori solo nel 54, quando era nella giuria della seconda biennale d'architettura all'interno della Biennale d'arte di San Paolo, che dette assegnò il primo premio per l'architettura al mercato dei fiori di Pescia e non era premio da poco, visto che nella giuria c'erano figure come Alvar Aalto, Walter Gropius, Josep Lluís Sert, Alfonso Eduardo Reidy, che con Oscar Niemeyer era uno delle figure più rappresentative della nuova architettura
00:14:28
brasiliana. Ora, oltre a questa, il mercato dei fiori è presente dal 1951 in tutte le più importanti pubblicazioni sull'architettura contemporanea in Italia che escono. E qui c'è da sottolineare subito una cosa che negli anni 50, tra il 51 e il 59 che esce il più alto numero di monografie sull'architettura contemporanea in Italia, fuori d'Italia. L'interesse internazionale si concentra sull'architettura del nostro paese per lo sforzo radicale di rinnovamento che si manifesta dopo la fine della guerra
00:15:17
di fronte alla emergenza che era stata creata dalle devastazioni belliche. È una nuova Italia quella che scoprono all'estero che si è liberata del grande finale retorico dell'architettura del ventennio. Quindi mi è capitato di interrogarmi sul perché di questa stranezza, cioè che la prima importante rivista d'architettura italiana si occupi del mercato dei fiori sette anni dopo che questo aveva era stato proclamato il vincitore del concorso. La prima spiegazione era l'assenza in Toscana di riviste
00:16:07
d'architettura di diffusione nazionale. Le riviste dirette da Michelucci, Esperienza Artigiana e La nuova Architettura, oltre ad aver avuto vita breve, non avevano una larghissima diffusione e la più longeva delle due nella nuova città si occupava più di temi teorici che di documentare l'architettura contemporanea. Le riviste di più antica tradizione erano tutte pubblicate a Milano. "Domus" di Ponti, "Casabella Continuità" diretta da Ernesto Nathan Rogers, che nel titolo si riallacciava alla "Casabella"di Persico e di Pagano.
00:16:56
A Roma stavano uscendo due nuove riviste, una "Spazio" che era di Luigi Moretti e l'altra, particolarmente importante, era "Metron", inizialmente diretta da Ridolfi e Piccinato, ma successivamente viene presa la direzione da Bruno Zevi e da Silvio Radiconcini. Questa rivista era l'organo dell'APAO, Associazione per Architettura Organica Italiana. Però questa spiegazione non era di per sé sufficiente a giustificare il silenzio italiano.
00:17:49
Ragioni più fondate le ho scoperte in seguito quando ho trattato due diverse occasioni della storia della facoltà per architettura negli anni del dopoguerra e mi sono imbattuto nei fattacci del 1948 che hanno contribuito a gettare un discredito di lunga durata sulla scuola d'architettura fiorentina. Cosa succede nel 48? Il primo fatto, manifestazione chiara ad una crisi, è il volontario esilio di Giovanni Michelucci a Bologna. Michelucci in una lettera di congedo dai suoi studenti spiega che vuole trasferirsi a Bologna
00:18:45
in una facoltà di architettura perché lì la valutazione dei progetti si basa su più solide basi scientifiche costruttive e non è affidata a gusti e opinioni personali e soprattutto non si tratta di questioni di forma e di stile come sta avvenendo a Firenze nella restaurazione culturale postbellica. L'allontanamento provocato da Firenze di Michelucci ha una immediata conseguenza che è quella che la facoltà nel 48 resta in mano a due personaggi: uno è Raffaello Faglioni, l'altro è Roberto Papini.
00:19:44
Per far funzionare un consiglio di facoltà ci vogliono tre membri almeno. Quindi viene momentaneamente distaccato dal rettore un professore ordinario di ingegneria; Campitelli e Arcangeli si attarderanno per avere il numero minimo necessario al funzionamento della facoltà. Fagnoni e Papini aspettano l'allontanamento di Michelluzzi per affrontare la questione di come assegnare la cattedra lasciata libera da Michelucci. Qual è la scelta che viene fatta? Nessuna materia di architettura
00:20:37
e urbanistica, ma questa cattedra viene destinata a mineralogia e a coprire questa cattedra è chiamato Francesco Rodolico, uno studioso sicuramente serio, ma è assurdo in una facoltà di architettura lasciare scoperti insegnamenti fondamentali come progettazione architettonica e urbanistica. Una lettera anonima arriva alla rivista "Metron" -evidentemente da un professore della facoltà - e questa lettera ha un titolo molto chiaro: viene pubblicata anonima da "Metron", si capisce che chi l'ha scritta era ben attento alle
00:21:26
vicende della facoltà e il titolo è "Uno scandalo alla facoltà d'architettura di Firenze". Il Consiglio di Facoltà Fiorentino replica e allora replica Zevi dicendo che sia la Conferenza nazionale dei presidi e che l'opinione generale degli architetti italiani è scandalizzata per il fatto che in una facoltà architettura dove ci sono solo tre cattedre, una anziché essere destinata alla progettazione architettonica o all'urbanistica venga dirottata a mineralogia.
00:22:14
Tanto più che c'erano molti ternari in attesa di sistemazione - a volte i concorsi universitari si svolgevano in questo modo: la facoltà che bandiva un concorso creava una commissione.; la commissione non indicava il vincitore, ma indicava tre nomi. La facoltà sceglieva uno dei tre, gli altri due erano abilitati a diventare professori ordinari nelle facoltà che li avessero chiamati. Questa facoltà cosa fa? anziché chiamare personalità disponibili (pesate che tra i ternari in attesa di sistemazione c'era un
00:22:58
personaggio come Luigi Piccinato che era riconosciuto internazionalmente come uno dei maggiori urbanisti italiani) preferisce destinare la cattedra a mineralogia. Evidente la finalità. Papini e Fagnoni si impossessano così della facoltà e decidono loro tutto, soprattutto Fagnoni, che è l'unico architetto dei due, decide come gestire gli affidamenti degli incarichi per gli anni a venire. Lo scandalo in Italia è notevole e si aggiunge ad un altro scandalo del 48. Nel 48 Bruno Zevi, libero docente quell'anno di caratteri
00:23:51
stilistici e costruttivi dei monumenti, fa domanda per l'incarico di insegnamento a Firenze. L'incarico di insegnamento, per non darlo a Zevi, viene dato come secondo incarico a Roberto Papini che è storico dell'arte e che quindi di caratteri stilistici se ne intende, ma di caratteri costruttivi dei monumenti, certo, non sa nulla. Anche questo fatto viene censurato perché dimostra un'indifferenza totale nel verificare le competenze di chi viene chiamato ad insegnare ad architettura
00:24:33
per le specificità delle materie. È un fatto questo di aver sbattuto la porta in faccia a Bruno Zevi che veramente squalifica questa facoltà e la gestione di Fagnoni porterà ad un permanente discredito della facoltà e questa non è una mia opinione, ma è un fatto: negli ultimi venticinque anni del Novecento la facoltà d'architettura fiorentina è stabilmente all'ultimo posto nelle graduatorie delle facoltà d'architettura italiane annualmente pubblicate nei quotidiani. E io stesso l'ho verificato
00:25:27
sulla mia pelle. Nel 1963 mi sono iscritto alla facoltà d'architettura. Nell'anno successivo, 64-65, ho chiesto il trasferimento a Venezia, visto quella che avevo già percepito come cadenza d'offerta didattica solida della facoltà e trasferendomi a Firenze incontrai anche delle grosse difficoltà nel farmi riconoscere gli esami sostenuti a Firenze. Dovetti, cosa fuori del comune, indicare i contenuti, i docenti e su alcune materie dovetti aprire una controversia con il consiglio di facoltà.
00:26:18
Questo è uno dei motivi, a mio avviso, che hanno fatto sì che questo progetto, di cui Papini ha cercato anche di impossessarsi celebrandolo come un successo della scuola d'architettura fiorentina, questo progetto che era invece un prodotto della scuola Michelucciana non abbia avuto in Italia quell'immediato riconoscimento che avrebbe meritato mentre internazionalmente era noto. È stata la sua fortuna internazionale, una fortuna di lunga durata, tanto che nel 2003, quando accompagnai a Vienna la mostra realizzata dalla
00:27:08
Fondazione Michelucci sull'architettura del Novecento toscano, prima Boris Podrecca, poi Hans Hollein e poi in seguito tanti altri architetti, storici dell'architettura viennesi mi chiesero, "Ma perché non c'è il mercato dei fiori di Pescia?". Al quinto che me lo chiedeva ho preso da parte una signora, un'architetta moglie di un altro architetto italiano con cui avevo più confidenza e le ho chiesto "Ma perché c'è tutto questo interesse per il mercato dei fiori?" E lei mi disse che
00:27:50
Ernst Anton Plischke, che era uno dei maggiori maggiori esponenti dell'architettura razionalista tra le due guerre in Austria, iniziava i suoi corsi al Politecnico nella prolusione illustrando il mercato dei fiori di Pescia come opera esemplare per l'impiego creativo del calcestruzzo armato dell'architettura. Ora, a prescindere dalla attrattiva che era rappresentata dall'impiego del calcestruzzo armato, uno dei motivi più di interesse per quanto mi riguarda
00:28:42
di quest'opera, è che quest'opera rifletteva una concezione d'architettura tipicamente Michelucciana. Innanzitutto il mercato dei fiori era un elemento di città come lo intendeva Michelucci, cioè un'architettura che al di là della sua funzione specifica si offriva come spazio utilizzabile da parte della città. E qui vediamo degli esempi. Non solo c'era il mercato del dei fiori, si facevano manifestazioni politiche, si giocava a pallacanestro, si organizzavano vendite di motoveicoli
00:29:30
e di altri oggetti che non erano necessariamente i fiori. Quindi era una sorta di grande piazza coperta che si offriva alla città e che mi fa piacere sapere che ora si pensa di rilanciare in questa che era la sua concezione originaria >> anche come cinema. >> L'altro Sì, anche il cinema proiezione di cinematografica. >> Sì, stiamo lavorando proprio per quello>> Sì. Si sono succeduti nel tempo molte cose. Ah, dimenticavo di dire perché non c'era a
00:30:08
Vienna nella mostra il mercato dei fiori? Noi avevamo mandato tre volte il fotografo cecoslovacco che era incaricato della campagna fotografica perché volevamo che la mostra presentasse le architetture nel loro stato attuale e nessuna delle tre volte l'aveva trovato in condizioni di essere fotografato per l'ingombro di bidoni di spazzatura (dato che una volta non credetti a questa storia venni anch'io), non c'era modo di avere una foto a colori dello stato attuale decente e parlo dell'inizio
00:30:49
degli anni 2000 di questo edificio. Per cui non era stata un'eliminazione volontaria. Al di là della griglia, vidi io, c'erano tre di quei grandi contenitori di immondizia. Comunque questa è la spiegazione, non era stata una censura, ma erano ragioni d'altro tipo. E ora veniamo all'altro mercato dei fiori, il secondo mercato dei fiori: qui troviamo nuovamente coinvolto Leonardo Savioli come capogruppo che
00:31:36
era uno dei partner del primo progetto affiancato da Danilo Santi, Giovanni Corradetti, Pierluigi Marcaccini, Giovanni Dallai, Salvatore Di Pasquale, Berta Leggeri e Luciano Rocchi e Tito Marcelli. Guardate, fate bene attenzione alle date. Gli elaborati vengono consegnati nell'aprile del 1970. Il progetto viene dichiarato vincitore nel 1971. Sovente si è insistito sul parallelo tra quest'opera e il Centre Pompidou a Parigi e c'è stato anche chi ha insinuato, cosa del tutto insostenibile,
00:32:29
che Savioli e colleghi avessero orecchiato il progetto di Piano e Rogers. La cosa è assolutamente insostenibile perché il concorso per il Centre Pompidou si è tenuto esattamente un anno dopo e il progetto vincitore di Piano e Rogers per il Centre Pompidou è stato pubblicizzato nel giugno del 1971, quando quindi già da un anno il progetto che qui vedete è quello che poi verrà messo in esecuzione. Questo edificio è stato fortemente penalizzato dal fatto che la sua realizzazione sia posteriore di dieci anni rispetto al
00:33:22
progetto vincitore, anzi verrà terminato tredici anni dopo la redazione del progetto dell'83 e ho letto che è stato inaugurato addirittura, non so se sia esatto, nel 1988. Quindi quest'opera che sarebbe stata un'opera decisamente all'avanguardia è stata notevolmente penalizzata dai cronici ritardi, che quando in Italia si fanno i concorsi e nel caso migliore raro il progetto vincitore viene realizzato, intercorre tra progetto e realizzazione un un ampio lasso di tempo. Qui vediamo le sezioni che vi mostro
00:34:11
perché ci indicano chiaramente che, come ha sottolineato in quel volume François Burkhardt, la concezione strutturale tra questo edificio e il Centre Pompidou è radicalmente diversa. Qui abbiamo una struttura portante del tutto esterna basata sul sistema dei piloni e degli stralli che da un lato ancorano i piloni e dall'altro sostengono le coperture. Il sistema del Pompidou è radicalmente diverso. Abbiamo un una struttura esterna costituita da un reticolo di tralici tra loro ortogonali, verticali e orizzontali,
00:35:03
ai quali si collegano dei pilastri che sorreggono i diversi piani e nello spazio libero tra questo traliccio portante e il volume portato interno vengono collocati i tubi con le scale mobili da un lato e dall'altro lato tutte le tubature dei fluidi, cioè delle condutture d'acqua, delle condutture anche elettriche e delle bocche d'aria. Quindi sono due concetti strutturali radicalmente diversi. L'unica cosa che li accomuna è l'uso di elementi tubolari come elementi costruttivi principali che sono
00:36:02
gli elementi costitutivi della costruzione. Qui vediamo delle foto da archivio della costruzione. Alcune di queste foto e alcuni dei disegni che ora vi mostrerò, questi vengono dall'archivio dell'architetto Giovanni Corradetti che è proprietà del Cedacot ed è attualmente conservato nel secondo mercato dei fiori, cioè il progetto è dentro l'edificio al quale si riferisce. Qui abbiamo, vi mostro solo una piccola serie di disegni che vanno dalle planimetrie generali alle sezioni fino a dettagli costruttivi come
00:36:54
questo. La notizia di materiali relativi, soprattutto materiali relativi grafici relativi a questo progetto mi induce a ritenere che Giovanni Corradetti nell'elaborazione del progetto abbia avuto un ruolo di primo piano. Sicuramente il calcolo delle strutture è stato affidato a Salvatore di Pasquale, a Berta Leggeri e probabilmente la consulenza tecnica sui materiali a Rocco, ma penso che nel progetto il ruolo di Corradetti sia stato tutt'altro che secondario, anche perché tra gli architetti
00:37:49
che hanno fatto parte del gruppo di Savioli, lui, come vedremo, è l'unico che ha sempre insistito su questa linea di un'architettura che faceva ampio uso in modalità diverse di elementi in tubolare metallico. Quindi vediamo di storicizzare in maniera più corretta, senza i riferimenti, come vi ho detto, insostenibili al Beaubourg che è posteriore al mercato dei fiori come progetto, anche se è stato terminato prima, come costruzione. Alla origine di tutto sta un architetto che si chiamava Cedric Price.
00:38:42
Cedric Price nel 1961 esegue un progetto su commissione del regista teatrale Joan Littlewood per il Fun Palace. Questo progetto è del 61, si pensava di realizzarlo a Montecarlo. Era il progetto di un edificio multiuso per spettacoli di vario genere oltre che per intrattenimenti di massa. E come vedete in questa architettura viene fatto un ampio uso di strutture reticolari di tubolare metallico. Lo stesso Cedric Price è l'architetto di questa uccelliera del giardino zoologico di Richard Spark a Londra.
00:39:38
Mi ricordo che muniti della guida di G. E. Kidder Smith, pubblicata nel 1959, che era una guida dell'architettura moderna europea di cui le edizioni di comunità ha fatto nel 1963 la edizione italiana e dove figurava con ampio rilievo il primo mercato dei fiori di Pescia, gli studenti d'architettura, come io e i miei colleghi veneziani che si muovevano per l'Europa girando con il Kidder Smith, ci recavamo a visitare questa architettura che era spettacolare. Aveva anche questa novità, cioè che nella
00:40:28
gabbia non c'erano solo gli animali, ma c'entravano anche gli umani. C'era una passerella di cemento armato, per cui si entrava e si vedevano gli uccelli che ti volavano attorno. Ovviamente non c'erano rapaci pericolosi, erano tutti uccelli innocui, ma c'era un contatto diretto. Del resto poi al giardino zoologico ci si andava perché era una sorta di catalogo dell'architettura d'avanguardia in Gran Bretagna; c'era la famosa vasca dei pinguini del 33 di Berthold Lubetkin,
00:41:06
protagonista dell'avanguardia russa che si era trasferito in Inghilterra negli anni Trenta, che aveva dato un determinante impulso al movimento di rinnovamento e dell'architettura britannica e alla formazione del gruppo dei CIA - Congressi Internazionali d'Architettura Moderna inglese - e per lo zoo, oltre alla vasca dei pinguini, dove c'erano due rampe che si intrecciavano, una delle opere più famose degli anni Trenta, aveva realizzato anche la gabbia delle scimmie. Poi c'erano
00:41:49
altri padiglioni degli anni Cinquanta e Sessanta che erano architettura di tutto rispetto. L'esempio di Cedric Price ha un notevole impatto su un altro gruppo che attirava l'attenzione dei più giovani. Nel mio primo viaggio in Inghilterra da studente d'architettura ero stato precedentemente molto più giovane dopo l'esame di maturità, andai a bussare alla porta di Peter Cook: era il gruppo Archigram. Anche il gruppo Archigram, però, sotto l'effetto dell'esempio di Cedric Price aveva cominciato a studiare l'impiego
00:42:40
come elementi fondamentali delle loro architetture di elementi di tubolare metallico. Qui la struttura era costituita da quelle grandi diagonali che all'interno avevano i collegamenti e poi a questa griglia strutturale portante venivano collegate le diverse cellule. Tra l'altro tenevano anche dei seminari in Europa. Questa è la locandina di un seminario organizzato dal Politecnico di Delft nel 1967, al quale io con un altro gruppetto di studenti di Venezia abbiamo
00:43:26
partecipato, e come vedete nel programma che qui vi mostro sono raffigurate delle architetture che hanno delle strutture tubolari metallici. Non era solo Archigram che partecipava a questo seminario. C'erano anche Aldus van Eyck, James Stirling, quindi fu un'esperienza di grande interesse. Ora siamo con questo seminario nel 67: cosa succede a Firenze? Nel 67-68 Paolo Deganello e Adolfo Natalini propongono a Savioli di fare un seminario sul Piper. Si tratta di progettare un'architettura
00:44:28
con funzioni molto simili a quelle del Fun Palace di Cedric Price. E in questo seminario vengono messe a punto una serie di progetti che fanno un ampio uso di strutture tubolari guardando ai modelli sia di Cedric Price che di Archigram, che erano in Italia daVenezia a Firenze a Roma dei modelli di molto seguiti soprattutto dai giovani architetti e dai giovani studenti d'architettura. Si vocifera (alcuni ex protagonisti delle avanguardie radicali me l'hanno detto, non so quanto sia credibile questa cosa che comunque
00:45:16
potrebbe essere verificata e forse qualcuno l'ha verificata, ma non nessuno al momento al corrente) che anche Renzo Piano abbia frequentato questo seminario, la data esatta del seminario mi pare sia 66- 67, che si è tenuto appunto a Firenze. Secondo me proprio il seminario del Piper è stato il momento di messa appunto di quelle che saranno le linee guida del progetto per il secondo mercato dei fiori. Qui vediamo nel decennio della realizzazione del secondo mercato
00:46:13
dei fiori quali sono le architetture che pure con concetti strutturali radicalmente diversi fanno un ampio uso del tubolare metallico: Centre Pompidou, 1971-77, Renzo Piano e Richard Rogers, nuove vetrate (1973), ma qui vedete che la struttura è diversa da quella, notevolmente diversa. Non è una struttura strallata come quella del mercato dei fiori. 1974-1978, Norman Foster: anche qui si fa uso di tubolare metallico, ma in modo diverso. C'è anche una cosa che volevo sottolineare, scusate, torno rapidamente
00:47:09
indietro a questa immagine: è un progetto di un componente di Archigram, cioè Michael Webb, che fa questo progetto dove il gusto per le forme tubolari di sezione diversa è chiaramente evidente, però qui pensava ad una struttura in cemento armato. Questo per sottolineare il fatto che le forme tubolari non sono univocamente collegate all'impiego di elementi tubolari d'acciaio e infatti, come vedremo, questo edificio di Rogers [mostra immagine in slide] progettato per essere realizzato in tubolare metallico, non fa uso del metallo solo come
00:48:04
elemento di rivestimento. Perché tutti gli elementi tubolari, sia all'interno dove il cemento armato è lasciato a vista che all'esterno sono in cemento armato, perché in Inghilterra, come negli Stati Uniti, è interdetto l'uso dell'acciaio a vista per le costruzioni più alte, che superano un certo numero di piani, perché ovviamente in caso di incendi le strutture d'acciaio collassano molto prima di quelle in cemento armato. L'uso di strutture strallate è relativamente
00:48:51
tardo. Solo nel 1979-81, come vedete, Richard Rogers fa uso di strutture stallate, cioè con piloni ai quali sono collegati gli stralli, quei cavi che sorreggono la copertura e parte della struttura. Qui vediamo altre opere relativamente tarde; sempre Norman Foster con l'impiego del tubolare metallico, però non con strutture installate. E qui vi passo una rapida rassegna di progetti di Corradetti, tutti irrealizzati: come vedete tra i componenti di quel gruppo Corradetti è l'unico a mantenersi fedele all'impiego costante di elementi
00:49:47
tubolare metallico nelle sue costruzioni. E quindi, come vedete, ci sono vari indizi che inducono a ritenere che il ruolo di Corradetti in questo progetto sia stato tutt'altro che marginale. Tra l'altro scelto solo i suoi progetti - qui è uno dei pochi realizzati e questa è chiaramente nello spirito di quel seminario del Piper al quale facevo riferimento e come vedete è il momento in cui ci si appresta ad elaborare il progetto del secondo mercato dei fiori, quindi io ho scelto solo progetti di quel periodo
00:50:44
per indicare come queste esperienze fossero anche in un contesto internazionale all'avanguardia. Però Corradetti ha continuato su questa linea fino agli anni Duemila. Anche nei grandi progetti per stadi come lo stadio di Radessa a Tunisi o altri complessi sportivi - tutti progetti di concorso per lo più irrealizzati - ha continuato a sviluppare coerentemente la linea di ricerca che aveva iniziato nel mercato dei fiori. Mi auguro con questa rapida rassegna di avervi dato conto di quanto siano importanti queste due opere e di come
00:51:37
valga la pena di operare per la loro valorizzazione e conservazione. Tra l'altro, parentesi di chiusura significativa, tutto sommato sono stati cambiati gli stralli, sono state cambiate delle vetrate, ma il mercato dei fiori si conserva meglio del Centre Pompidou che, come saprete è stato chiuso giorni fa e resterà a lungo chiuso per operazioni che pare non saranno di restauro, ma che si tratterà quasi di una ricostruzione ex novo perché molte di quelle strutture pare che siano irrecuperabili
00:52:31
e è stato chiuso perché c'erano già rischi di incolumità per i visitatori. Quindi nonostante gli interventi soprattutto di cosmesi (il cambio degli stalli non era semplice cosmesi, ma era un intervento agevole rispetto agli interventi di cui necessita il Centre Pompidou a Parigi) questo dimostra la validità e l'intelligenza anche di quel progetto. Con questo ho concluso. C'è qualche domanda, qualche curiosità? Sì. >> Io sono Laura Gallegani, totale profana di questo settore e mi domando però
00:53:57
siccome appunto ci parlava dello stato di conservazione del nostro nuovo mercato dei fiori rispetto al Centre Pompidou, invece il vecchio mercato, lo stato di conservazione com'è considerando l'uso di quei materiali da quel periodo lì? >> Ma mi pare che grossi problemi culturali non ne abbia mai, non mi risulta che ne abbia mai posti. L'unico problema che si è posto nel tempo, e che fortunatamente non è stato risolto, fu quello di interventi di trasformazione per renderlo
00:54:36
più utilizzabile, perché il problema è che questa vela è una vela aperta ai venti, quindi nella stagione invernale c'erano limiti di possibilità di uso, erano state fatte fatte varie proposte, tipo quello di chiuderlo con delle vetrate. Venne fatto anche un concorso, ma fortunatamente non se n'è fatto nulla. C'era un progetto di Natalini che intendeva essere soft, ma comunque per tamponare con le vetrate, queste dovevano avere una struttura portante che non sarebbe stata quasi invisibile, anzi sarebbe stata
00:55:26
alquanto ingombrante e si è rinunciato a queste ipotesi. Fortunatamente si capisce che nei mesi più rigidi la possibilità di uso è limitata, però anche nello stato attuale volendo vitalizzarlo è uno spazio a disposizione della città per molti usi e come tale potrebbe e dovrebbe essere rilanciato. Dal punto di vista strutturale, quella vela tanto celebrata nei corsi viennesi e di laterizio armato ha retto bene negli anni. Ci sono stati piccoli interventi, ma non credo mai ci siano stati grossi problemi strutturali.
00:56:19
Tu che ne dici, Claudia?Ti risulta? >> Sì, sì, le superfetazioni che c'erano intorno sono state tolte per fortuna. E quindi è stato fatto tutto questo restauro. >> Ma la struttura di per sé non è stata oggetta di ordini interi di consolidamento, che io sappia. >> Poi c'è stato anche questo filmato di Gori >> Sì. Sì. A un certo momento fu richiesto a Gori il progetto di ampliamento perché per quanto le dimensioni non
00:56:57
fossero irrisorie, perché la corda della cupola è 24 metri, la lunghezza 72 metri, quindi c'era una superficie coperta disponibile di 24 metri per 72, un rapporto 1:3, che sembrava sufficiente, ma con la crescita, lo sviluppo più rapido del previsto del mercato dei fiori, si manifestò insufficiente. Quindi, prima di procedere a bandire il concorso per il nuovo mercato si richiese a Gori un progetto d'ampliamento che non ha avuto seguito e a mio avviso anche questa è stata una fortuna perché
00:57:48
l'immagine complessiva sarebbe risultata notevolmente modificata e soprattutto si sarebbe perso quel ruolo protagonista dell'immagine rappresentato da questa vela che copre questa sorta di grande tenda gonfiata dal vento - tra l'altro anche questo è un tema Michelucciano, quello dell'architettura come tenda, che troverà più tardi una delle sue espressioni più evidenti nella resa dell'autostrada, ma ben prima figurava in degli schizzi di studio di Michelucci.
00:58:42
Volevo solo aggiungere una cosa sull'immagine a lungo deteriorata della scuola fiorentina: nel trasferimento a Venezia, anche uno dei migliori prodotti della scuola fiorentina, cioè Giovanni Klaus Koenig, incrociò fortissime difficoltà e una notevole ostilità ambientale. E qui il discorso sarebbe lungo perché Koenig vinse un concorso per una cattedra a Venezia di caratteri distributivi, cattedra che era tenuta per incarico da Carlo Aimovino. E innanzitutto a Venezia non lo
00:59:38
volevano, tanto che per decreto ministeriale furono costretti a chiamarlo all'ultimo momento perché la validità dei risultati di un concorso durava tre anni e lui venne chiamato proprio allo scadere del terzo anno, l'ultimo momento possibile per la chiamata. Poi lui commise subito un errore, quello di licenziare l'assistente incaricato di Carlo Aimovino, che si chiamava Aldo Rossi per sostituirlo con certo Carlo Bettini, figlio dello storico dell'arte Sergio Bettini, giovane brillante, ma che però
01:00:27
ha concluso la sua carriera come professore associato a Pescara, e non è diventato, pur occupandosi di industrial design, un personaggio molto famoso. Quindi queste scelte, oltre al fatto che poi Bettini fece fare involontariamente a Koenig un'altra figuraccia perché c'aveva il dente avvelenato con uno studente che era stato chiamato, come avrebbe voluto essere lui, nello studio di Le Corbusier come consulente per il progetto dell'ospedale;Le Corbusier tramite Giuseppe Mazzariol aveva chiesto
01:01:15
alla facoltà di indicargli quattro studenti che gli facessero da consulenti su Venezia per il programma. Mazzariol trasmise questi quattro nomi e tra questi c'era uno studente molto brillante che andò a fare l'esame sull'ospedale di Venezia con Koenig e venne sbranato da Bettini, tanto che ottenne un voto bassino, 24 anziché 30 che avrebbe meritato. E questo studente si chiamava Mario Botta, che già tra i suoi compagni di corso era ritenuto una promessa dell'architettura. Quindi
01:01:58
pensate in che ambiente si trovò nel giro di un anno Koenig a Venezia, difatti fece i salti mortali per ritornare rapidamente in quel di Firenze. >> Vieni a fare la domanda. >> Diciamo più che una domanda è un'osservazione. Allora, intanto ringrazio il professore perché mi ha, diciamo, fatto vedere il mercato di fiori nuovo sotto un punto di vista inverso, perché in precedenza non mi piaceva per niente,
01:02:34
da ignorante e lo dico proprio da ignorante "ma perché non lo bombardano?". Poi il professore mi ha fatto capire che si parla all'interno di tutta una tendenza. Mentre il mercato dei fiori vecchio corrisponde evidentemente a un tipo di concezione architettonica, ma anche nel mondo a me sembra molto diversa. >> Ah, sicuramente >> mi ricorda il Rinascimento, l'armonia. L'altro invece mi fa schifo >> molti han parlato di architettura brunelleschiana
01:03:04
>> Ma perfetto, perché l'armonia la curva la sezione. Il mercato dei fiori nuovo invece mi ricorda, in senso moderno, la spinta verticale che anticamente era del duomo (?), volevo sapere che concezione ha? Il primo mi sembra che corrisponde a una visione armonica del mondo, il secondo invece, in modo provocatorio, siamo prima dei 70, mi sembra che corrisponda a una visione
01:03:42
opposta, cioè non so io da ignorante, ecco, questa è un'osservazione. Comunque grazie professore perché più o meno ora non lo bombarderei. >> Quell'architettura è l'espressione di un momento ludico della storia dell'architettura europea. Nasce tutto da quel Fun Palace di Cedric Price e passa attraverso lo spirito del Piper, che per chi era giovane in quei tempi era una sorta di mito, di un nuovo modo di divertirsi e l'intelligenza di Savioli fu di accogliere la proposta che veniva da due esponenti delle
01:04:32
avanguardie radicali fiorentine, cioè Deganello e Natalini, di appropriarsi di questo spirito ludico e di riproporlo all'interno del suo corso. Facendo questa operazione in quegli anni occupò un posto d'avanguardia, la scuola fiorentina, a livello internazionale di cui questo mercato è il segno permanente più visibile e più importante. Quindi diciamo ha rappresentato una tappa fondamentale nell'evoluzione della architettura italiana e di perfetta sintonia con quelli che erano gli orientamenti dell'avanguardia
01:05:21
internazionale. Però dal punto di vista storiografico queste tendenze dell'avanguardia della fine degli anni Sessanta italiana non hanno avuto un adeguato riconoscimento, perché gli atteggiamenti della storiografia contemporanea, Tafuri in testa, non erano aperti a queste sperimentazioni dell'avanguardia. Pensate che nella storia di architettura contemporanea di Tafuri non è menzionato il mercato dei fiori, il primo, e a proposito di Firenze la liquida con delle banalità sul neoespressionismo fiorentino
01:06:10
di una superficialità sconcertante che unirebbe l'opera di Savioli a quella di Rizzi che invece sono due opere abbastanza lontane. >> Un'altra domanda. >> Ringrazio il suo interessantissimo intervento. Io volevo parlare del contesto di queste due opere architettoniche. Il vecchio mercato ormai tutta l'area è quasi urbanizzata, però si potrebbe lavorare sulla piazza davanti per valorizzare il vecchio mercato. Invece sul nuovo mercato sono già è state inglobate nel perimetro due ville,
01:07:01
diciamo Sette-Ottocentesche che sono assolutamente abbandonate e anche l'area è diventato un grande parcheggio che non valorizza assolutamente l'opera architettonica. Quindi anche le opere architettoniche senza contesto poi perdono il loro significato. Io volevo un appello perché, insomma, sia nel vecchio mercato che nel nuovo si cerchi di valorizzare il contesto perché altrimenti si perdono. Nel vecchio mercato la piazza davanti è un grande parcheggio confuso. Nel nuovo mercato due ville non si non si vedono
01:07:40
più. Questo lo faccio messaggio all'amministrazione, >> Io su questo volevo dire alcune cose, poi magari anche tu. Allora, Giuseppe Giorgio Gori non fece perché era non fece soltanto il mercato vecchio dei fiori, ma realizzò il villaggio Le case popolari a Ricciano. C'era questo rapporto tra architettura e paesaggio che era fondamentale, come è stato fondamentale anche qui per il mercato dei fiori, tant'è vero lui mise
01:08:20
proprio un provvedimento che non si doveva costruire nella collina dietro al vecchio mercato dei fiori, perché questa, come si vedono in queste fotografie, soprattutto nelle cartoline, il paesaggio doveva essere inglobato con l'architettura. Poi il tema della collettività. La collettività era fondamentale, cioè le persone volevano una grande piazza. Era il tema appunto Michelucciano, ma era anche quello di
01:09:00
Gori. Infatti c'era la piazza nel villaggio di Ricciano, c'era la piazza nell'altra struttura che ha realizzato Gori, che è quella proprio adesso dove c'è piazza Leonardo da Vinci. Per questo mi rifaccio anche a quello che dici tu: tutto questo problema di Piazza Leonardo da Vinci dove c'è questa struttura che anche questa doveva essere una struttura con una piazza alla base, poi tutta questa copertura si sente, si vede che è di Gori. E c'era un rapporto
01:09:38
sempre con l'acqua, col paesaggio, perché anche lì erano c'erano delle vasche d'acqua, come c'erano di fronte anche al mercato dei fiori vecchio e delle vasche d'acqua, come c'era l'acqua anche all'interno del villaggio di Ricciano. Insomma, come dire, sono stati chiamati personaggi dell'architettura toscana del dopoguerra, che non è da poco, in una città come Pescia. E l'altra cosa invece del mercato nuovo dei fiori rispetto alle due ville che ci sono accanto, che
01:10:16
una è Villa Vitali - noi abbiamo fatto anche un convegno su Alberto Vitali che è stato un personaggio a livello nazionale importantissimo. Considerate che adesso aperto dal 2025 c'è Palazzo Citterio a Milano con la collezione Vitali. Vitali viveva tra Pescia e Milano dal 39 in poi. La sua collezione è importantissimo perché era amico di Morandi, quindi i più bei Giorgio Morandi ci sono appunto all'interno di Palazzo Citterio che è diventata la
01:10:58
seconda Brera. E anche qui cercheremo di valorizzare; c'è qui Maurizio Cerchiai che ha fatto il rilievo della villa, c'è Mauro Pratesi che ha parlato anche con il direttore di Brera, con Tiziana Manetti, proprio per questo rapporto tra Pescia e Milano. Noi abbiamo la tomba di Alberto Vitali, che il nipote con cui ho buonissimi rapporti, Anthony Vitali, vuole donare al Comune di Pescia e per noi sarebbe un vanto. Sono due
01:11:46
anni che lui cerca di fare questa operazione dando anche un cospicuo, come dire, contributo al comune e per la valorizzazione e anche la manutenzione della tomba stessa. Quindi, insomma, abbiamo due ville che possono diventare anche un centro di documentazione, cioè Anthony Vitale ci darebbe anche del materiale documentario, per esempio, tutte le fotografie di Lamberto Vitali sono a Castello Sforzesco a Milano e ci sono molte fotografie che lui faceva a Pescia. Infatti per la nostra prossima mostra,
01:12:28
nel 2027, cercheremo attraverso Castello Sforzesco di fare una mostra proprio di fotografie su Pescia che aveva prodotto Alberto Vitali. Di Alberto Vitali abbiamo diversa grafica sul fiore, perché negli anni Sessanta fece due manifestazioni di grafica sul fiore a Pescia invitando degli artisti a livello nazionale e internazionale. Alberto Vitali ha fatto tanto su Pescia. Lo stesso è stato dietro la figura di Rolando Anzilotti per il Parco di Pinocchio perché se è
01:13:12
venuto a Pescia con Sagra, Zanuso, aveva rapporti con Alberto Vitali perché a Milano conosceva tutta l'intelligenza e anche i rapporti con i pittori e gli architetti dell'epoca. Quindi, ecco, per descrivervi in poche parole quello che è stato Pescia e che si spera di continuare su questa su questo filone che secondo me, appunto, vanno valorizzati personaggi che hanno fatto la storia contemporanea a Pescia. >> Se qualcuno è interessato, abbiamo in vendita alcune pubblicazioni
01:13:59
relative agli architetti dei mercati dei fiori, in vendita a prezzo ridotto. C'è qualcun altro? >> Ciao, ma ti voglio dire una cosa più una una chiacchierata. Condivido quello che hai detto, però mi interessava il punto del seminario, quello sul Piper, 1966-67, che è una cosa che anch'io ho vagliato, ho studiato, così lo metterei in relazione non soltanto a Deganello e Natalini, ma anche a quello che è avvenuto l'anno successivo
01:14:57
con l'anno dell'occupazione di architettura dove queste anime radicali, diciamo, si coalizzano, no? non soltanto Superstudio, ma anche Archizoom e parlando con Branzi parecchie volte e lo stesso Gilberto Corretti, ho trovato una cosa che tu mi hai confermato, cioè tutto sommato loro erano molto avversati dall'ambiente e della facoltà: Koening stesso si narra che fece questa famosa battuta, del pipistrello, cioè esami che
01:15:49
avevano fatto loro, è un ibrido. Ma anche Savioli, anche Savioli non aveva accolto queste istanze radicali. Poi dopo, va bene, Natalini, l'altro è diventato docente e sono diventati tutti strutturati... la cosa che non sapevo e che mi sembra che lo stesso anche a Venezia con Mario Botta che Mario Botta aveva avuto le stesse
01:16:35
difficoltà, in fondo era stato un po' stroncato... insomma, non trovi che in fondo quest'anima radicale che è così importante che è stata poi nel design, addirittura ora anche con la mostra di Burkhardt a Milano di Alchimia che in fondo ci sono o quasi tutti insomma anche i nostri architetti, che Firenze - tutto sommato proprio anche l'architettura in facoltà li aveva
01:17:16
completamente stroncati - poi dopo sono stati integrati con le cattedre e insomma hanno lavorato. Carlini è stato >> come era successo a Ricci quando io mi iscrissi nel 63. Ricci teneva il corso di disegno al secondo anno. E Savioli era confinato ad architettura degli interni e arredamento. Quindi erano tenuti fuori tutti e due da quegli insegnamenti fondamentali nei quali avrebbero potuto esprimere al meglio le loro virtualità didattiche, perché c'era un'area preesistente
01:18:07
che era poi da un lato tecnologia e dall'altro filiazione di Fagnoni per Pierluigi Spatolini - il genero di Fagnoni. Quindi i danni di Fagnoni sono stati di lunga durata e anzi devo aggiungere qualcosa. Quando viene rifiutata la cattedra a Zevi, il danno per Firenze fu enorme, perché Zevi in quegli anni meditava di portare "Metron" a Firenze e di farla stampare da Vallecchi. Inoltre col suo amico Ragghianti aveva un un programma di mostre sugli architetti contemporanei molto più nutrito di quello
01:19:10
che poi è stato realizzato e, terzo fatto, aveva in programma sempre con Ragghianti una collana con la Einaudi di monografie sugli architetti contemporanei. La battaglia contro Zevi non è stata condotta soltanto dalla facoltà. In primis, dalla facoltà: altro episodio nel 1951, mostra su Frank Lloyd Wright viene invitato a far parte del comitato scientifico per avere un rappresentante della facoltà. Lui rifiuta e questo rifiuto è corroborato da una serie di articoli squallidi di
01:20:08
Papini e Barzellini sulla "Nazione" e questo spiega che sì, c'era anche un'opposizione politica. Zevi era socialista, Ragghiati era repubblicano ma era stato del CNN. Fagnoni e Papini erano due personaggi beneficati da Regina e quindi di destra. E Barzellini quando interviene sulla mostra di Zevi scrive delle cose veramente oscene che rivelano un'ignoranza abissale e fa profezie, tipo tra pochi mesi nessuno più sentirà parlare di Wright e Le Corbusier; aveva scritto del 1946 di architettura organica (?) e ignorava che Wright in Europa era
01:21:01
conosciuto da quaranta anni. Le prime monografie su Wright erano uscite tra il 1910 e l'11 in Germania, poi nel 25-26 in Olanda i numeri di Chris Vandyke, per cui era quaranta anni che si parlava di Wright, non era l'ultima moda del momento come spacciano Papini e... >> c'è un altro Papini incredibilmente che è Giovanni Papini. Giovanni Papini incredibilmente nel 1951 scrive una cosa curiosa: si inventa questo diario di Gold, questo personaggio che faceva tutte queste
01:21:51
visite e fa una visita a Wright - ve lo consiglio - che è illuminante per il 51 proprio in questo contesto contro anche quegli amici, contro Bargellini, contro l'altro Papini, che non era Talenti Roberto e Giovanni Papini che tanto per intenderci Giovanni Papini è il fondatore de Lacerba insieme al grande scrittore Ardengo Soffici. Questa cosa è interessante su Wright che lui scrive proprio l'importanza di questa visita da parte dell'architettura con la natura.
01:22:30
>> Ci sono altri interventi? Volevo approfittare da storico dell'arte semi ignorante di architettura. Il mercato nuovo non ha a che fare in qualche modo col Ponte dell'Indiano? Perché il Ponte dell'Indiano esce esce nel 1968. >> sì, sì. E cosa? >> L'idea dei tiranti >> Un conto sono i tiranti di un ponte - nel campo dell'architettura e dei ponti ci sono molti esempi già ottocenteschi che anticipano il sistema delle catene,
01:23:23
sono le nonne degli stralli >> sì certo. >> Il problema è trasferire quel sistema che usato per i ponti ad architetture più complesse e questo fenomeno primo novecentesco. Le grandi costruzioni in ferro dell'Ottocento, tolti i ponti e le catene dei ponti, famoso è quello di Budapest, avevano strutture portati che poggiavano a terra. Non avevano un sistema di sfalli e anche quelle con altre superfici erano tutte su strutture a terra. >> Sembra che non ci siano più
01:24:34
domande. >> Volevo fare una domandina. Allora, per il mercato del fiori lei ha spiegato - cosa molto interessante - che gli architetti si erano preoccupati anche dell'ambiente e cioè avevano concepito il mercato anche in funzione dell'ambiente. >> Sì, vero, avevano un paesaggio diverso da quello attuale che hanno sfruttato con questo adattamento come un cannocchiale verso il verde. >> Volevo sapere per il
01:25:27
mercato dei fiori nuovo c'è stata una concezione del genere? Perché al solito, a noi, almeno a me, risulta... >> l'ubicazione era diversa, ma comunque lì il problema, questo problema non penso che sia stato preso in considerazione, anche perché quello è un contenitore che non apre alla vista verso l'esterno, anche se ha delle superfici detratte, non sono superfici... >> Ecco, almeno io non trovo nessun legame tra il nuovo mercato e l'ambientazione in cui è disposto. >> Il vecchio mercato sorgeva all'interno
01:26:08
di un lucro in parte edificato. Aveva un paesaggio circostante ben diverso, come si evince dalle fotografie; fa da cannocchiale prospettico verso quelle colline. La situazione del nuovo mercato una situazione diversa proprio per la lontananza del più dal centro si sentono anche più liberi dal linguaggio delle formule >> perché poi all'epoca non c'erano tutte le costruzioni intorno, era completamente >> però però rimane sempre abbastanza impattante è
01:26:51
completamente diversa, una cosa che non ha nessun legame con >> Sì, impatta nell'ambiente perché vuole essere un segnale forte e anche chi viene da fuori è una struttura che si individua e questo è importante per un edificio e per la sua funzione.
19 settembre 2025 — 25 gennaio 2026
a cura di Claudia Massi e Claudio Pizzorusso
19 settembre 2025 — 25 gennaio 2026
La mostra ripercorre la partecipazione di Libero Andreotti alla Prima Esposizione d'Arte Decorativa Italiana, tenutasi nel 1920 alla Liljevalchs Konsthall di Stoccolma.
Frutto di una collaborazione tra comitati italiani e svedesi, e curata da Guido Balsamo Stella ed Edward Hald, l’esposizione mise in luce il meglio delle arti applicate italiane: dai vetri ai tessuti, dalle ceramiche ai giocattoli, valorizzando l’artigianato e le tradizioni regionali.
Nella Sala 8, Andreotti espose sculture in bronzo e arredi da lui progettati, affermandosi come protagonista di un momento chiave nel confronto tra tradizione e modernità.
La mostra, che si terrà presso il Museo Libero Andreotti di Pescia, ripropone quella esperienza storica, raccontando un capitolo fondamentale non solo del dialogo tra Italia e Svezia nelle arti decorative, ma anche una tappa centrale del percorso artistico dell’artista.
Questa mostra nasce da un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, dalla Regione Toscana e dal Comune di Pescia.
Due sculture di Andreotti sono qui in prestito:
8 novembre 2025 – 15 febbraio 2026
Antico Ospedale di San Giuseppe, Empoli
Opere di Pescia Musei
mostra a cura di Livia Fasolo e Claudia Massi
8 febbraio — 7 settembre 2025
DUE SECOLI DI DISEGNO
Opere dei Musei di Pescia
8 Febbraio — 2 Giugno 2025
mostra a cura di Livia Fasolo e Claudia Massi
L'esposizione presenta disegni recentemente inventariati e riportati alla luce e si offre come una panoramica dell’arte del disegno approfondendo le opere di quattro artisti vissuti in momenti storici diversi: Alberico Carlini (1703-1777), Innocenzo Ansaldi (1734-1816), Luigi Norfini (1825-1909) e Libero Andreotti (1875-1933).
Questi artisti, nati tutti nel territorio di Pescia, si sono formati e hanno sviluppato le loro carriere anche in altri centri d’Italia o all’estero. Tutti hanno lasciato nella loro città natale tracce imprescindibili sotto forma di album, fogli e disegni di grande valore.
Ognuno dei nuclei presenti a Pescia è un unicum, che costituisce il più delle volte la sola testimonianza dell’attività grafica di questi artisti (come nel caso di Carlini e di Ansaldi). Anche per Norfini, pittore ottocentesco di battaglie dalla carriera più articolata di quanto non si credesse, i disegni conservati a Pescia sono uno dei gruppi più consistenti, insieme a quello del Gabinetto dei Disegni di Castello Sforzesco a Milano.
La quantità e la qualità dei disegni dello scultore Libero Andreotti, qui esposti non solo quali studi preparatori ma anche come opere dal valore autonomo, rendono il corpus grafico della Gipsoteca e dei musei di Pescia di estremo interesse per gli studiosi.
La mostra è anche il risultato del lavoro svolto da Simona Lunatici, che ha curato l’inventariazione delle opere grafiche: quasi mille disegni di Libero Andreotti e oltre mille stampe e disegni provenienti dal fondo antico e novecentesco del Museo Civico che saranno inseriti nel catalogo generale dei beni culturali.
ARCHITETTURA: americana o europea?
Conferenza di Hans Kollhoff
Giovedì 12 giugno
16:30 — 18:30
Museo Libero Andreotti
Piazza del Palagio, 7, Pescia
Introducono
Claudia Massi
Responsabile scientifico di Pescia Musei
Manuela Tizzi
Presidente Ordine degli Architetti di Pistoia
Conclusioni
Ezio Godoli
Presidente del Cedacot
L'evento è organizzato da Pescia Musei in collaborazione con l'Ordine degli Architetti di Pistoia e con l'Associazione Cedacot.
L’iniziativa darà diritto al riconoscimento di due crediti formativi agli architetti partecipanti. Iscrizione sul portale servizi CNAPPC: https://portaleservizi.cnappc.it/
Giovedì 12 giugno
16:30 — 18:30
Museo Libero Andreotti
Piazza del Palagio, 7, Pescia
Chicago Convention Hall Project, Mies van der Rohe 1953-4, ©MOMA/ARS
PESCIA, [Museo Libero Andreotti]
Aggiornamento professionale per gli architetti pistoiesi con il super ospite Hans Kollhoff, figura fra le più rilevanti nel panorama dell'architettura contemporanea, da anni residente a Pescia. Il professionista cresciuto a Berlino ha fatto un confronto tra l'architettura americana e quella europea, intrecciando storia, sociologia, filosofia della forma e teoria della professione. Autore di opere molto apprezzate dalla critica internazionale, Kollhoff copre un ruolo rilevante nel dibattito culturale europeo in architettura, dove è portatore di una ricerca che affonda le radici negli esempi dei grandi architetti del razionalismo europeo e tedesco.
Nel suo intervento, ha tracciato un quadro complesso della situazione sulle due sponde dell'Atlantico. L'Europa, afferma, può trarre insegnamento dalla tradizione americana: negli USA forme di impegno civico e filantropico riescono a sostenere ambiti culturali e progettuali al di fuori dell'intervento statale diretto, aspetto oggi largamente trascurato nel nostro continente.
Kollhoff ha esortato architetti e operatori culturali a riappropriarsi della nostra eredità culturale, per costruire un europeismo che sappia dialogare con le influenze globali senza perdere identità. «In un momento storico segnato dalla crisi dei modelli e dall'uniformazione globale dei paesaggi–commenta il re sponsabile Scientifico dei Musei di Pescia, Claudia Massi–l'intervento di Kolthoff ha costituito un momenta di rara lucidità teorica e di forte impatto per la folta platea di professionisti che lo ha ascoltato: ad accrescere il valore delle parole ha contribuito lo spazio in cui si è tenuta la conferenza, il Museo Gipsoteca [Libero Andreotti], dove la forma scolpita racconta la continuità del tempo; incontri come questo».
EC
17 maggio
Emanuele Pellegrini
Pale d’altare di età controriformata a Pescia e dintorni
Libero Andreotti a Parigi
Visita alla Museo Libero Andreotti
guidata da Claudio Pizzorusso
16 maggio
Fulvio Cervini
Romanico medievale e romanico novecentesco
Guido Tigler
I Crocifissi del Trecento nel Pesciatino e in Valdinievole
A cura dei professori Fulvio Cervini e Andrea De Marchi (Storia dell’arte medievale e moderna).
Università di Firenze, Scuola di specializzazione in storia dell’arte, a.a. 2025/2026. In collaborazione con la Diocesi di Pescia, l’IMT di Lucca e Pescia Musei.
18 aprile
Emanuele Pellegrini
Il pittore dimenticato.
Conversazione su Luigi Norfini
Luigi Norfini, Interno di casa Cardini, 1904, Pescia, Museo Civico
Conosciuto come disegnatore "sul campo" di alcuni episodi delle battaglie del Risorgimento, Luigi Norfini (Pescia 1825-Lucca 1909) è stato uno dei protagonisti della stagione culturale e politica che parte dal 1848 e arriva alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Figlio di un celebre medico ostetrico, Norfini ha sviluppato la sua carriera tra l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Lucca, città in cui diresse la locale Accademia di Belle Arti e per cui fu un infaticabile organizzatore, tanto da riceverne la cittadinanza onoraria. Norfini lavorò a lungo per i massimi committenti del periodo, da Casa Savoia a Bettino Ricasoli, suo protettore e mecenate, pur conservando sempre un profondo legame con la sua città natale, che tutt'oggi conserva numerose sue opere.
Emanuele Pellegrini è professore ordinario di storia dell'arte presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. è stato Chercheur Invité presso l'INHA di Parigi e ha lavorato a gruppi di ricerca internazionali (Getty, Los Angeles; King's College, Londra; Zentralinstitut für Kunstgeschichte, Monaco). è condirettore della rivista "Predella". Ha pubblicato articoli e libri sulla storia del collezionismo e della critica d'arte soprattutto tra Settecento e Novecento.
Manuel Rossi
Padre della patria?
Baldassarre Turini tra storia e mitografia
Pierino da Vinci, sepolcro di Baldassarre Turini, 1552, Pescia, Duomo
L’intervento muove dall’immagine, diffusa dagli eruditi secenteschi, di Baldassarre Turini «padre della Patria» pesciatina, un’immagine che difficilmente si sposa con la condotta del raffinato curiale e attento uomo politico. Per tale motivo si cercherà di ricostruire i rapporti del Datario con la «Piccola Patria»; rapporti che pur al netto della dispersione delle carte personali e familiari del Turini bene possono essere ricostruiti attraverso la documentazione della Comunità pesciatina e in particolar modo i registri delle deliberazioni a partire dalla prima «ambasceria» affidata a Baldassarre nel 1514 sino alle ultime testimonianze, in prossimità della morte del Turini (1543).
Dopo la laurea presso l’Università di Pisa, Manuel Rossi ha conseguito il Dottorato di ricerca nel medesimo Ateneo. È responsabile dell’ufficio Patrimonio Artistico e Archivio dell’Opera della Primaziale Pisana. È inoltre direttore scientifico dell'Archivio storico del Maggio Musicale Fiorentino nonché curatore di numerosi progetti archivistici, ha collaborato con i principali istituti di ricerca nazionali ed è stato assegnista di ricerca presso il Centro Archivistico della Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università per Stranieri di Siena.
Tonino Coi
Creature fantastiche e mitologia nella produzione tarda di Libero Andreotti
Libero Andreotti, Sirena con vaso portalampada, 1931, Motonave "Viktoria"
Dopo una breve, ma significativa parentesi mistico-religiosa (con conseguente semplificazione delle forme), la produzione più tarda di Libero Andreotti inaugura una nuova fase stilistica che caratterizza anche una serie di opere a tema mitologico (e più specificamente marino) legate ad apparati decorativi tra i più disparati, dalle collaborazioni con Gio Ponti per la Richard Ginori agli arredi per i saloni delle grandi motonavi.
Funzionario presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno. Laureato a Roma in Storia dell’Arte Moderna e specializzato a Firenze con una tesi sulla corrispondenza tra Libero Andreotti e Ugo Ojetti; borsista presso la Fondazione Roberto Longhi di Firenze con un progetto di ricerca su Libero Andreotti e le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia. Studi su Libero Andreotti riguardanti principalmente i monumenti funebri e le collaborazioni con Gio Ponti nell’ambito della produzione Richard Ginori e delle grandi commissioni pubbliche degli anni ’20 e ’30.
28 marzo
Gerardo de Simone
«Ricordanze» del Beato Angelico in Neri di Bicci
Neri di Bicci, Incoronazione della Vergine con angeli e i santi Bernardo, Paolo, Barbara, Caterina d'Alessandria, Giovanni Battista e Girolamo, 1475-1485 circa, Pescia, Museo Civico
La statura dei grandi maestri nella storia dell'arte si misura anche dall'influenza da essi esercitata sui cosiddetti maestri 'minori'. Un caso emblematico è fornito dal Beato Angelico, la cui pittura sacra, culturalmente composita e in continua evoluzione dalle premesse tardogotiche agli approdi rinascimentali, si impose come normativa per molti artisti, anzitutto in ambito fiorentino. Tra i più ricettivi verso la lezione del sommo pittore domenicano spicca il prolifico e 'conservatore' Neri di Bicci, autore a Pescia di pale d'altare e affreschi, che continuò a ispirarsi ai modelli angelichiani ben addentro la seconda metà del Quattrocento.
Gerardo de Simone, storico dell'arte, si è formato presso l'Università di Pisa. Borsista del Kunsthistorisches Institut di Firenze e di Villa I Tatti-The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies, codirige la rivista "Predella". Curatore di mostre e di volumi, ha pubblicato numerosi saggi in riviste italiane e internazionali, cataloghi di mostre, atti di convegni; è autore dell'ampia monografia Il Beato Angelico a Roma. Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze.
28 febbraio
Luisa Berretti
Su alcuni disegni pesciatini di Giovan Domenico Ferretti, maestro del Settecento fiorentino
Giovan Domenico Ferretti, Studi per una danzatrice, 1730-1750, Pescia, Museo Civico
Giovan Domenico Ferretti (Firenze, 1692 1768) è uno dei protagonisti indiscussi della pittura toscana del primo Settecento, di cui conosciamo molti dipinti, ma rari sono i suoi disegni. Accanto ai nuclei noti del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e del Musée des Beaux d'Art de Lille, si colloca per qualità e rilevanza, quello conservato ai Musei Civici di Pescia, a cui si sono potuti aggiungere di recente altri esemplari. La onferenza sarà quindi un'occasione per illustrare il corpus grafico dell'artista e fare nuove considerazioni.
Luisa Berretti, dal 2022 è direttore dei Musei nazionali di Lucca e del Museo nazionale d'arte medievale di Arezzo. In servizio presso la Direzione regionale musei Piemonte (2017-2022), è stata vicedirettore del Castello di Agliè e del Castello di Moncalieri.
Si è laureata in Museologia e storia del collezionismo a Firenze (2005), specializzata in storia dell'arte moderna a Bologna (2009), e ha conseguito il dottorato di ricerca a Pisa (2019). È stata borsista al Museo del Louvre presso il Département des arts graphiques (2007). Ha curato e co-curato mostre in Toscana, Piemonte e Val d'Aosta. Dal 2006 pubblica contributi inerenti il patrimonio artistico italiano, soprattutto dal Cinquecento al Settecento, ed è una riconosciuta esperta di disegni.
7 febbraio 2025
Silvia Ciappi
La Natività nell’arte figurativa toscana (secc. XIV-XVII)
Maestro della Maddalena assunta Johnson, Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Margherita, Pescia, Museo civico (deposito dalla Galleria degli Uffizi, Firenze)
Si traccia un percorso attraverso dipinti che illustrano il tema della Natività, dal XIV al XVII secolo, prendendo avvio dai dipinti conservati al Museo Civico di Pescia. Si evidenzia il rapporto affettivo e di intimità che distingue le opere a tema mariano, che uniscono, spesso sovrappongono, l'immagine della madre celeste a quella terrena, mentre Gesù è raffigurato come un vero bambino, pur lasciando intuire la consapevolezza dei futuri, drammatici eventi. Tuttavia nelle Natività l'aspetto sacro e il dogma teologico lasciano spazio alla devozione, accentuata da sguardi, gesti ed espressioni densi di tenerezza e di familiarità domestica.
Silvia Ciappi si è laureata a Firenze in Storia dell'arte medievale e moderna con una tesi sul revival gotico nel XIX secolo tra Padova e Venezia, città dove ha iniziato i suoi studi sul vetro. Negli anni ha approfondito le vicende del vetro, delle vetrate e degli arredi da spezieria, con particolare attenzione ai confronti iconografici e alle fonti archivistiche.
Docente a contratto alla Scuola di specializzazione, SAGAS, Università di Firenze (2010-2022). Dal 2015 associated scholar al Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institut. Dal 2016 responsabile della catalogazione e inventariazione del patrimonio storico archivistico dell'officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, Firenze.
24 gennaio
Francesco Tanganelli
Una testimonianza ritrovata. La frequentazione etrusca della Valleriana alla luce della lastra di Antiglia
La lastra I di Antiglia, particolare, III-II secolo a.C., Pescia, depositi del Museo Civico
Rinvenuta nel 1977 in Valleriana, nel territorio di Stiappa, la lastra I di Antiglia suscita interesse per le incisioni che caratterizzano la sua superficie. Nonostante la forte usura, si possono infatti riconoscere almeno tre rosoni a sei petali, racchiusi in un cerchio; sopravvivono poi alcune lettere di difficile comprensione, che sono state giudicate pertinenti a un alfabeto nord-etrusco di tipo tardo (III-II secolo a.C). Dopo un lungo periodo di apparente dispersione, la lastra I di Antiglia è tornata alla luce nel 2020 e la sua riscoperta ha permesso di acquisire nuovi dati sulla storia del popolamento della montagna pesciatina prima della conquista romana della Valdinievole, e di offrire al contempo una possibile spiegazione dei diversi riutilizzi che la lastra potrebbe aver subito nei secoli.
Francesco Tanganelli si è laureato all'università di Firenze in Archeologia classica, ottenendo in seguito un master in gestione dei Beni Culturali presso l'Istituto per l'Arte e il Restauro "Palazzo Spinelli". Si è diplomato alla scuola di specializzazione in Beni Archeologici dell'ateneo fiorentino e ha conseguito un dottorato in "Storia, culture e saperi dell'Europa mediterranea" presso l'università della Basilicata. Ha preso parte a scavi e missioni scientifiche in Italia e all'estero, presentando le proprie ricerche in convegni nazionali e internazionali. Fra i suoi interessi si segnalano la scultura antica, l'epigrafia e la lavorazione dei materiali lapidei. Attualmente lavora come conservatore pro tempore dei Musei di Fiesole.
10 gennaio
Claudio Pizzorusso
Andreotti a Parigi
Libero Andreotti, Sirena alata (La Grande Mouette), 1913, Pescia, Museo Gipsoteca Libero Andreotti
Il soggiorno parigino di Libero Andreotti (1908-1914) è stato certamente il momento più felice della sua carriera, e purtroppo è il meno documentato dalle opere conservate in Gipsoteca. Grazie anche a un inedito taccuino gentilmente prestatoci dagli eredi, si cercherà di ripercorrere quella delicata fase in cui, a contatto con il mondo artistico e letterario francese, lo scultore si è evoluto, come egli stesso scriveva, <<dall'impressionismo plastico» praticato nel precedente periodo milanese, verso un certo impressionismo mnemonico che potrebbe chiamarsi oggi espressionismo».
Claudio Pizzorusso è stato professore ordinario di Storia dell'arte contemporanea all'Università degli studi di Napoli Federico II, e ha insegnato alle università di Urbino, di Firenze e di Siena Stranieri. Ha diviso i suoi studi tra la pittura del Seicento, la scultura del Cinque-Seicento e l'arte italiana e francese dell'Otto-Novecento. Dal 1993 si è dedicato a Libero Andreotti, pubblicando un volume sulla sua corrispondenza (1997) e vari saggi, e organizzando le mostre monografiche di Matera (1998) e Firenze (2000). Attualmente è consulente scientifico del Comune di Pescia per la Gipsoteca.