30 GENNAIO
Il ritratto borghese dalla Restaurazione all'età umbertina
Silvestra Bietoletti
Abstract
Nel corso dell'Ottocento il ritratto, pur fondato su canoni estetici di lunga tradizione, si rinnova profondamente, adeguandosi ai mutamenti culturali e sociali dell'età moderna. Accanto alla rappresentazione ufficiale emergono nuove forme di indagine introspettiva, capaci di restituire l'identità e il ruolo dell'individuo nella società, dando origine a un linguaggio moderno e internazionale del ritratto.
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Silvestra Bietoletti: storica dell’arte, allieva di Carlo Del Bravo, si occupa di cultura figurativa dal Neoclassicismo al Novecento. Ha collaborato con la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e con i Musei Nazionali di Lucca, curando allestimenti e mostre. Studiosa dei Macchiaioli, nel 2025 ha curato due mostre per il bicentenario di Giovanni Fattori e ha contribuito alla mostra dedicata al pittore pesciatino Luigi Norfini, attualmente in corso a Pescia.
16 GENNAIO
I due mercati dei fiori a Pescia
Ezio Godoli
Abstract
I Mercati dei Fiori di Pescia costituiscono due momenti significativi dell’architettura italiana del secondo Novecento: il primo, simbolo della ricostruzione postbellica, premiato a livello internazionale; il secondo, esito del concorso del 1969, importante e precoce sperimentazione dell’architettura high-tech, a lungo sottovalutata.
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Ezio Godoli: Storico dell’architettura, già professore all' Università di Firenze. Studioso dell’architettura italiana tra XIX e XX secolo, dell' Art Nouveau e delle avanguardie. Già membro del gruppo di esperti UNESCO.
30 GENNAIO
Il ritratto borghese dalla Restaurazione all'età umbertina
Silvestra Bietoletti
Abstract
Nel corso dell'Ottocento il ritratto, pur fondato su canoni estetici di lunga tradizione, si rinnova profondamente, adeguandosi ai mutamenti culturali e sociali dell'età moderna. Accanto alla rappresentazione ufficiale emergono nuove forme di indagine introspettiva, capaci di restituire l'identità e il ruolo dell'individuo nella società, dando origine a un linguaggio moderno e internazionale del ritratto.
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Silvestra Bietoletti: storica dell’arte, allieva di Carlo Del Bravo, si occupa di cultura figurativa dal Neoclassicismo al Novecento. Ha collaborato con la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e con i Musei Nazionali di Lucca, curando allestimenti e mostre. Studiosa dei Macchiaioli, nel 2025 ha curato due mostre per il bicentenario di Giovanni Fattori e ha contribuito alla mostra dedicata al pittore pesciatino Luigi Norfini, attualmente in corso a Pescia.
13 FEBBRAIO
La danza nelle arti figurative
Maria Flora Giubilei
Abstract
Il rapporto tra la danza - con la sua rivoluzionaria evoluzione nei primi trent'anni del Novecento - e le arti figurative, non meno innovative nel medesimo arco temporale, e la loro la condivisione di esperienze e di fonti culturali, saranno evocati, nel corso della conferenza, attraverso le performance e le opere di alcune delle personalità più significative e celebri in entrambi i contesti espressivi. Cléo de Mérode, affascinante icona del balletto romantico; Isadora Duncan, "grande maestra di scultura" e Josephine Baker, audace interprete di musiche jazz furono, per importanti artisti italiani ed internazionali - da Rodin a Carrière, da Bourdelle a Ferdinand Hodler, a Nomellini, Andreotti e Romanelli, ai futuristi - vitali riferimenti e fonti ispiratrici.
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Maria Flora Giubilei, storica dell’arte, ha diretto i Musei di Nervi dal 1988 al 2019 curandone nuovi ordinamenti, cataloghi generali ed eventi espositivi. Ha coordinato, alla fine degli anni Novanta, il progetto "Staglieno 2000" per il Cimitero Monumentale genovese. Dal 2011 al 2022 è stata membro del Comitato Scientifico della Fondazione – Centro Studi Carlo Ludovico Ragghianti e Licia Collobi di Lucca; dal 2024 è Accademico Corrispondente dell'Accademia ligure di Scienze e Lettere di Genova. Co-curatrice di libri d’arte per l'infanzia, autrice di saggi sulla storia delle arti italiane e del collezionismo nel XIX e XX secolo, è stata relatrice e docente a convegni e seminari, a master, firmando mostre in diverse sedi museali italiane.
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27 FEBBRAIO
Le tecniche dell’arte medievale.
Materiale, lavorazione e percezione visiva
Virginia Caramico
Abstract
Tutt’altro che inerti, le superfici dei dipinti medievali sono animate da trapassi continui di luce, materia e spessori. Bagliori e opacità, pittura a corpo e campiture levigate, parti lisce e inserti a rilievo si alternano per reagire dinamicamente alla variabile incidenza della luce e alla mobilità del punto di vista degli osservatori nello spazio. Tali effetti, per molte ragioni oggi poco evidenti, non erano casuali, ma ricercati con grande consapevolezza dai pittori sin dalle prime fasi del lavoro.
A partire dall’illustrazione dei materiali e delle tecniche possibili, la conferenza inviterà a indagare le ragioni estetiche e culturali che stanno al fondo delle scelte operative fatte di volta in volta dai pittori, per riscoprire, infine, il senso della valorizzazione mutevole e soggettiva delle superfici: vera cifra peculiare della pittura alla fine del Medioevo.
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Virginia Caramico: storica dell’arte medievista, è ricercatrice presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca e professoressa a contratto all’Università di Firenze. Ha collaborato a progetti di ricerca e di catalogazione delle collezioni di alcuni dei principali musei della Toscana. I suoi studi si concentrano sulla pittura gotica e tardogotica dell’Italia centrale e meridionale, con un’attenzione particolare agli aspetti stilistici, iconografici, funzionali e tecnico-materiali delle opere. Ha pubblicato di recente il volume Le tecniche della pittura medievale. Materiali, lavorazioni e percezione visiva (Torino 2024).
13 MARZO
La collezione Ansaldi nel Museo Palazzo Galeotti
Sara Tonni
Abstract
Conservata nei depositi di Palazzo Galeotti dal 1989, la collezione fu donata allo Stato italiano da Giulio Romano Ansaldi, storico dell’arte attivo a Roma e figlio dell’avvocato Carlo Francesco, originario di Pescia ed esponente di una famiglia profondamente legata alla Valdinievole. Attualmente oggetto di studio e catalogazione in vista di un futuro riallestimento museale, la raccolta comprende oltre 3000 opere antiche e moderne – dipinti, bozzetti, disegni, sculture e oggetti di varia natura – ed è il frutto di un collezionismo febbrile che restituisce un’immagine vivida del milieu culturale e della vitalità del mercato artistico romano nei primi decenni del Novecento. La conferenza illustrerà le caratteristiche principali del nucleo, i primi risultati delle ricerche e le prospettive del progetto di valorizzazione.
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Storica dell’arte, Sara Tonni è ricercatrice post-doc presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. Formatasi tra Trento e Verona, nel 2018 ha avviato la collaborazione con il Thorvaldsens Museum di Copenaghen, dove ha svolto diversi periodi di ricerca, anche grazie al supporto della Fondazione Monte di Lombardia (Pavia). Nel 2024 ha conseguito il dottorato presso l’Università di Trento con una tesi sulla collezione di pittura italiana antica formata a Roma da Bertel Thorvaldsen nel primo Ottocento. Autrice di saggi e articoli scientifici, ha collaborato con diverse istituzioni museali, tra cui il Museo Diocesano Tridentino, Villa Carlotta a Tremezzina e il Museo Palazzo Galeotti a Pescia.
27 MARZO
L’architettura di Hans Kollhoff
Luca Barontini
10 APRILE
Carlo Carrà e l’incontro con Berlinghieri
Mauro Pratesi
8 MAGGIO
I Della Robbia a Pescia
Giancarlo Gentilini
Ingresso libero
Assessorato alla Cultura del Comune di Pescia
Direzione e Comitato Scientifico di Pescia Musei
Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Pescia
Ezio Godoli • I due mercati dei fiori a Pescia
In diversi periodi storici i due Mercati dei Fiori di Pescia, per i loro peculiari caratteri costruttivi, hanno segnato due momenti importanti nella vicenda dell’architettura italiana della seconda metà del XX secolo, sebbene non adeguatamente riconosciuti o anche del tutto ignorati dalla storiografia ufficiale, inguaribilmente affetta da una forma di provincialismo che si auto confina negli orizzonti milanese e romano.
Esemplare concretizzazione dell’idea di Giovanni Michelucci dell’edificio come elemento di città, il primo Mercato dei Fiori (1949-1951) dei suoi allievi Giuseppe Giorgio e Enzo Gori, Leonardo Ricci e Leonardo Savioli e dall’ingegnere Emilio Brizzi ha ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale per l’uso innovativo del cemento armato, coronati nel 1954 dal premio alla II Biennale di architettura di San Paolo del Brasile attribuitogli da una giuria di cui facevano parte tra gli altri Walter Gropius, Alvar Aalto, Josep Lluís Sert, ed è divenuto un’immagine emblematica dell’architettura della ricostruzione di una nuova Italia, risorta dopo il ventennio della dittatura fascista e i disastri della guerra.
Il progetto del gruppo coordinato da Leonardo Savioli, vincitore del concorso del 1969 per il nuovo mercato dei fiori, è stato notevolmente penalizzato dal lungo lasso di tempo intercorso tra l’espletamento del concorso e l’entrata in funzione nel 1988 dell’edificio ultimato. Al momento della sua concezione il progetto era una esperienza decisamente pionieristica nel campo della high-tech fondata sull’impiego di strutture tubolari metalliche, della quale Savioli e la sua cerchia di collaboratori, in particolare Salvatore Di Pasquale e Giovanni Corradetti, sono stati dei precursori non solo a livello internazionale. Corradetti, il cui archivio posseduto dal Cedacot è attualmente conservato all’interno del Mefit, ha continuato a sviluppare questa linea di ricerca dagli anni 1970 fino alla morte nel 2004.
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Ezio Godoli, Nato a Bologna nel 1945, dal 1973 al 2015 ha insegnato storia dell’architettura nella Facoltà di architettura dell’Università di Firenze. I suoi interessi di ricerca hanno privilegiato la storia dell’architettura dell’età contemporanea, in particolare l’architettura italiana del periodo napoleonico, l’architettura ferroviaria del XIX e del XX secolo, l’architettura Art Nouveau, l’Orientalismo, l’opera degli architetti italiani nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale, l’architettura dei cinema, le avanguardie storiche (Futurismo e De Stijl), l’architettura toscana del Novecento. Ha fatto parte del gruppo di esperti dell’Unesco (1986-1994) incaricato di formulare direttive per il restauro e la conservazione dell’architettura Art Nouveau. Dal 2002 al 2016 è stato partner di diversi progetti di ricerca europei coordinati dall’INHA di Parigi sulla attività degli architetti europei nell’Africa settentrionale.
Ezio Godoli • I due mercati dei fiori a Pescia
@Museo Libero Andreotti • Incontri venerdì • 2026-01-16
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che stavo per introdurre io. >> Buonasera. Buonasera. Buonasera. Sì, >> allora No, ho poche parole. Eh, vabbè, tutti conoscono Elio Godoli, per Lomeno nel dipartimento di architettura. è stato uno dei professori di storia dell'architettura più importanti a Firenze. Eh, si è occupato sempre eh dell'architettura contemporanea, sia in Italia, ma soprattutto in Europa. Insieme a lui abbiamo fatto la prima mostra sui mercati dei fiori a Pescia nel 2017. questo catalogo dove hanno
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partecipato personaggi come Franis Burcade che è stato per un periodo il direttore del centro Pido di Parigi, ha partecipato Adolfo Natalini che anche lui tutti conoscono e che è quello che ha realizzato i Gigli eh che il centro commerciale dei Gigli, ma anche tutto l'università appunto a Novoli a Firenze, eh, per dire sono pochi pochi progetti, oppure l'opera, il Museo dell'Opera del Duomo. C'è stato Kolof che ha fatto un articolo e che è uno del un orchistare che ha deciso e ha
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scelto di vivere a Pesce ormai da 30 anni su al quale faremo una conferenza il 27 marzo e anche Francesco Gurrieri, vorrei qui ricordarlo perché è morto proprio ieri mattina. Io, come dire, è stato il mio professore di restauro del monumento, ho dato con lui la tesi sull'architettura ottomana turca, appunto, con il più importante costruttore di Marzeni, mosquè eh del 500 e quindi insomma ero con uno dei suoi più cari amici, Marco Fagioli, che vive a Firenze, lo storico dell' d'arte l'altra notte, appunto, che mi scriveva
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che stava morendo e che una settimana fa mi mi ha scritto Francesco Gurrieri dicendomi: "Guarda Claudio, voglio donare due opere di allievi di Libero Andreotti Pescia di sua proprietà e quindi con Marco Fagioli ci siamo sentiti anche ieri, abbiamo detto che faremo una commemorazione ufficiale per Gizzoteca, anche perché lui è stato quello che ha restaurato il complesso di San Francesco ha fatto e pensate che la prima opera lunga di restauro dell'archeologia industriale è stata fatta a pesce in
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tutta l'Italia. Tanto'è vero che Gaprotti era anche arrabbiato, volevano distruggerla la S longa perché era eh appunto sede dei depositi della tranvia Lucca Pescia mano e invece fu e all'epoca andò il sindaco della Leo Guidi con la fascia a fermare la ruspa che avrebbe distrutto la questo questo reperto di archeologia industriale Per la prima volta Caprotti a Pescia fece questo intervento di recupero di archeologia industriale e poi l'han ripetuto in altre parti d'Italia perché
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è stato un progetto particolarmente felice. Gurrieri ha fatto il restauro di questo edificio e quindi a Pescia e solo per citarne alcune insomma è stato ha fatto il negozio Bonaguidi e in piazza, insomma solo per citarne alcune importanti e quindi faremo una commemorazione con il lacito anche appunto Marco Fagioli mi diceva aveva parlato già col primo figlio per donare alla gipsoteca Andreotti queste due sculture. Detto questo è per capire anche l'importanza di questi due mercati dei fiori con Ezio Godoli. Abbiamo
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nel 2018 eh formato il centro di documentazione di architettura contemporanea in Toscana qui a Pescia, proprio perché c'erano questi due mercati dei fiori che nell'architettura sia a livello nazionale che internazionale e sono conosciuti in tutto il mondo. Eh tutti e due direi, no? Ezio quindi proprio a Pescia è nato questo centro di documentazione per questi due mercati dei fiori, quindi sono particolarmente contenta che Ezio stasera ve ne parli. Ecco, detto questo, passo la parola al sindaco.
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>> Grazie Claudia, grazie per aver voluto questo questi incontri che poi si seguiranno nei venerdì eh di di da qui in avanti. Sì, mi faceva piacere a ricordato Corrieri. altre cose, eh pochi mesi fa è venuto a mancare anche suo figlio, proprio dopo aver inaugurato il nuovo giardino eh del via Campolasto, proprio nei pressi dell'Est lunga, fortemente voluto dalla nostra amministrazione e proprio realizzato dal figlio presso lo studio Corriere, quindi sarà l'occasione, Claudia, anche per
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ricordare magari suo figlio molto legato, spiegava proprio nei giorni che ci siamo visti per la realizzazione del giardino della pace che abbiamo intitolato e proprio con con dove lui spiegava proprio quanto sia caprotti il sia molto legato alla nostra sera anche di pescia che sia molto legato alla nostra città proprio perché la considera un'opera e quindi c'è questo legame anche fra Pescia e Some da quel punto grazie anche all'architetto Moglieri. Mi fa piacere Godoli, della sua presenza, di questo suo libri, di questa
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sua giornata che ci ha voluto dedicare a Pescia per importanza dei nostri due mercati. Noi a volte ora li abbiamo anche ignorantemente, li chiamiamo chi ex mercato dei fiori, chi vecchio il mercato dei fiori, il nuovo mercato dei fiori che poi è diventato vecchio, quindi lo chiamiamo il Mefit. A volte fra i cittadini un po' di confusione, no? a volte si parla della stessa cosa. Quindi sono curioso anche di ascoltare, di vedere quello che è stato un po' nel nell'opera, le opere come si sono quando
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sono state create, come si sono create. Noi cerchiamo in questi in questo periodo di indegnamente provare a valorizzare queste nostre strutture. Come come saprà, abbiamo da quando ci siamo insediati abbiamo inaugurato quindi il il nostro il mercato dei fiori, quello che vediamo qui, il vecchio mercato dei fiori e lo stiamo utilizzando, speriamo, valorizzando per tante nuove iniziative. abbiamo in mente tante tante idee, ma anche il e comunque sia non è ancora finita la fase di restauro, soprattutto da un punto di
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vista anche della funzionalità, quindi mancano ancora la realizzazione dei bagni, quindi mancano ancora il completamento di quelli che erano gli ex magazzini, insomma c'è ancora un pochino di lavoro da fare, però già averlo ridato alla città in modo funzionale, aver dato la possibilità ai cittadini di poterlo rivedere, di poter ricordare quelli che erano stati anche chi ha lavorato in queste in questa per la realizzazione ricordare, ma anche chi dopo ha potuto utilizzarlo con la funzionalità del mercato dei fiori è
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stato bello vedere tanti cittadini, tante persone che hanno potuto rivedere e ripercorrere con la loro mente quelli che erano i tempi da del mercato del fiore. Poi nuovo il il Mesit, come diciamo l'altra struttura che sono in corso delle delle opere importanti. riesce vederlo con grazie al PNRR dove verrà più checardo adeguato da un punto di vista del CP perché attualmente è sprovvisto il CP e poi come amministrazione quelli sono corse addirittura anche le gare alcune sono state affidate proprio
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per la lotta contro il tempo per andare a rimodernizzare questa struttura e soprattutto a renderla eh usufruibile per quello che potrà essere non solo lo svoltimento per la commercializzazione dei fiori, ma anche per quello che potrà essere un rilancio. Io sono convinto, dell'economia del nostro comune, non solo perché una struttura così bella com'è quella del Mefit eh sicuramente servirà. Abbiamo le idee chiare su quello come rilancio anche per l'economia, per le attività, per tantissime iniziative che possono essere
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fatti in modo strutturale all'interno e e di più sono state realizzate sono 2 milioni di euro di investimenti e in corso 1 milione a breve dovranno iniziare i lavori per 1 milione di euro di mutuo intrapeso dalla nostra amministrazione per sostituire gli stralli che ne proprio i dechi strali sono stati sostituiti, erano veramente in pessime condizioni, tipo contemporanti persi e noi fortunatamente siamo intervenuti, ne abbiamo sostiti quasi tutti e con l'ultimo intervento sostituiremo gli ultimi otto strali di
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torazione per permettere la stabilità a questo punto strutturale in modo tale che si possa lavorare sui GP. Quindi questi sono quello che dobbiamo fare, che stiamo facendo per rendere questa struttura sicura e usufruibile per le iniziative future. Bellissimo sapere come sono state realizzate la storia di questi di questi mercati, il lavoro che c'è stato dietro, lo stile architettonico e quant'altro, perché io dico sempre non si va avanti se non si parte da quello che è stata la storia, da quello che è l'arte e l'importanza di
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quello che è nel nostro comune. Quindi grazie e buon proseguimento di di giornata. Grazie. Così è già stato detto che i due mercati rientrano nel novero molto ristretto di architetture del 9 toscano che hanno avuto una fortuna internazionale. Per semplificare, parlerò di vecchio e nuovo mercato, prescindendo dal fatto che c'era già dal 36 una pensilina, il cemento armato che aveva creato un mercato dei fiori che però non era un'intera costruzione ex. Partiamo dal primo mercato, quello che viene realizzato
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in seguito ad un concorso bandito nel 1948. Il mercato del gruppo costituito da Giuseppe Giorgio Gori, Enzo Gori, Leonardo Ricci, Leonardo Stafioli e dall'ingegnere Emilio Brizzi era il prodotto di una serie di allievi di Giovanni Micheluzzi. Ora, una cosa sulla quale ho avuto a lungo da riflettere è la ragione della stranezza per cui questo mercato era più noto fuori d'Italia che in Italia. Cito brevemente l'elenco delle pubblicazioni, degli articoli apparsi su questo mercato Fuori d'Italia.
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49 un articolo su una rivista argentina 51 un lungo articolo su una rivista messicana 53 la statunitense Architectural Forum che era una delle più importanti riviste d'architetture statunitese gli dedica un articolo nel nel 54 dato importante di vista europea, l'architettur francese. Altro articolo sul mercato sul mercato dei fiori. Pensate che il primo articolo esce su Casabella continuità nel 1956, cioè 2 anni dopo che era uscito l'articolo sull'architetture do Juli e 7 anni dopo che erano usciti i primi
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articoli all'ester. Sembrerebbe che Ernesto Radan Rogers abbia scoperto l'esistenza del mercato dei fiori solo nel 54, quando era nella giuria della seconda bien d'architettura all'interno della Bienale d'arte di San Paolo che dette assegnò il primo premio per l'architettura al mercato dei fiori di Pescia e non era premio da poco, visto che nella giuria c'erano figure come Alvarto, Walter Gropius, Sert Reidy, che Coner era uno delle figure più rappresentative della nuova architettura
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brasiliana. Ora, oltre a questa, la il mercato dei fiori è presente dal 1951 in tutte le più importanti pubblicazioni sull'architettura contemporanea in Italia che escono. E qui c'è da sottolineare subito una cosa che negli anni 50, tra il 51 e il 59 che esce il più alto numero di monografie sull'architettura contemporanea in Italia, fuori d'Italia. L'interesse internazionale si concentra sull'architettura del nostro paese per lo sforzo radicale di rinnovamento che si manifesta dopo la fine della guerra
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di fronte alla emergenza che era stata creata dalle devastazioni belliche. è una nuova Italia quella che scoprono all'estero che si è liberata del grande finale retorico dell'architettura del ventenno. Quindi mi è capitato di interrogarmi sul perché di questa stradezza che la prima importante rivista l'architettura italiana si occupi del mercato dei fiori 7 anni dopo che questo aveva era stato proclamato l'insitore del del concorso. La prima spiegazione era l'assenza in Toscana di riviste
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d'architettura di diffusione nazionale. Le riviste dirette da Michellucci esperienza artigiana e la nuova architettura, oltre ad aver avuto finta breve, non avevano una largissima diffusione e la più longeva delle due nella nuova città si occupava più di temi teorici che di documentare l'architettura contemporanea. Le riviste di più antica tradizione erano tutte pubblicate a Milano. Donus di Ponti, Casabella Continuità diretta da Rogersona, che del titolo si riallacciava alla Casabella di Persico e di Pagano e poi
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anche di Lisia Moderna. A Roma stavano uscendo due nuove riviste, una spazio che era di Moretti, di Luigi Moretti e l'altro particolarmente importante era Metron, inizialmente diretta da Ridolfi, ma successivamente viene Ridolfi è piccinato, successivamente viene eh presa la direzione, viene assunta da Bruno Zevi e da Radiconcini. Questa rivista era l'organo dell'Apao, Associazione per Architettura Organica Italiana. Però questa spiegazione non era di per sé sufficiente a giustificare il silenzio italiano.
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ragioni più fondate le ho scoperte in seguito quando ho trattato due diverse occasioni della storia della facoltà per architettura negli anni del dopoguerra e mi sono imbattuto nei fattacci del 1948 che hanno contribuito a gettare un discredito di lunga durata. sulla scuola d'architettura fiorentina. Cosa succede nel 48? Il primo fatto manifestazione chiara ad una crisi è il volontario esilio di Giovanni Michelucci a Bologna. Michelucci in una lettera di congedio dai suoi studenti spiega che vuole trasferirsi a Bologna
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in una facoltà di architettura. Perché lì la valutazione dei progetti si basa su più solide basi scientifiche costruttive e non è affidata a gusti e opinioni personali e soprattutto non si tratta di questioni di forma e di stile come sta avvenendo a Firenze nella restaurazione culturale postbellica. La lontanamento provocato da Firenze di Michelucci ha una immediata conseguenza che è quella che la facoltà nel 48 resta in mano a due personaggi. Uno è Raffaello Faglioni, l'altro è Roberto Pappini.
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Per far funzionare un consiglio di facoltà ci vogliono tre membri almeno. Quindi viene momentaneamente distaccato dal rettore un professore diario di ingegneria. Campitelli e arcangeli si attenderanno per la avere il numero minimo necessario al funzionamento della facultura. Fagnoni e Papini aspettano l'allontanamento di eh di Michelluzzi per affrontare la questione di come assegnare la cattedra lasciata libera da Michelucci. Qual è la scelta che viene fatta? nessuna materia di architettura
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urbanistica, ma questa cattedra viene destinata a mineralogia e a coprire questa cattedra chiamato Francesco Rodolino, uno studioso sicuramente serio, ma è assurdo in una facoltà di architettura lasciare scoperti insegnamenti fondamentali come progett architettonica e urbanistica. Una lettera anonima arriva alla rivista Metron evidentemente di un professore della facoltà e questa lettera ha un titolo molto chiaro, viene pubblicata anonima da Metron. Si capisce che chi l'ha scritta era appena addento alle
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vicende della facoltà e il titolo è Uno scandalo alla facoltà d'architettura di alla scuola d'architettura di Firenze. il Consiglio di Facoltà Fiorentino replica e allora replica Zev dicendo che sia la Conferenza nazionale dei presidi e che l'opinione generale degli architetti italiani è scandalizzata per il fatto che in una facoltà architettura dove ci sono solo tre cattedre, una anziché essere destinata alla progettazione architettonica o all'urbanistica venga dirottata a mineralogia,
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tanto più che c'erano molti ternati in attesa di sistemazione da volte i concorsi universitari si svolgevano in questo modo. La facoltà che bandiva un concorso creava una commissione. La commissione non indicava inizitore, ma indicava tre nomi. la facoltà sceglieva uno dei tre, gli altri due erano abilitati a diventare professori ordinari nelle facoltà che li avessero chiamati. Questa facoltà cosa fa? anziché chiamare personalità disponibili, pesate che tra i ternati in attesa di sistemazione c'era un
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personaggio come Luigi Picinato che era riconosciuto internazionalmente come uno dei maggiori urbanisti italiani, preferisce destinare la cattedra a eh a mineralogia. Evidente la finalità. Papini e Fagnoni si impossessano così della facoltà e decidono loro tutto, soprattutto Fagnoni, che è l'unico architetto dei due, decide come gestire gli affidamenti degli incarichi per gli anni a venire. Lo scandalo in Italia è notevole e si aggiunge ad un altro scandalo del 48. Nel 48 Bruno Zevi, libero docente quell'anno di caratteri
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stilistici e costruttivi dei monumenti, fa domanda per l'incarico di insegnamento a Firenze. L'incarico di insegnamento, per non darlo a Zedevi, viene dato come secondo incarico a Roberto Papini che è storico dell'arte e che quindi di caratteri stilistici se intende, ma di caratteri costruttivi dei monumenti. Certo, non sa nulla. Anche questo fatto viene censurato perché dimostra un'indifferenza totale nel verificare le competenze di chi viene chiamato ad insegnare ad architettura
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per le specificità delle materie. è una un fatto questo. aver sbattuto la porta in faccia a Bruno Zedi è un fatto che veramente squalifica questa facoltà e la gestione di Fagnoni porterà ad un permanente discredito della facoltà e questa non è una mia opinione, ma è un fatto negli ultimi 25 anni del 9 la facoltà d'architettura fiorentina è stabilmente all'ultimo posto nelle graduatorie delle facoltà d'architettura italiane annualmente pubblicate nei quotidiani. E io stesso l'ho verificato nella mia
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sulla mia pelle nel 1963. Mi sono iscritto alla facoltà d'architettura. Nell'anno successivo, 64-65, mi ho chiesto il trasferimento a Venezia, visto la quella che avevo già percepito come cadenza d'offerta didattica solida della facoltà e trasferrendomi a Firenze incontrai anche delle grosse difficoltà nel farmi riconoscere gli esami sostenuti a Firenze. cosa fuori del comune indicare i contenuti docenti e su alcune materie dovrete aprire una controversia con il consiglio di facoltà.
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Questo è uno dei motivi, a mio avviso, che hanno fatto sì che questo progetto, di cui Papia ha cercato anche di impossessarsi celebrandolo come un successo della scuola d'architettura fiorentina, questo progetto che era invece un prodotto della scuola Michelucciana non abbia avuto in Italia quell'immediato riconoscimento che avrebbe meritato mentre internazionalmente era noto. È stata la sua fortuna internazionale, una fortuna di lunga durata, tanto che nel 2003, quando accompagnai a Vienna la mostra realizzata dalla
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Fondazione Micheluzzi sull'architettura del 9 toscano, prima Boris Podrecca, poi Hans online e poi in seguito tanti altri architetti, storici dell'archit aritettura eh vienesi mi chiesero, "Ma perché non c'è il mercato dei fiori di pescia?" Al quinto che me lo chiedeva ho preso da parte una signora, un'architetta moglie di un viaggio architetto italiano che cui avevo più confidenza. Ho detto "Ma perché c'è tutto questo interesse per il mercato dei fiori?" E lei mi disse che
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Ernest Plen, che era uno dei maggiori maggiori esponenti dell'architettura razionalista tra le due guerre in Austria, iniziava i suoi corsi al Politecnico nella prolusione illustrando il mercato dei fiori di Pescia come opera esemplare dell'impiego del calz esemplare per l'impiego creativo del calzo armato dell'architettura. Ora, eh a prescindere dalla attrattiva che era rappresentata dall'impiego della calcertuso armato, uno dei motivi più che di interesse per quanto mi riguarda
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di quest'opera è che quest'opera rifletteva una concezione d'architettura tipicamente Micheluccian. Innanzitutto il mercato dei fiori era un elemento di città come lo intendeva Michelucci, cioè un'architettura che al di là della sua funzione specifica si offriva come spazio utilizzabile da parte della città. E qui vediamo degli esempi. Non solo c'era il mercato del dei fiori, si facevano manifestazioni politiche, si giocava a pallacanestro, si organizzavano vendite di motoveicoli
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e di altri eh di altri oggetti che non erano necessariamente i fiori. Quindi era una sorta di grande piazza coperta che si offriva alla città e che mi fa piacere sapere che ora si pensa di rilanciare in questa che era la sua concezione originaria >> anche come cinema. >> L'altro Sì, anche il cinema proiezione di cinematografica. >> Sì, stiamo lavorando proprio per >> Sì. C'è il ci sono stati si sono succeduti nel tempo molto pricoso. Ah, dimenticavo di dire perché non c'era a
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Vienna nella mostra Il mercato dei fiori? Noi avevamo mandato tre volte il fotografo Cecoslovacco che era incaricato della campagna fotografica perché la mostra volevamo che presentasse le architetture nel loro stato attuale e nessuna delle tre volte l'aveva trovato in condizioni di essere fotografato per l'ingombro di bidoni di spazzatura, dato che una volta non credete a sta storia vedi anch'io, non c'era modo di avere una foto a colori dello stato attuale decente e parlo dell'inizio
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degli anni 2000 di questo edificio, per cui non era stata un'elimitazione volontaria. Al di là della griglia di Dio, c'erano tre di quei grandi contenitori di immondizia che ovviamente >> a breve verranno tutti >> come >> in tutta la città. >> Sì. Vabbè, comunque questa è la spiegazione dov'era stata una censura, ma erano ragioni d'altro tipo. E ora veniamo all'altro mercato dei fiori, il secondo mercato dei fiori, il progetto qui troviamo nuovamente coinvolto Sabioli come capogruppo che
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era uno dei partner del primo progetto affiancato da Danilo Santi, Giovanni Corradetti, Pierluigi Marcaccini, Giovanni Dallai, Salvatore Di Pasquale, Berta Leggeri e Luciano Rocchi e Tito Marcelli. Guardate, fate bene attenzione alle date. Gli elaborati vengono consegnati nell'apile del 70. Il progetto viene dichiarato vincitore nel 1971. Sovente si è insistito sul parallelo tra quest'opera e il santo Pompidù a Parigi e c'è stato anche chi ha insinuato, cosa del tutto insostenibile,
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che Savioni e colleghi avessero orecchiato il progetto di Piano e Rogers, la cosa assolutamente insostenibile perché Il concorso per il salto con Pidu si è tenuto esattamente un anno dopo e il progetto vincitore di piano Roters per il SPDU è stato pubblicizzato nel giugno del 1971 quando quindi già da un anno il progetto che qui vedete è molto fel è quello che poi verrà messo in esecuzione. Questo edificio è stato fortemente penalizzato dal fatto che la sua realizzazione sia posteriore di 10 anni rispetto al
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progetto vincitore, anzi verrà terminato 13 anni dopo la redazione del progetto dell'83 e ho letto che è stato inaugurato addirittura, non so se sia esatto, nel 1988. Quindi quest'opera che sarebbe stata un'opera decisamente all'avanguardia è stata notevolmente penalizzata dai cronici ritardi che quando in Italia si fanno i concorsi e nel caso migliore raro il progetto viene realizzato intercorre tra progetto e realizzazione un largo lasso di tempo, un ampio lasso di tempo. Qui vediamo le sezioni che vi mostro
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perché ci indicano chiaramente che, come ha sottolineato in quel volume Burkar, la concezione strutturale tra questo edificio e il Sandra Pontidù è radicalmente diversa. Qui abbiamo una struttura portante del tutto esterna basata sul sistema dei piloni e degli stralli che da un lato ancorano i piloni e dall'altro sostengono le coperture. Il sistema del pompidu è radicalmente diverso. abbiamo un una struttura esterna costituita da un reticolo di tradici tra loro ortogonali, verticali e orizzontali,
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ai quali si collegano delle eh pilastri che sorreggono i diversi piani e nello spazio libero tra Questo traliccio portante e il volume portato interno vengono collocati i tubi con le scale mobili da un lato e dall'altro lato tutte le tubature dei fluidi, cioè delle condutture d'acqua, delle condutture anche elettriche e delle boche d'aria. Quindi sono due concetti strutturali radicalmente diversi. L'unica cosa che gli accomuna è l'uso di eh elementi tubolari come elementi costruttivi principali che sono
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i gli elementi costitutivi della costruzione. Qui vediamo delle foto da archivio della costruzione. Alcune di queste foto e alcuni dei disegni che ora vi mostrerò, questi vengono dall'archivio dell'architetto Giovanni Corraddetti che è proprietà del seda e è attualmente conservato nel secondo mercato dei fiori, cioè il progetto è dentro l'edificio al quale si riferisce. Qui abbiamo, vi mostro solo una piccola serie di disegni che vanno dal dalle planimetrie generali alle sezioni fino a dettagli costruttivi come
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questo. visia di materiali relativi, soprattutto materiali relativi grafici relativi a questo progetto mi induce a ritenere che Giovanni Corraddetti nell'elaborazione del progetto abbia avuto un ruolo di primo piano. Sicuramente il calcolo delle strutture è stato affidato a Salvatore di Pasquale, a Berta Leggeri e probabilmente la consulenza tecnica sui materiali a Rocco, ma penso che nel progetto il ruolo di Corradetti sia stato tutt'altro che secondario, anche perché che tra gli architetti
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che hanno fatto parte del gruppo di Savioli, lui, come vedremo, è l'unico che ha sempre insistito nella eh in questa linea di un'architettura che faceva ampio uso in modi in modalità diverse di elementi in tubolare mentali e quindi vediamo di storicizzare in maniera più corretta, senza i riferimenti, come vi ho detto, insostenibili al Boburg che è posteriore al mercato dei fiori come progetto, anche se è stato terminato prima, come costruzione. Alla origine di tutto sta un architetto che si chiamava Cedric Price.
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Crick Price del 1961 esegue un progetto su commissione del regista teatrale Joan Little Wood Little Wood per il Fun Palace. Questo progetto è del 61, si pensava di realizzarlo a Montecarlo. Era il progetto di un edificio multiuso per spettacoli di vario genere oltre che per intrattenimenti di massa. E come vedete in questa architettura viene fatto un ampio uso di strutture reticolari di tubolare metallico. Lo stesso Price è l'architetto di questa uccelliera del giardino zoologico di Richard Spark a Londra.
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Mi ricordo che Muniti della guida del Kersmith, pubblicata nel 59, dove figurava con ampio rilievo il primo mercato dei fiori di Pescia, era una guida dell'architettura moderna europea di cui le edizioni di comunità ha fatto nel 63 la edizione italiana. gli studenti d'architettura, come io e i miei colleghi perestiani che si muovevano per l'Europa girando con il Kidmith, questo bedede dell'architettura contemporanea, ciamo a visitare questa architettura che era spettacolare. Anche c'aveva questa novità che nella
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gabbia non c'erano solo gli animali, ma c'entravano anche gli umani. C'era una passerella di cemento armato, per cui si entrava e si vedevano gli uccelli che ti volavano attorno. Ovviamente non c'erano rapaci pericolosi, erano tutti uccelli innobili, ma c'era un contatto diretto. Il resto poi al giardino zoologico ci si andava perché era una sorta di catalogo dell'architettura d'avanguardia in Gran Bretagna c'erano c'era la famosa vasca dei pinguini del 33 di Bert Lubetkin
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protagonista dell'avanguardia Russia russa che si era trasferito in Inghilterra negli anni 30 era dato un determinante impulso al movimento di rinnovamento e dell'architettura britannica e alla formazione del gruppo dei CIA, congressi internazionali d'architettura moderna inglese e per lo zoo, oltre alla vasca dei pinguini, dove c'erano due rampe che si intrecciavano, una opera una delle opere più famose degli anni 30, aveva realizzato anche la gabbia delle scimmie e poi Poi c'erano
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altri paviglioni degli anni 50 e 60 che erano architettura di tutto rispetto. L'esempio di Crick Price ha un notevole impatto su un altro gruppo che attirava l'attenzione dei più giovani. Nel vi il mio primo viaggio in Inghilterra da studente d'architettura ero stato precedentemente molto più giovane dopo l'esame di maturità andai a bussare alla tua porta Peter Cook era il gruppo Arzigram e anche il gruppo Arzigram però sotto l'effetto del esempio di Cedric Price aveva cominciato a studiare l'impiego
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come elementi fondamentali delle loro architetture di elementi di tubolare metallico. Qui la struttura era costituita da quelle grandi diagonali che all'interno avevano i collegamenti e poi a questa griglia strutturale portante venivano collegate le diverse cellule. qui discorno. Eh, tra l'altro facevano anche tenevano dei seminari in Europa. Questa è la locandina di un seminario organizzato dal Politecnico di Destaft nel 67, al quale io un altro un altro gruppetto di studenti di Venezia abbiamo
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partecipato e come vedete nel programma che qui vi mostro sono raffigurate delle architetture a struttura diciamo delle strutture tubolari metali. Questa non era solo Arcigramma che partecipava a questo seminario. C'erano anche Bach, ma Aldus Vanik, James Sterling, quindi fu per un'esperienza di grande interesse. Ora siamo con questo seminario nel 67. Cosa succede a Firenze? Nel 67-68 DN Paolo De Ganello e Adolfo Nartalini propongono a Savioli di fare un seminario sul Piper. Si tratta di progettare un'architettura
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con funzioni molto simili a quelle del Falace di Cedric Price. E in questo seminario vengono messe appunto una serie di progetti che fanno un ampio uso di strutture tubolari guardando ai modelli sia di STIC Price che di Aseta, che erano in Italia dall'enesia a Firenze a Roma dei modelli di molto seguiti soprattutto dai giovani architetti e dai giovani studenti d'architettura. si vocifera alcuni ex protagonisti delle avanguardie radicali me l'hanno detto, non so quanto sia credibile questa cosa che comunque
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potrebbe essere verificata e forse qualcuno l'ha verificata, ma non nessuno al momento al corrente che anche Renzo Piano abbia frequentato questo seminario che si è tenuto tratta data del seminario, mi pare sia 6667 che si è tenuto appunto a Firenze. Secondo me proprio il seminario del Piper è stato il momento di messa appunto del progetto del secondo di quelle che saranno le linee guida del progetto per il secondo mercato dei fiori. Qui vediamo nel decennio della realizzazione del secondo mercato
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dei fiori quali sono le architetture che pure con concetti strutturali radicalmente diversi fanno un ampio uso del tubolare metallico. Santra Pompidù 1971-77. Renzo Piano e Richard Rogers. Non vedrate 1973, ma qui vedete che la struttura è diversa da quella notevolmente diversa. Non è una struttura strallata come quella del mercato dei fiori 7478 Gorman Foster. Anche qui vedete si fa uso di tubolare metallico, ma in modo diverso. Oh, c'è anche una cosa che volevo sottolineare, scusate, torno rapidamente
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indietro a questa immagine. è un progetto di un componente di Aigram Michael Web che fa questo progetto dove il gusto per le forme tubolari di sezione diversa è chiaramente evidente, però qui pensava ad una struttura in cemento armato. Questo per sottolineare il fatto che le forme tubolari non sono univocamente collegate all'impiego di elementi tubolari d'acciaio e infatti, come vedremo, questo edificio di Rogers progettato per essere realizzato in tubolare metallico, non fa uso del metallo solo come
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elemento di rivestimento. Perché tutti gli elementi tubolari, sia all'interno dove il cemento armato è lasciato a vista che all'esterno sono in cemento armato, perché in Inghilterra, come negli Stati Uniti, è interdetto l'uso del dell'acciaio a vista per le costruzioni eh di più alte che superano un certo numero di piani, perché ovviamente Ente, in caso di incendi le strutture d'acciaio collassano molto prima di quelle in cemento armo. L'uso di strutture strallate è relativamente
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tardo. Solo nel 7981, come vedete, Richard Rogers fa uso di strutture stallate, cioè con piloni ai quali sono collegati gli stalli, quei cavi che sorreggono la copertura e parte della struttura. Qui vediamo altre opere relativamente tarde sempre Norman For con l'impiego del tubolare metallico, però non con strutture installate. E qui vi passo una rapida rassegna di progetti di corradetti tutti irrealizzati. Come vedete tra i componenti di quel gruppo Corradetti è l'unico a mantenersi fedele all'impiego costante di elementi
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tubolare metallico nelle sue costruzioni. E quindi, come vedete, ci sono vari indizi che inducono a ritenere che il ruolo di Corradetti in questo progetto sia stato tutt'altro che marginale. Tra l'altro scelto solo i suoi progetti, qui è uno dei pochi realizzati e questa è chiaramente nello spirito di quel seminario del Piper al quale facevo riferimento e come vedete è il momento in cui ci si appresta ad elaborare il progetto del secondo mercato dei fiori, quindi io ho scelto sono progetti di quel periodo
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per indicare come queste esperienze fossero anche in un contesto internazionale all'avanguardia. Però Corradetti ha continuato su questa linea fino agli anni 2000. ancora grandi progetti per stadi come lo stadio di Radessa Tunnisi o altri complessi sportivi, tutti i progetti di concorso per lo più inrealizzati ha continuato a sviluppare coerentemente la linea di ricerca che aveva iniziato nel mercato dei fiori. Mi auguro con questa rapida rassegna di avervi dato conto di quanto siano importanti queste due opere e di come
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valga la pena di operare per la loro valorizzazione e conservazione. Tra l'altro in parentesi incidificativa tutto sommato sono stati cambiati gli stralli, sono state cambiate delle vetrate, ma il mercato dei fiori si conserva un bene meglio del santo Popidù che, come saprete è stato chiuso giorni fa e resterà a lungo chiuso. uso per operazioni che pare non saranno di restauro, ma che si tratterà quasi di una ricostruzione ex Novo perché molte di quelle strutture pare che siano irrecuperabili
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e è stato chiuso perché c'erano già rischi di incolumità per i visitatori, quindi nonostante gli interventi soprattutto di cosmes Il cambio degli stalli non era semplice cosmesi, ma era un intervento agevole rispetto agli interventi di cui necessita il santo Pompidù a Parigi e questo dimostra la validità e l'intelligenza anche di quel progetto. Con questo ho concluso. Ci sono qualche domanda, qualche curiosità che Sì. Vieni Saura. Io sono Laura Gallegani, totale profana di questo settore e vi domando però
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siccome appunto ci parlava dello Stato di conversa di conservazione del centro del nostro nuovo mercato dei fiori rispetto al centro compilù, invece il vecchio mercato, lo stato di conservazione com'è considerando l'uso di quei materiali da quel periodo lì? Ma mi pare che grossi problemi culturali non ne abbia mai, non mi risulta che ne abbia mai posti. L'unico problema che si è posto nel tempo e che fortunatamente non è stato risolto fu quello di interventi di trasformazione per renderlo
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più utilizzabile, perché il problema è che questa vela è una vela aperta ai venti, quindi nella stagione invernale c'erano limiti di possibilità di uso, era state fatte fatte varie proposte, tipo quello di chiuderlo con delle vetrate. Venne fatto anche un concorso, ma fortunatamente non se n'è fatto nulla. C'era un progetto di Natalini che era intendeva essere eh soft, ma comunque per tamponare con vetrate queste vetrate dovevano avere una struttura portante che non sarebbe stata quasi invisibile, anzi sarebbe stata
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eh alquanto ingombrante e si è denunciato a queste ipotesi. Fortunatamente sì si capisce che nei mesi più rigidi la possibilità di uso è limitata, però anche nello stato attuale volendo vitalizzarlo è uno spazio a disposizione della città per molti usi e come tale potrebbe e dovrebbe essere rilanciato. dal punto di vista strutturale, quella vela tanto celebrata nei corsi piennesi e dilaterizio armato ha retto bene. Negli anni ci sono stati piccoli interventi, ma non credo mai ci siano stati grossi problemi strutturali.
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Tu che ne dici, Fla? Ti risulta? Sì, sì, è stato tutto le superpetazioni che c'erano nel tono sono state tolte per fortuna. Sì. >> E quindi è stato fatto tutto questo restauro. >> Ma la struttura di per sé non ha non è stato getta da ordini interi di consolidamento che lo sapp che >> poi c'è stato anche questo filmato di Gori, no, che si trova su durante >> Sì. Sì. A un certo momento ci fu richiesto a Godium il progetto di ampliamento perché per quanto le dimensioni non
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fossero irrisorie, perché la corda della cupola è 24 m, la lunghezza 72 m, quindi c'era una superficie coperta disponibile di 24 m per 72, un rapporto 1 a tre che era sembrava sufficiente, ma con la crescita, lo sviluppo più rapido del previsto del mercato dei fiori si manifestò insufficiente. Quindi, prima di procedere e a bandire il concorso per il nuovo mercato si richiese a Godi un progetto d'ampliamento che non ha avuto seguito e a mio avviso anche questa è stata una fortuna perché
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l'immagine complessiva sarebbe risultata notevolmente modificata e soprattutto si sarebbe perso quel ruolo protagonista dell'imm immagine rappresentato da questa vela che copre questa sorta di grande tenda gonfiata dal vento. parlato anche questo un tema Michel Luucciano quello dell'architettura come tenda che troverà più tardi sua una delle sue espressioni più evidenti nella tesa dell'autostrada matturava in degli schizzi di studio di Michelucci. No, un'altra cosa che voglio domanda.
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>> Ah, sì, >> volevo solo aggiungere una cosa sul sull'immagine a lungo deteriorata della scuola fiorentina nel trasferimento a Venezia. anche uno dei migliori prodotti della scuola fiorentina, cioè Giovanni Klaus Kenig, incorciò fortissime difficoltà e una notevole ostilità ambientale. E qui il discorso sarebbe lungo perché Kennig vinse un concorso a per una cattedra a Venezia di caratteri distributivi, cattedra che era tenuta per incarico da eh Carlo Aimovino e innanzitutto a Venezia non lo
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volevano, tanto che per decreto ministeriale furono costretti a chiamarlo all'ultimo momento perché la validità dei risultati di un concorso durava 3 anni e lui venne chiamato proprio allo scadere del terzo anno, l'ultimo momento possibile per la chiamata. Poi lui commise subito un errore, quello di licenziare l'assistente incaricato di Carloino che si chiamava Aldo Rossi per sostituirlo con certo Carlo Bettini, figlio dello storico dell'arte Sergio Bettini, giovane brillante, ma che però
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ha concluso la sua carriera come professore associato a Pescara Domè, diventato, pur occupandosi di industrial design, personaggio molto famoso. Quindi queste scelte, oltre al fatto che poi Bechini fece fare involontariamente a Kenny, poi ora le passo subito la parola, un'altra figuraccia perché c'aveva il dente avvelenato con uno studente che era stato chiamato, come avrebbe voluto essere lui, nello studio di Le Corbusier come consulente per il progetto dell'ospedale corbusami Balsol aveva chiesto
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alla facoltà di indicargli quattro studenti che gli facessero da consulenti su Venezia per il programma. Mazolo trasmise questi quattro nuomi e tra questi c'era uno studente molto brillante che andò a fare l'esame sull'ospedale di Venezia con Kenig e venne sbranato da Bettini, tanto che ottenne un voto bassino, 24 anziché 30 che avrebbe meritato. E questo studente si chiamava Mario Bta, quindi come che già tra i suoi compagni di corso era ritenuto una promessa dell'architettura. Quindi
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pensate che ambiente si trovò nel giro di un anno che ne a Venezia difatti fece i salti mortali per ritornare rapidamente in quel di Firenze. >> Vieni a fare la domanda. Posso fare una domanda? diciamo più che una domanda e un'osservazione. Allora, intanto ringrazio il professore perché mi ha, diciamo, fatto vedere il mercato di Foreovo sotto un punto di vista inverso, perché in precedenza non mi piaceva per niente, perché no, una cosa avrei bombardato, >> come te, come te la maggior parte delle
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>> da ignorante proprio da ignorante e lo dico proprio da ignorante ma perché non lo bombardano? Allora, poi dice, "Professore, mi ha fatto capire che si tratta all'interno di tutta una tendenza". Ecco, e questo ho visto mentre il mercato dei fiori vecchio corrisponde evidentemente a un tipo di concezione architettonica, ma anche nel mondo a me sembra molto diversa. >> Ah, sicuramente >> mi ricorda il Rinascimento, l'armonia. L'altro invece mi fa >> molti han parlato di architettura nelle
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schiana. Ma perfetto, perché l'armonia la curva la sezione. Esatto. Il mercato delinovo invece mi ricorda però in senso moderno casomai la spinta verticale che anticamente era del pole sapere qu che concezione ha. Uno mi sembra armonico, l'altro mi sembra girare perché sei >> perché c'è la ripresa. >> Ah, l'altra, scusate, mentre il primo mi sembra che corrisponde a una visione armonica del mondo, il secondo invece in modo provocatorio, siamo prima di 70, mi sembra che corrisponda una visione
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opposta, cioè non so io da ignorante, ecco, questa è un'eservazione. Comunque grazie professore perché più o meno ora non lo congerei. >> Quellaarchitettura è l'espressione di un momento ludico della storia dell'architettura europea. nasce tutto da quel fan palace di Cedric Price e passa attraverso lo spirito del Piper che per chi era giovane in quei tempi era una sorta di mito di un nuovo modo di divertirsi e l'intelligenza di Savioli fu di accogliere la proposta che veniva da due esponenti della delle
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avanguardie radicali fiorentine, cioè Deello e Datalini, di appropriarsi di questo spirito ludico e di eh riproporlo all'interno del suo curso. facendo questa operazione in quegli anni occupò un posto d'avanguardia, la scuola fiorentina a livello internazionale di cui questo mercato è il segno permanente più visibile e più importante, quindi diciamo ha rappresentato una tappa fondamentale nell'evoluzione della architettura italiana e di perfetta sintonia con quelli che erano gli orientamenti dell'avanguardia
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internazionale. Però dal punto di vista storiografico queste tendenze dell'avanguardia degli anni fino anni 60 italiana non hanno avuto un adeguato riconoscimento perché gli atteggiamenti della storiografia contemporanea Tafuri in testa non erano aperti a queste sperimentazioni dell'avanguaria. Pensate che la storia di architettura contemporanea di Tafuri non menzionato il mercato dei fiori, il primo e a proposito del Firenze la liquida con delle banalità sul neoespressionismo fiorentino
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di una superficialità sconcertante che unirebbe l'opera di Savioli a quella di Rizzi che invece sono due opere che abbastanza. >> Vieni c'altra domanda. An ringrazio suo interessantissimo intervento. Io volevo parlare del contesto di queste due opere architettoniche. Il vecchio mercato ormai tutta l'area è quasi urbanizzata, però si potrebbe anche ancora la piazza davanti prenderla un attimo per valorizzare il vecchio mercato. Invece sul nuovo mercato sono già è stato imbroato nel perimetro due ville,
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diciamo 78 centesche che sono assolutamente abbandonate e anche l'area è diventato un grande parcheggio che non valorizza assolutamente l'opera architettonica, quindi anche le opere architettoniche senza contesto poi sperdano il loro significato. Eh, io volevo un appello perché, insomma, sia nel vecchio mercato che nel nuovo si cerchi di valorizzare il contesto perché altrimenti si perdono. Eh, nel vecchio mercato la piazza davanti è un grande parcheggio confuso. Il vecchio nel nuovo mercato i due ville non si non si vedono
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più. Questo lo faccio messaggio all'amministrazione, >> no? Io su questo volevo dire alcune cose, poi magari anche tu. Allora, innanzitutto Giuseppe Giorgio Gori e anche le amministrazioni dell'epoca, perché Giuseppe Giorgio Gori non fece perché era non fece soltanto il mercato vecchio dei fiori, ma realizzò il villaggio Le case popolari a Ricciano. C'era questo rapporto tra architettura e paesaggio che era fondamentale, comeè stato fondamentale anche qui per il mercato dei fiori, tant'è vero lui mise
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proprio un provvedimento che non si doveva costruire nella collina dietro al vecchio mercato dei fiori, perché questa, come si vedono in queste fotografie, eh soprattutto nelle cartoline, il paesaggio doveva essere inglobato con l'architettura. la e il tema della collettività. La collettività era fondamentale qui il caldo >> sì, ma anche nelle cartoline prima che si vedono bene, ho visto eh la la collettività, cioè le persone dovevano una grande piazza. era il tema appunto Michelucciano, ma era anche quello di
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Gori. Infatti c'era la piazza nel villaggio di Ricciano, c'era la piazza nell'altra struttura che ha realizzato Gori, che è quella proprio adesso dove c'è piazza Leonardo da Vinci, no? Tutta questa, per questo mi rifaccio anche a quello che dici tu, no? tutto questo problema di Piazza Leonardo d'Ampinci, dove c'è questa struttura che anche questa doveva essere una una struttura con una piazza eh alla base, eh poi tutta questa copertura si sente, si vede che è di Gori, no? E c'era un rapporto
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sempre con l'acqua, col paesaggio, perché anche lì erano eh c'erano delle delle vasche d'acqua, come c'erano di fronte anche al mercato dei fiori vecchi e delle vasche d'acqua, come c'era l'acqua anche all'interno del villaggio di Linciano. insomma, come dire, sono stati chiamati eh personaggi dell'architettura toscana del dopoguerra, che non è da poco, è una città come Pescia. E l'altra cosa invece del mercato nuovo dei fiori rispetto alle due ville che ci sono accanto, che
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una è Villa Vitali, eh noi abbiamo fatto anche col Cedatto un convegno sull'Alberto Vitali che è stato un personaggio a livello nazionale importantissimo. Considerate che adesso aperto dal 2025 c'è Palazzo Citterio a Milano con la collezione Vitali. Vitale eh viveva tra Pescia e Milano dal 39 in poi. Eh e la sua collezione è importantissimo perché era amico di Morandi, quindi più bei Morandi, più bei Giorgio e Morandi ci sono appunto all'interno di Palazzo Citterio che è diventata la
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seconda bre, no? Per intenderci al di là. E anche qui cerchiamo eh di valorizzare e cercheremo eh c'è qui Maurizio Cercai che ha fatto il il rilievo della villa, c'è Mauro Pratesi che ha parlato anche con il direttore di Brera, con la Tiziana Mannetti che proprio per anche questo rapporto eh tra Pescia e Milano noi abbiamo la tomba di Lamberto Vitali che il nipote di cui ho buonissimi rapporti, Anthony Vitali, eh vuole donare al Comune di Pescia e per noi sarebbe un vanto, quindi cercheremo, come dire 2
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anni che lui cerca di fare questa operazione dando anche un cospicuo, come dire, contributo al comune e per la valorizzazione e anche la manutenzione della della tomba stessa. Quindi, insomma, abbiamo due ville che possono diventare anche un centro di documentazione, cioè Anthony Vitale ci darebbe anche del materiale documentario su, per esempio, tutte le fotografie di Lamberto Vitali sono a Castello Sforzesco a Milano e ci sono molte fotografie che lui faceva a pesce. Infatti la nostra prossima mostra,
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insomma, nel 2027 cercheremo di attraverso appunto eh Castello Sforzesco di fare una mostra proprio di fotografie sul Pescia che va prodotto Lamberto Vitali. Alberto Vitali ha eh abbiamo diversi eh diversa grafica sul fiore perché negli anni 60 fece due manifestazioni di grafica sul Fiore a Pescia invitando degli artisti a livello nazionale e internazionale e noi abbiamo tutte quindi appunto la Mertu Vitalia ha fatto tanto sul pesce. Lo stesso è stato dietro la figura di Rolando Anzirotti per il Parco di Pinocchio perché se è
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venuto a Pescia con Sagra, Zanuso, aveva rapporti con l'Anderto Vitali perché a Milano eh conosceva tutta l'intelligenza e anche i rapporti con i pittori e gli architetti dell'epoca. Quindi, ecco, per descrivervi in poche parole quello che è stato Pescia e che che si spera di continuare su questa eh su questo filone che secondo me, appunto, vanno valorizzati personaggi che hanno fatto la storia contemporanea a Pescia. Se qualcuno è interessato, abbiamo in vendita alcune pubblicazioni
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relative agli architetti dei mercati dei fiori in vendita presso ridotto. Sei qualcun altro che >> Ciao Ma ti voglio dire una cosa più una una chiacchierata. Condivido quello che hai detto, però mi interessava il punto del seminario, quello sul Piper 6667. che è una cosa che anch'io ho vagliato, ho studiato, così lo metterei in relazione non soltanto deello Natalini, ma anche quello venuta da loro. Eh >> sì, vengo da loro, ma però trovo anche quello che è venuto l'anno successivo
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con il l'anno dell'occupazione di architettura dove queste anime radicali, diciamo, si coalizzano, no? non soltanto il Supio l'archizom e parlando con Branzi parecchie volte e lo stesso anche Gilberto Corretti e cioè ho trovato una cosa che tu mi hai confermato, che tu hai letto, no? che tutto sommato loro erano molto eh avversati dal eh dall'ambiente e della della facoltà, da Kening stesso, Kening stesso che si narra che fece questa famosa battuta, no, del pipistrello, no, cioè esami che
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avevano fatto loro nel che è un ibrido, no? Cioè come è una cosa, non è né un cello né animale, no? Né topo né un cì e e ma anche Savioli, anche Savioli non aveva accolto queste istanze radicali. Poi dopo, va bene, Natalini, l'altro è diventato docente e sono diventati tutti strutturati in questa però natalini non venivano da quella parte. Sì, eh venivano è vero e lo stesso, la cosa che non sapevo e che mi sembra che lo stesso anche a Venezia con Mario Botta che Mario Botta aveva avuto le stesse
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difficoltà in fondo anche da Gen che era stato un po' stroncato sicché c'è questa era stato stroncato da Berlini da ovviamente anche da insomma certamente che non lo difesa Troppi, insomma, ecco che in fondo quest'anima radicale che è così importante che è stata poi nel design, addirittura ora anche con la mostra di Burcad a Milano di Alchimia che in fondo ci sono o quasi tutti insomma anche i nostri e architetti così che Firenze tutto sommato proprio anche l'architettura facoltà le aveva
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completamente stroncate, completamente E insomma poi dopo sono stati integrati con le parecchi, insomma non lavorato. Calini è stato >> come era successo a come è successo a Rizzi quando io mi scrissi nel 63. Rizzi teneva il corso di disegno al secondo >> e Savioni era confinato ad architettura degli interni arredendamento. Quindi erano tenuti fuori tutti e due da quegli insegnamenti fondamentali nei quali avrebbero potuto >> esprimere al meglio le loro virtualità didattiche perché c'era un'area preesistente
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campeliniana che era poi da un lato tecnologia dall'altro filiazione di di Fagn per Pierluigi Spatolini il genero di Fagnoni. >> Quindi i danni di Fagnoli sono stati di lunga durata e anzi devo aggiungere qualcosa. Quando viene rifiutata la cattedra Zevi, il danno per Firenze fu enorme, perché Zedi in quegli anni meditava di portare Metron a Firenze e di farla stampare da Vallecchi. Inoltre col suo amico Raghianti aveva un un programma di mostre sugli architetti contemporanei a >> molto più molto più nutrito di quello
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che poi è stato realizzato e terzo fatto aveva in programma sempre con Raggianti una collana con la inaudi di monografie sugli architetti etti eh contemporane, quindi per Firenze sarebbe stato un grandissimo la battaglia contro Zevi non è stata condotta soltanto dalla facoltà. In primis della facoltà, altro episodio 51, mostra su Pattini viene invitato a far parte del comitato scientifico per avere un rappresentante della facoltà. Lui rifiuta e questo rifiuto è è corroborato da una serie di articoli squallidi di
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papini e barzellini. sulla nazione e questo spiega Sì, Cerak un'opposizione politica. Zevi era socialista, Raghiati era repubblicano ma era stato >> del CLN. Fagnoni e Papini erano due personaggi beneficati da regina e quindi di destra. E Barzelini quando interviene sulla mostra di Zedi scrive delle cose veramente oscene che rivelano un'ignoranza abissale e fa profezie, tipo tra pochi mesi nessuno più sentirà parlare di Ra le corbusie. aveva scritto del 46 di bello organica e ignorava che in Europa era
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conosciuto da 40 anni. Le prime monografie su Raitan erano uscite tra il 1910 e l'11 in Germania, poi nel 25 26 in Olanda i numeri di Vendiken, per cui era 40 anni che si parlava di R, non era l'ultima moda del momento come spazzano Pappini e c'è c'è un altro Papini che incredibilmente che è Giovanni Papini. Giovanni Papini incredibilmente nel 51 scrive una cosa curiosa proprio c'è sotto si inventa a questo diario di Gold, no? Questo personaggio che lui in mente le aveva dato tutte queste
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visite, no? questo e fa una visita a W, ve lo consiglio, ve lo penso. Sì, che è illuminante per il 51 proprio in questo contesto contro anche quegli amici, contro Bargellini, contro l'altro Papini che non era Palenti Roberto e Giovanni Papini che tanto per intenderci Giovanni Papini è il fondatore della Cerba insieme grande scrittore di insieme a Sofia. Però questa cosa è interessante su R che lui scrive proprio l'importanza di questa visa parte delle l'architettura con la naturaché come
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vedi >> certo ci sono altri interventi? No, volevo approfittare per la storica dell'arte segni ignorante di architettura, ma il mercato nuovo non ha a che fare in qualche modo col ponte dell'indiano, perché il ponte dell'indiano esce esce nel 68. Eh, >> sì, sì. E cosa? L'idea dei tiranti dei tiranti >> un conto sono i tiranti di un ponte per cè nel campo dell'architettura dei ponti ci sono molti esempi già ottocenteschi >> che anticipano il sistema delle catene
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sono le nonne degli stral >> sì certo. dei ponti con partea di provare a trasferire quel sistema che usato per i conti ad architetture più complesse e questo fenomeno primorizzesco. non mi vedono le grandi costruzioni in ferro dell'8 tolti i ponti, le catene dei ponti famoso quello di Budapest, eh avevano strutture che portati che poggiavano terra, non avevano un sistema di sfallido e anche quelle con altre superfici erano tutte su strutture a terra. Che tipo di riferimento questo >> Vabbè, sembra che non ci siano più
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domande. Eh. >> Ah, viene, viene. Posso fare? C'è bisogna per forza venire. >> No, volevo fare una domandina. Eh, allora per il mercato del fiori lei ha spiegato cosa molto interessante che l'archichetto gli architetti si erano anche il microfono e e cioè avevano concepito il mercato anche in funzione dell'ambiente. Avevano stabilito >> Sì, vero? avevano un paesaggio diverso da quello attuale che hanno sfruttato con questo avientamento che Luca verso il verde. Volevo sapere per il
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mercato dei fiori c'è stata una concezione del genere? Perché al solito a noi, almeno a me, risulta un l'uplicazione era diversa, ma comunque lì il problema, questo problema non penso che sia stato un in considerazione, anche perché quello è un contenitore che non apre alla vista verso l'esterno, anche se ha delle superfici detratte, non sono superficie. Ecco, almeno io non trovo nessun legame tra il nuovo mercato e l'ambientazione in cui è disposto. >> Il vecchio mercato sorgeva all'interno
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di un lucro e parte edificato. aveva un paesaggio circostante ben diverso, come si dice fare fotografie, inquadra quei fa da cannocchiale prospettico verso quelle colline, la situazione del nuovo mercato una situazione diversa proprio per la lontananza del più dal centro si sentono anche più liberi del linguaggio delle formule >> perché poi all'epoca non c'erano tutte le costruzioni intorno. eh era completamente però però però rimane sempre abbastanza impattante rispetto all, cioè è
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completamente diversa, una cosa che non ha nessun legame con >> Sì, impatta nell'ambiente perché vuole essere un segnale forte e anche viene da fuori è una struttura che si individua e questo è importante per un edificio per la funzione evidentemente della sudra che ora si può il vecchio davanti piazza un po' nonche M.
19 settembre 2025 — 25 gennaio 2026
a cura di Claudia Massi e Claudio Pizzorusso
19 settembre 2025 — 25 gennaio 2026
La mostra ripercorre la partecipazione di Libero Andreotti alla Prima Esposizione d'Arte Decorativa Italiana, tenutasi nel 1920 alla Liljevalchs Konsthall di Stoccolma.
Frutto di una collaborazione tra comitati italiani e svedesi, e curata da Guido Balsamo Stella ed Edward Hald, l’esposizione mise in luce il meglio delle arti applicate italiane: dai vetri ai tessuti, dalle ceramiche ai giocattoli, valorizzando l’artigianato e le tradizioni regionali.
Nella Sala 8, Andreotti espose sculture in bronzo e arredi da lui progettati, affermandosi come protagonista di un momento chiave nel confronto tra tradizione e modernità.
La mostra, che si terrà presso il Museo Libero Andreotti di Pescia, ripropone quella esperienza storica, raccontando un capitolo fondamentale non solo del dialogo tra Italia e Svezia nelle arti decorative, ma anche una tappa centrale del percorso artistico dell’artista.
Questa mostra nasce da un progetto sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, dalla Regione Toscana e dal Comune di Pescia.
Due sculture di Andreotti sono qui in prestito:
8 novembre 2025 – 15 febbraio 2026
Antico Ospedale di San Giuseppe, Empoli
Opere di Pescia Musei
mostra a cura di Livia Fasolo e Claudia Massi
8 febbraio — 7 settembre 2025
DUE SECOLI DI DISEGNO
Opere dei Musei di Pescia
8 Febbraio — 2 Giugno 2025
mostra a cura di Livia Fasolo e Claudia Massi
L'esposizione presenta disegni recentemente inventariati e riportati alla luce e si offre come una panoramica dell’arte del disegno approfondendo le opere di quattro artisti vissuti in momenti storici diversi: Alberico Carlini (1703-1777), Innocenzo Ansaldi (1734-1816), Luigi Norfini (1825-1909) e Libero Andreotti (1875-1933).
Questi artisti, nati tutti nel territorio di Pescia, si sono formati e hanno sviluppato le loro carriere anche in altri centri d’Italia o all’estero. Tutti hanno lasciato nella loro città natale tracce imprescindibili sotto forma di album, fogli e disegni di grande valore.
Ognuno dei nuclei presenti a Pescia è un unicum, che costituisce il più delle volte la sola testimonianza dell’attività grafica di questi artisti (come nel caso di Carlini e di Ansaldi). Anche per Norfini, pittore ottocentesco di battaglie dalla carriera più articolata di quanto non si credesse, i disegni conservati a Pescia sono uno dei gruppi più consistenti, insieme a quello del Gabinetto dei Disegni di Castello Sforzesco a Milano.
La quantità e la qualità dei disegni dello scultore Libero Andreotti, qui esposti non solo quali studi preparatori ma anche come opere dal valore autonomo, rendono il corpus grafico della Gipsoteca e dei musei di Pescia di estremo interesse per gli studiosi.
La mostra è anche il risultato del lavoro svolto da Simona Lunatici, che ha curato l’inventariazione delle opere grafiche: quasi mille disegni di Libero Andreotti e oltre mille stampe e disegni provenienti dal fondo antico e novecentesco del Museo Civico che saranno inseriti nel catalogo generale dei beni culturali.
ARCHITETTURA: americana o europea?
Conferenza di Hans Kollhoff
Giovedì 12 giugno
16:30 — 18:30
Museo Libero Andreotti
Piazza del Palagio, 7, Pescia
Introducono
Claudia Massi
Responsabile scientifico di Pescia Musei
Manuela Tizzi
Presidente Ordine degli Architetti di Pistoia
Conclusioni
Ezio Godoli
Presidente del Cedacot
L'evento è organizzato da Pescia Musei in collaborazione con l'Ordine degli Architetti di Pistoia e con l'Associazione Cedacot.
L’iniziativa darà diritto al riconoscimento di due crediti formativi agli architetti partecipanti. Iscrizione sul portale servizi CNAPPC: https://portaleservizi.cnappc.it/
Giovedì 12 giugno
16:30 — 18:30
Museo Libero Andreotti
Piazza del Palagio, 7, Pescia
Chicago Convention Hall Project, Mies van der Rohe 1953-4, ©MOMA/ARS
PESCIA, [Museo Libero Andreotti]
Aggiornamento professionale per gli architetti pistoiesi con il super ospite Hans Kollhoff, figura fra le più rilevanti nel panorama dell'architettura contemporanea, da anni residente a Pescia. Il professionista cresciuto a Berlino ha fatto un confronto tra l'architettura americana e quella europea, intrecciando storia, sociologia, filosofia della forma e teoria della professione. Autore di opere molto apprezzate dalla critica internazionale, Kollhoff copre un ruolo rilevante nel dibattito culturale europeo in architettura, dove è portatore di una ricerca che affonda le radici negli esempi dei grandi architetti del razionalismo europeo e tedesco.
Nel suo intervento, ha tracciato un quadro complesso della situazione sulle due sponde dell'Atlantico. L'Europa, afferma, può trarre insegnamento dalla tradizione americana: negli USA forme di impegno civico e filantropico riescono a sostenere ambiti culturali e progettuali al di fuori dell'intervento statale diretto, aspetto oggi largamente trascurato nel nostro continente.
Kollhoff ha esortato architetti e operatori culturali a riappropriarsi della nostra eredità culturale, per costruire un europeismo che sappia dialogare con le influenze globali senza perdere identità. «In un momento storico segnato dalla crisi dei modelli e dall'uniformazione globale dei paesaggi–commenta il re sponsabile Scientifico dei Musei di Pescia, Claudia Massi–l'intervento di Kolthoff ha costituito un momenta di rara lucidità teorica e di forte impatto per la folta platea di professionisti che lo ha ascoltato: ad accrescere il valore delle parole ha contribuito lo spazio in cui si è tenuta la conferenza, il Museo Gipsoteca [Libero Andreotti], dove la forma scolpita racconta la continuità del tempo; incontri come questo».
EC
17 maggio
Emanuele Pellegrini
Pale d’altare di età controriformata a Pescia e dintorni
Libero Andreotti a Parigi
Visita alla Museo Libero Andreotti
guidata da Claudio Pizzorusso
16 maggio
Fulvio Cervini
Romanico medievale e romanico novecentesco
Guido Tigler
I Crocifissi del Trecento nel Pesciatino e in Valdinievole
A cura dei professori Fulvio Cervini e Andrea De Marchi (Storia dell’arte medievale e moderna).
Università di Firenze, Scuola di specializzazione in storia dell’arte, a.a. 2025/2026. In collaborazione con la Diocesi di Pescia, l’IMT di Lucca e Pescia Musei.
18 aprile
Emanuele Pellegrini
Il pittore dimenticato.
Conversazione su Luigi Norfini
Luigi Norfini, Interno di casa Cardini, 1904, Pescia, Museo Civico
Conosciuto come disegnatore "sul campo" di alcuni episodi delle battaglie del Risorgimento, Luigi Norfini (Pescia 1825-Lucca 1909) è stato uno dei protagonisti della stagione culturale e politica che parte dal 1848 e arriva alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Figlio di un celebre medico ostetrico, Norfini ha sviluppato la sua carriera tra l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Lucca, città in cui diresse la locale Accademia di Belle Arti e per cui fu un infaticabile organizzatore, tanto da riceverne la cittadinanza onoraria. Norfini lavorò a lungo per i massimi committenti del periodo, da Casa Savoia a Bettino Ricasoli, suo protettore e mecenate, pur conservando sempre un profondo legame con la sua città natale, che tutt'oggi conserva numerose sue opere.
Emanuele Pellegrini è professore ordinario di storia dell'arte presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca. è stato Chercheur Invité presso l'INHA di Parigi e ha lavorato a gruppi di ricerca internazionali (Getty, Los Angeles; King's College, Londra; Zentralinstitut für Kunstgeschichte, Monaco). è condirettore della rivista "Predella". Ha pubblicato articoli e libri sulla storia del collezionismo e della critica d'arte soprattutto tra Settecento e Novecento.
Manuel Rossi
Padre della patria?
Baldassarre Turini tra storia e mitografia
Pierino da Vinci, sepolcro di Baldassarre Turini, 1552, Pescia, Duomo
L’intervento muove dall’immagine, diffusa dagli eruditi secenteschi, di Baldassarre Turini «padre della Patria» pesciatina, un’immagine che difficilmente si sposa con la condotta del raffinato curiale e attento uomo politico. Per tale motivo si cercherà di ricostruire i rapporti del Datario con la «Piccola Patria»; rapporti che pur al netto della dispersione delle carte personali e familiari del Turini bene possono essere ricostruiti attraverso la documentazione della Comunità pesciatina e in particolar modo i registri delle deliberazioni a partire dalla prima «ambasceria» affidata a Baldassarre nel 1514 sino alle ultime testimonianze, in prossimità della morte del Turini (1543).
Dopo la laurea presso l’Università di Pisa, Manuel Rossi ha conseguito il Dottorato di ricerca nel medesimo Ateneo. È responsabile dell’ufficio Patrimonio Artistico e Archivio dell’Opera della Primaziale Pisana. È inoltre direttore scientifico dell'Archivio storico del Maggio Musicale Fiorentino nonché curatore di numerosi progetti archivistici, ha collaborato con i principali istituti di ricerca nazionali ed è stato assegnista di ricerca presso il Centro Archivistico della Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università per Stranieri di Siena.
Tonino Coi
Creature fantastiche e mitologia nella produzione tarda di Libero Andreotti
Libero Andreotti, Sirena con vaso portalampada, 1931, Motonave "Viktoria"
Dopo una breve, ma significativa parentesi mistico-religiosa (con conseguente semplificazione delle forme), la produzione più tarda di Libero Andreotti inaugura una nuova fase stilistica che caratterizza anche una serie di opere a tema mitologico (e più specificamente marino) legate ad apparati decorativi tra i più disparati, dalle collaborazioni con Gio Ponti per la Richard Ginori agli arredi per i saloni delle grandi motonavi.
Funzionario presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno. Laureato a Roma in Storia dell’Arte Moderna e specializzato a Firenze con una tesi sulla corrispondenza tra Libero Andreotti e Ugo Ojetti; borsista presso la Fondazione Roberto Longhi di Firenze con un progetto di ricerca su Libero Andreotti e le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia. Studi su Libero Andreotti riguardanti principalmente i monumenti funebri e le collaborazioni con Gio Ponti nell’ambito della produzione Richard Ginori e delle grandi commissioni pubbliche degli anni ’20 e ’30.
28 marzo
Gerardo de Simone
«Ricordanze» del Beato Angelico in Neri di Bicci
Neri di Bicci, Incoronazione della Vergine con angeli e i santi Bernardo, Paolo, Barbara, Caterina d'Alessandria, Giovanni Battista e Girolamo, 1475-1485 circa, Pescia, Museo Civico
La statura dei grandi maestri nella storia dell'arte si misura anche dall'influenza da essi esercitata sui cosiddetti maestri 'minori'. Un caso emblematico è fornito dal Beato Angelico, la cui pittura sacra, culturalmente composita e in continua evoluzione dalle premesse tardogotiche agli approdi rinascimentali, si impose come normativa per molti artisti, anzitutto in ambito fiorentino. Tra i più ricettivi verso la lezione del sommo pittore domenicano spicca il prolifico e 'conservatore' Neri di Bicci, autore a Pescia di pale d'altare e affreschi, che continuò a ispirarsi ai modelli angelichiani ben addentro la seconda metà del Quattrocento.
Gerardo de Simone, storico dell'arte, si è formato presso l'Università di Pisa. Borsista del Kunsthistorisches Institut di Firenze e di Villa I Tatti-The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies, codirige la rivista "Predella". Curatore di mostre e di volumi, ha pubblicato numerosi saggi in riviste italiane e internazionali, cataloghi di mostre, atti di convegni; è autore dell'ampia monografia Il Beato Angelico a Roma. Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze.
28 febbraio
Luisa Berretti
Su alcuni disegni pesciatini di Giovan Domenico Ferretti, maestro del Settecento fiorentino
Giovan Domenico Ferretti, Studi per una danzatrice, 1730-1750, Pescia, Museo Civico
Giovan Domenico Ferretti (Firenze, 1692 1768) è uno dei protagonisti indiscussi della pittura toscana del primo Settecento, di cui conosciamo molti dipinti, ma rari sono i suoi disegni. Accanto ai nuclei noti del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e del Musée des Beaux d'Art de Lille, si colloca per qualità e rilevanza, quello conservato ai Musei Civici di Pescia, a cui si sono potuti aggiungere di recente altri esemplari. La onferenza sarà quindi un'occasione per illustrare il corpus grafico dell'artista e fare nuove considerazioni.
Luisa Berretti, dal 2022 è direttore dei Musei nazionali di Lucca e del Museo nazionale d'arte medievale di Arezzo. In servizio presso la Direzione regionale musei Piemonte (2017-2022), è stata vicedirettore del Castello di Agliè e del Castello di Moncalieri.
Si è laureata in Museologia e storia del collezionismo a Firenze (2005), specializzata in storia dell'arte moderna a Bologna (2009), e ha conseguito il dottorato di ricerca a Pisa (2019). È stata borsista al Museo del Louvre presso il Département des arts graphiques (2007). Ha curato e co-curato mostre in Toscana, Piemonte e Val d'Aosta. Dal 2006 pubblica contributi inerenti il patrimonio artistico italiano, soprattutto dal Cinquecento al Settecento, ed è una riconosciuta esperta di disegni.
7 febbraio 2025
Silvia Ciappi
La Natività nell’arte figurativa toscana (secc. XIV-XVII)
Maestro della Maddalena assunta Johnson, Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Margherita, Pescia, Museo civico (deposito dalla Galleria degli Uffizi, Firenze)
Si traccia un percorso attraverso dipinti che illustrano il tema della Natività, dal XIV al XVII secolo, prendendo avvio dai dipinti conservati al Museo Civico di Pescia. Si evidenzia il rapporto affettivo e di intimità che distingue le opere a tema mariano, che uniscono, spesso sovrappongono, l'immagine della madre celeste a quella terrena, mentre Gesù è raffigurato come un vero bambino, pur lasciando intuire la consapevolezza dei futuri, drammatici eventi. Tuttavia nelle Natività l'aspetto sacro e il dogma teologico lasciano spazio alla devozione, accentuata da sguardi, gesti ed espressioni densi di tenerezza e di familiarità domestica.
Silvia Ciappi si è laureata a Firenze in Storia dell'arte medievale e moderna con una tesi sul revival gotico nel XIX secolo tra Padova e Venezia, città dove ha iniziato i suoi studi sul vetro. Negli anni ha approfondito le vicende del vetro, delle vetrate e degli arredi da spezieria, con particolare attenzione ai confronti iconografici e alle fonti archivistiche.
Docente a contratto alla Scuola di specializzazione, SAGAS, Università di Firenze (2010-2022). Dal 2015 associated scholar al Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck-Institut. Dal 2016 responsabile della catalogazione e inventariazione del patrimonio storico archivistico dell'officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, Firenze.
24 gennaio
Francesco Tanganelli
Una testimonianza ritrovata. La frequentazione etrusca della Valleriana alla luce della lastra di Antiglia
La lastra I di Antiglia, particolare, III-II secolo a.C., Pescia, depositi del Museo Civico
Rinvenuta nel 1977 in Valleriana, nel territorio di Stiappa, la lastra I di Antiglia suscita interesse per le incisioni che caratterizzano la sua superficie. Nonostante la forte usura, si possono infatti riconoscere almeno tre rosoni a sei petali, racchiusi in un cerchio; sopravvivono poi alcune lettere di difficile comprensione, che sono state giudicate pertinenti a un alfabeto nord-etrusco di tipo tardo (III-II secolo a.C). Dopo un lungo periodo di apparente dispersione, la lastra I di Antiglia è tornata alla luce nel 2020 e la sua riscoperta ha permesso di acquisire nuovi dati sulla storia del popolamento della montagna pesciatina prima della conquista romana della Valdinievole, e di offrire al contempo una possibile spiegazione dei diversi riutilizzi che la lastra potrebbe aver subito nei secoli.
Francesco Tanganelli si è laureato all'università di Firenze in Archeologia classica, ottenendo in seguito un master in gestione dei Beni Culturali presso l'Istituto per l'Arte e il Restauro "Palazzo Spinelli". Si è diplomato alla scuola di specializzazione in Beni Archeologici dell'ateneo fiorentino e ha conseguito un dottorato in "Storia, culture e saperi dell'Europa mediterranea" presso l'università della Basilicata. Ha preso parte a scavi e missioni scientifiche in Italia e all'estero, presentando le proprie ricerche in convegni nazionali e internazionali. Fra i suoi interessi si segnalano la scultura antica, l'epigrafia e la lavorazione dei materiali lapidei. Attualmente lavora come conservatore pro tempore dei Musei di Fiesole.
10 gennaio
Claudio Pizzorusso
Andreotti a Parigi
Libero Andreotti, Sirena alata (La Grande Mouette), 1913, Pescia, Museo Gipsoteca Libero Andreotti
Il soggiorno parigino di Libero Andreotti (1908-1914) è stato certamente il momento più felice della sua carriera, e purtroppo è il meno documentato dalle opere conservate in Gipsoteca. Grazie anche a un inedito taccuino gentilmente prestatoci dagli eredi, si cercherà di ripercorrere quella delicata fase in cui, a contatto con il mondo artistico e letterario francese, lo scultore si è evoluto, come egli stesso scriveva, <<dall'impressionismo plastico» praticato nel precedente periodo milanese, verso un certo impressionismo mnemonico che potrebbe chiamarsi oggi espressionismo».
Claudio Pizzorusso è stato professore ordinario di Storia dell'arte contemporanea all'Università degli studi di Napoli Federico II, e ha insegnato alle università di Urbino, di Firenze e di Siena Stranieri. Ha diviso i suoi studi tra la pittura del Seicento, la scultura del Cinque-Seicento e l'arte italiana e francese dell'Otto-Novecento. Dal 1993 si è dedicato a Libero Andreotti, pubblicando un volume sulla sua corrispondenza (1997) e vari saggi, e organizzando le mostre monografiche di Matera (1998) e Firenze (2000). Attualmente è consulente scientifico del Comune di Pescia per la Gipsoteca.